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FOTO. “La famiglia cambia. Il genitore resta”. Gay pride Torino 2019

 

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Il sole declina dietro i tetti di piazza Vittorio quando al termine del “Torino Pride”, intitolato quest'anno “Over the borders”, si alternano sul palco alcune voci del coordinamento organizzatore. Jacopo Rosatelli parla di oltre centomila presenze a fronte di «chi parlava di carnevalata». Il Pride diventa «ricco di contenuti, idee, proposte, lotte». La coordinatrice, Giziana Vetrano, si sporge dal palco verso la marea di giovani scatenatisi nelle danze. «Bellissimo vedere tanti giovani. Il mio appello è per voi, riprendetevi il Paese, la libertà di essere quello che volete!». Sarcastica, risponde alle dichiarazioni del neoassessore regionale alle pari opportunità, Roberto Rosso: «Torna a studiare! Devi capire cosa vuol dire prima di occupare quel ruolo». Il neoassessore ha dichiarato: «i desideri dei gay non sono diritti. Le coppie omosessuali non possono avere figli. Il Pride è una carnevalata». Vetrano replica ancora: «c'è più politica in questa giornata che nella propaganda elettorale che ci viene propinata. Siamo in grado di divertirci manifestando. Non ci arrenderemo. Non arretreremo di un passo e siamo disponibili al dialogo».

Francesca Popolo rappresenta l'Arcigay. Ricorda Sylvia Rae Rivela, divenuta un'icona del movimento LGBT (oggi LGBTQI) in seguito ai moti di Stonewall del 1969. «Le ribellioni non possono fiorire in assenza di una presa di coscienza individuale. Siamo stanchi di aver paura di dare spiegazioni, di guardarci le spalle». Per il circolo Maurice, interviene Veronica Garcia, vuole condividere la sua storia di transgender, scappata da El Salvador, «dobbiamo essere quello che vogliamo essere!». Arrivata in Italia tre anni fa, l'associazione le ha dato tanto coraggio, l'ha aiutata a fare richiesta d'asilo.

Chiudono gli interventi Silvia Starnini delle Famiglie Arcobaleno e una rappresentante per la Rete genitori Rainbow. Quest'ultima associazione è costituita da volontari che danno supporto a genitori dapprima in famiglie tradizionali che poi hanno scoperto la loro omosessualità e transessualità. Descrive la situazione che vivono nei termini di «baratro, buio, deserto». Interiorizzano stereotipi come la paura di deludere i genitori. Per loro, l'associazione garantisce un forum a cui si accede in anonimato, un gruppo di autoaiuto. Riprende il loro slogan: “La famiglia cambia. Il genitore resta”.

 

Piergiacomo Oderda