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Matteo Monge di Mamo Educational Foundation, nata dai medici Oriana Zerbini e Piergiuseppe Zagnoni in ricordo del figlio Massimiliano deceduto nel 2018, guida la banda musicale di Ferentino (Frosinone) sul ponte che attraversa il Maira. Immersi tra trilli di flauti e accompagnamento di basso tuba (sono ottanta i componenti comprendendo la banda di Dronero che festeggia il primo centenario di vita), la seguiamo per le viuzze di Acceglio (CN). La prima sosta è di fronte alla pizzeria “Il Portichetto” di Maria Teresa, Costanzo e del figlio Giuseppe, a breve celebreranno i quarant’anni di “presidio”. Enrico Colombo, vicesindaco, ringrazia i musicisti e definisce Acceglio come «un posto dove si sta bene». Evoca il problema demografico e la carenza di servizi, «il periodo non è troppo felice ma siamo resilienti, la qualità della vita è migliore rispetto alla città». Nino Perino, guida alpina di Acceglio a cui è stata dedicata una vetta sull’Himalaya, è stato in Cile, in Patagonia, in Groenlandia, «tutto bellissimo ma non vedevo l’ora di tornare a casa. Mi sono sempre dedicato soprattutto ai giovani, sono loro che imparano presto!». Intanto Costanzo versa un bicchiere di vino bianco a chi porta lo stendardo della banda musicale. Con Maria Teresa è il custode del crocevia dove si apre il vallone dell’Unerzio con alcune borgate. Parte il brano “Monviso” con la parte cantabile affidata ai diciotto clarinetti. Monge narra ai musicisti che a fronte dei reali sessanta, settanta residenti ad Acceglio, sono ben dodici mila le vacche sparse negli alpeggi. A inizio Ottocento, Davide Calandra ha donato tutti i suoi averi affinché venissero costruite scuole per i residenti ad Acceglio, Chialvetta, Chiappera, Villaro. «Credeva che l’unica forza per andare avanti fosse la cultura». Fino al secondo dopoguerra, Acceglio contava tremila abitanti. Maria Teresa s’immagina un’Acceglio più viva, «la gente del posto ami il suo territorio!».
Una seconda sosta è al negozio di alimentari gestito da Jeannette quasi novantenne che ricorda il suo marito defunto col giovane musicista che si trova di fronte. Un brioso “Inno di Mameli” segna l’annullo filatelico sulle cartoline dell’artista torinese Antonio Mascia. Aurora spiega come si emetta un bollo per ricordare con creatività una data, resta per sessanta giorni alle Poste centrali di Cuneo per poi essere conservato al museo romano. Mascia spiega le immagini raffigurate sulle cartoline, in una la condivisione di un momento di gioia mangiando tutti insieme, nell’altra la “birobanda” con riferimento allo strumento principe delle sue creazioni, la biro.
Monge presenta il bar Borgo Villa, già Hotel Parigi gestito dalla Fondazione insieme al bar Midia nell’ambito del progetto “Accegliamo”, «stiamo tentando di portare qualche giovane che si appassioni a questo territorio». Mentre serve un drink tra i tavoli affollati, viene interpellata Laura che studia psicologia a Firenze ma ha i nonni ad Acceglio e intende contribuire a far rivivere il paese. Ultima tappa è il monumento dedicato al pittore Matteo Olivero, di cui parla la direttrice del Museo Mallé, Ivana Mulatero, cercando di far udire la sua voce oltre «la musica fragorosa del Maira». A Olivero è dedicata una mostra aperta fino a settembre. «Figura più rappresentativa dell’arte della Val Maira», fino a Parigi, alla Biennale di Venezia, persino negli USA il pittore ha portato i suoi paesaggi, dipinti fra il 1905 e il 1930. A Saluzzo è ancora presente il suo atelier. Come Segantini e Pellizza da Volpedo era un pittore divisionista. Alcune sue opere sono presenti al Museo di Arte sacra di Acceglio.
Piergiacomo Oderda