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di Piergiacomo Oderda
Immensa la bibliografia rintracciabile nelle biblioteche civiche sull’Avvocato e la famiglia Agnelli. Dalla classica intervista di Enzo Biagi, “Il signor Fiat”, ai segreti indagati da Gigi Moncalvo, dalle osservazioni critiche di Paolo Griseri o Sergio Airaudo all’enciclopedico studio di Valerio Castronovo (“Fiat: una storia del capitalismo”). Abbiamo scelto uno sguardo dall’interno, disincantato, quello di Stuart Thornton, maggiordomo di Gianni Agnelli dal 1974 e poi di Marella, nonché artista come si intravede dai quadri/erbari sullo sfondo. La rivista Stern aveva definito l’Avvocato in una celebre copertina come “L’uItimo signore d’Italia” e Stuart conferma: «un uomo che viaggiava nel mondo conosciuto da tutti. Un personaggio unico che non c’è più e credo che avranno difficoltà a rimpiazzarlo». Il 24 gennaio 2003, 150 mila persone sono passate a rendere onore alla sua salma. «E’ riuscito a comunicare qualche cosa alle persone comuni. Conosceva tutti, parlava tutti, era uno di noi».
Ricorda volentieri la sua collaborazione alla realizzazione del giardino nella residenza di Calvi, in Corsica, il cinquecentesco convento di Alzipratu. «Mi ricordo benissimo che mancava un pochettino di pietre per far fare un marciapiede. Sono andato nel terreno del vicino di casa e ho rubato le pietre del muro e le ho portate sulle spalle, due e trecento metri nella foresta». La residenza più bella e luminosa era quella di Roma, «la casa di New York era un incanto».
Per nulla intimorito dall’importanza delle persone che ospitava l’Avvocato, uno per tutti, Kissinger, «Gente altolocata che per me erano come vicini di casa… Dicevo quello che pensavo per come era scritto sulla mia faccia». Fra le sue mansioni, rivestiva importanza «tenerli allegri, divertirli facendo un pochettino di conversazione. Queste genti altolocate sono umane anche loro, l’Avvocato per me era un fratello, un vicino di casa, non un personaggio su un piedistallo, una persona normale a cui piaceva conversare, piaceva molto prendere in giro la sua servitù. Lui si divertiva e noi ci divertivamo».
L’arte di comporre erbari nasce da una passeggiata in Madison Avenue, a New York, dove scorge dei manufatti del secolo scorso realizzati probabilmente da universitari. «Ci ho provato e ho fatto credo un bel lavoro. Li ho fatti vedere a donna Marella che in quel momento stava facendo Villar Perosa. Sono piaciuti, mi ha chiesto di farli, sono andato in un giardino, ho raccolto i fiori, li ho asciugati, seccati, incollati. Ho fatto dei miei quadri. Lei ne ha presi centoventi e due o tre un pochettino più grandi, altezza di due metri. A mia sorpresa, piacevano anche all’Avvocato, gli è piaciuto un girasole che ha messo proprio all’uscita della sua porta della camera da letto».
Svela la passione di Gianni Agnelli per i cibi semplici raccontando un paio di aneddoti. Si ricorda di «quando scendeva sulla barca con il suo elicottero e si mangiava a bordo, fuori stagione, da solo con due pomodori, pezzettini di toast, l’olio, semplice semplice, una bottiglia di vino portata dal capitano». «Un’altra occasione è quando si andava a sciare a Sestriere e scendeva con l’elicottero, una giornata bella con un po’ di sole, si fermava a Villar Perosa e si mangiava un uovo alla coque preso dalle galline con un grissino, una cosa di dieci minuti e poi ritornava in ufficio. Anche se parlava con presidenti, principi, re, c’era il momento in cui viveva come un uomo semplice, un uomo comune».
Piergiacomo Oderda