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Suor Gabriella Borgarino, la radice nascosta innamorata di Dio. Luserna San Giovanni

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di Piergiacomo Oderda

Mons. Derio Olivero presiede la messa di celebrazione per il centenario della rivelazione ricevuta da suor Gabriella Borgarino, il 25 giugno 1919. Si trovava a Lugano, alla chiesa della Madonnetta, «ad un tratto non vidi più niente e si fece avanti a me come un grande lenzuolo e in mezzo un bellissimo Cuore di color carne naturale; e al posto della corona di spine ov’è circondato vidi tante rose rosse divise da cinque rose bianche»; così scrive due anni dopo a mons. Poretti. Nel santuario di Nostra Signora della Medaglia miracolosa a Luserna, dove suor Gabriella vive dal 1931 al 1° gennaio 1949, data della sua morte, la Visitatrice delle Figlie della Carità accoglie il vescovo ricordando che dopo l’apparizione del Cuore, suor Gabriella «continua a vivere la sua vita. Cerca la perfezione nella carità, rimane a lungo davanti al Tabernacolo. Desidera essere quella “radice nascosta” del grande albero della Compagnia delle Figlie della Carità». La metafora della “radice nascosta” è tratta dalla lettera del 4 agosto 1932 alla Visitatrice suor Zari che l’avrebbe voluta a Lugano per contemplare il santuario sorto sul luogo dell’apparizione, benedetto cinque anni prima. Suor Gabriella, dopo lo spostamento alla Casa S. Giuseppe di Grugliasco (1919-1931), non torna più in Svizzera.

“Radice nascosta” ricorre anche nel titolo della pregevole biografia curata da don Giorgio Grietti (ed. San Paolo, 2013) che permette di accostarsi ad alcuni testi redatti proprio da suor Gabriella di cui è iniziato il percorso di beatificazione il 3 febbraio 2002. Nell’omelia, il vescovo introduce il tema dell’«amore sconfinato di Dio per ciascuno di noi». Esorta i fedeli che riempiono il santuario a credere ad un amore che non è soltanto un’idea bensì «quotidiana vicinanza, cura infinita, capacità di perdonare, aiutare l’altro ad aprirsi un futuro». La concretezza della vicinanza fisica di Dio per sempre è il messaggio del Cuore di Gesù contemplato da suor Gabriella. Va anche detto che il peccato originale si configura come «fatica a credere, ci viene da dubitare, basta un momento di profondo dolore, una difficoltà che scuote il cuore». Il serpente accosta Eva che in Paradiso vive «attorniata dall’amore di Dio» e la invita ad aprire bene gli occhi: Dio non sarebbe un Padre bensì un tiranno. Cambio di scenario nelle parole di mons. Olivero, «oggi celebriamo che Dio è veramente amore concreto, inesauribile, infinito». Gli uomini hanno creato «riti per placare l’ira di Dio». Invece, Gesù ha rivelato che Dio è «sempre buono, pazzescamente amorevole; un cuore smisurato che ama sempre, anche quando non lo meriti». Ecco il significato dell’”amore misericordioso”: «amare oltre ciò che è dovuto». Il pastore che ha lasciato le novantanove pecore per cercare quella perduta «è proprio matto, è profondamente innamorato di me». Sarebbe naturale conseguenza, «rimanere sempre a bocca aperta, all’apparire della grandezza dell’amore di Dio».

Le parole di mons. Olivero illuminano l’esperienza di suor Gabriella Borgarino. Innanzitutto, per lei l’Eucarestia è tutto, come scrive in grassetto Paolo Risso (Alzani, 2002). Anche quando svolge mansioni umili come i lavori in cucina «sentivo d’improvviso e di tanto in tanto, come se un anello di catena agganciasse il mio cuore, catena che andava a finire nel Tabernacolo» (a suor Pia Maltecca). Il 29 maggio 1959, quando si procede a riesumare i resti mortali di suor Gabriella, «il segno più chiaro… fu il suo crocifisso apparso un po’ corroso ma sempre bello. Quel crocifisso tante volte da lei baciato con un amore grande e tenuto stretto tra le sue mani alla sua morte» (testimonianza di padre Giacomo Mulassano).

Sempre mons. Olivero, all’inizio della celebrazione ha sottolineato l’importanza della presenza della tomba di suor Borgarino in una cappella lungo il muro di cinta del giardino. Alla preghiera universale, abbiamo cantato più volte “Provvidenza Divina del Cuor di Gesù. Provvedeteci”. Suor Gabriella si trova a Luserna quando nel settembre del 1939 «vide Gesù avvicinarsi e depositare sulla sua mano un foglietto su cui compariva scritta la giaculatoria. Gesù la incaricò di scrivere foglietti simili, sottolineando la Parola “Divina”, di farli benedire e distribuirli» (dal testo di Grietti). Nella testimonianza di suor Pesenti, suor Servente della casa di Luserna (1941-1953), seguono parole vicine al messaggio lasciato dal vescovo, «con la preziosa invocazione Nostro Signore desidera insegnare alle Sue creature a riconoscerlo come un buonissimo Padre». «A Luserna e San Salvario per gli esercizi, suor Gabriella distribuiva biglietti con la sua giaculatoria». La “radice nascosta” ci insegna a vedere oltre, in una testimonianza delle suore giuseppine di Pinerolo, si legge: «i suoi occhi riflettevano il cielo che aveva nel suo cuore».

Piergiacomo Oderda