FOTO. I concerti della Taranta

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Fuochi d’artificio siglano il termine del concerto di Salvatore Galeanda in occasione del ventesimo anno della sagra “Te la Uliata” di Caprarica di Lecce, dedicata ad una sorta di pagnottella con le olive. Tamburellista e voce dal 2018 dell’ensemble Orchestra Popolare “La notte della taranta” che ogni anno si esibisce a fine agosto al concertone di Melpignano, è «cuore del progetto» così come lo definisce la tarantina Giù Di Meo che accompagna alla chitarra e si alterna alla voce. Preziosa la fisarmonica di Fabio Zurlo che contrassegna quasi tutti gli “intro” dei brani, spesso in dialogo con il violinista Gianpaolo Saracino, quasi più mozartiano che della scuola di Stifani, celebre violinista guaritore ai tempi delle ricerche sul tarantismo di De Martino.

Il violino spicca in particolare nella pizzica di San Marzano. Il concerto entra nel vivo con “Malinconia, taranta di Lizzano”. Via via il pubblico si stacca dagli stand mangerecci per applaudire il quintetto. Tra i brani ascoltati, segnalo “Tiempu”, “Vita Nova” (2022) e la canzone in arbëreshë “Ec Ec”, sempre legata alla comunità albanese di S. Marzano. Ci divertiamo ad interagire con la band in un paio di canti tra cui “Rutuli’ rutula’”, i musicisti si interrompono per far emergere le voci del coro spontaneo del pubblico di Caprarica. Giù Di Meo interpreta anche “Cu ti lu dissi” della nota cantautrice Rosa Balistreri. Immancabile il finale con i quattro passi a sinistra e a destra del singolo “Teresina” (2025).

La sera successiva, siamo a Cisternino (BR) che accoglie nell’ultima serata della festa patronale di San Quirico e Giulitta il concerto dell’Orchestra Popolare “La Notte della Taranta”. Dina Manti della Fondazione “La Notte della Taranta” sottoleinea l’importanza di cantare e ballare insieme, le feste patronali rinsaldano l’unità. Segue le parole di saluto del sindaco Lorenzo Perrini, dell’assessore alla cultura Annalisa Canzio e di Pasquale Zizzi, a capo del Comitato Festa Patronale.

Il concerto si apre con la smagliante voce di Consuelo Alfieri che intona “Santu Paulu meu de Galatina”. Si alterna con Enza Pagliara, ricercatrice delle sonorità degli antichi cantori di Puglia. Da parte maschile si alternano e si esibiscono in un duetto interessante per le dissonanze Dario Musci e Giancarlo Paglialunga. Dario Musci evidenzia con le sue movenze i lati ironici dei canti che si susseguono, funge da solista in “La padroncella”, per esempio. Gianluca Paglialunga ha una voce decisa che talora sfida con la durata delle note il ritmo serrato dei tamburelli. Tra i tamburellisti che sostengono il concerto è significativo l’apporto di Carlo De Pascali detto “Canaglia” (delicato il suono dei sonagli al termine del duetto delle voci maschili) e di Alessandro Chiga, mentre Roberto Chiga riveste a Cisternino i panni del fonico.

Tra i valenti musicisti, Nico Berardi alterna i flauti con trombette, cornamusa, Roberto Gemma esibisce abili fraseggi con la sua fisarmonica a 96 bassi ed emerge con frequenza la melodia concitata del giovane Peppo Grassi al mandolino. Il tutto viene impreziosito dall’apporto di quattro danzatori del corpo di ballo. Tra i brani eseguiti, una sorta di “prequel” del concertone di fine agosto, apprezziamo l’alternarsi di voci nella Taranta di Lizzano. Nella Pizzica di Torchiarolo, Enza Pagliara danza con le ballerine e invita a cantare il coro spontaneo del pubblico di Cisternino. Consuelo Alfieri rotea su se stessa così come “Mamma la rondinella… gira e vola e se ne va”; magistrale la sua interpretazione di “La zitella”, anche lei attorniata dalle danzatrici.

Sia il violino di Giuseppe Astore che la zampogna di Nico Berardi evidenziano un altro momento culminante del concerto, un vocalizzo con dissonanze di Enza Pagliara e Consuelo Alfieri. Singolare l’intro gridato della Pizzica di Copertino, “Domenica matina a messa prima” dopo il quale si scatenano i tamburelli raddoppiati dalle percussioni di Alessandro Monteduro e dalla batteria di Antonio Marra. Restano da citare la chitarra classica di Alessandro Ferrari e la chitarra battente di Attilio Turrisi. Sarà la posizione dove abbiamo ascoltato il concerto, schiacciati alle transenne, forse troppo vicini alle casse, ma ci è parso eccessivo il rilievo dato al basso di Mario Esposito. Altra nota critica è la scarsità di parole di presentazione dei brani durante il concerto, solo dopo “Fimmine fimmine”, Enza Pagliara suggerisce «Dedicato a tutte le donne!». Tra le note finali di un concerto che si prolunga per più di due ore seguite con entusiasmo dalla piazza, ricordo “Riollalà” declinato in versione elettronica da Dardust quando è stato maestro concertatore del concertone del 2022.

Piergiacomo Oderda

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