“Uomo e donna: la differenza nell’unico Dio”. Spiritualità coniugale e familiare.

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«Siamo nell’anno della misericordia», dice Izzedin Elzir, imam di Firenze e presidente dell’UCOOI (Unione delle Comunità Islamiche d’Italia). Interviene in una tavola rotonda (“Uomo e donna: la differenza nell’unico Dio”), nella Settimana nazionale di studio sulla spiritualità coniugale e familiare, promossa dall’Ufficio nazionale per la pastorale familiare. Tanti gli spunti per sfogliare l’esortazione post sinodale “Amoris laetitia” di papa Francesco, evidenziando la connessione tra la gioia in famiglia e il giubilo della chiesa (AL 1). Trovarsi ad Assisi, vicino a Santa Maria degli Angeli presidiata militarmente, triste segno dei tempi, significa anche riscoprire il Cantico delle creature di S. Francesco, su invito di mons. Domenico Sorrentino, vescovo della diocesi.

Mons. Franco Giulio Brambilla, vice presidente della CEI, relatore al sinodo di uno dei “circuli minores” di lingua italiana, ritraduce il versetto di Genesi su cui per tre anni si è appuntata l’attenzione “Maschio e femmina li creò” (1,27) come «relazione promettente», la relazione «si snoda lungo un cammino» e si compie in quel “ti prometto” del rito del Matrimonio. «L’esperienza della prossimità dell’altro e della generazione sono il luogo dove la nostra coscienza è istruita sull’alterità dell’altro, non come un’astratta uguaglianza». Paragona il cap. IV di AL come un «diamante incastonato in un anello», il commento di papa Francesco all’inno alla carità (1 Corinti 13). E’ un «aiuto per educare i sentimenti che diventano il luogo dove si investe l’agape di Dio. L’amore è un lavoro, il lavoro dell’amore costruisce la tua identità».

Don Francesco Giosué Voltaggio, rettore del seminario Redemptoris mater di Galilea, ha commentato la promessa ad Abramo di Genesi 12, “in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra”. I rabbini si sono chiesti dove fosse finito Adamo quando il serpente ingannava Eva, «quando l’uomo dorme, la donna è minacciata. La seduzione del serpente è rivolta non solo ad Eva e Adamo ma ai due in quanto coppia, tenta di dividerla». Due note di esegesi, “tu sei una benedizione”, il termine “berakà”, dato il carattere consonantico del testo ebraico, può essere reso con l’idea suggestiva di piscina, «Abramo non solo è benedizione ma possiamo essere immersi in Abramo»; «Dio irrompe nella famiglia umana» è la chiave di lettura delle genealogie di Gesù presenti nei vangeli di Matteo e Luca.

Ancora su 1 Cor 13, la “lectio divina” di Annachiara e Gianluigi De Palo (presidente del Forum delle associazioni familiari). «Senza l’amore di Dio suoniamo  a vuoto, siamo viti spanate», introduce Annachiara; «il nostro nemico è il pensiero falso di essere autosufficienti, di bastare a noi stessi. Uno strumento non suona per se stesso, suona sempre per chi lo ascolta», replica Gianluigi. Il tono della settimana è dato dal card. Luis Antonio Gokim Tagle, cardinale di Manila (Filippine), applauditissimo nell’incontro mondiale delle famiglie di Filadelfia, dello scorso settembre. Unisce due prospettive già nel titolo della sua relazione: “Uomo e donna: specchio della creazione e viscere di misericordia”. «I temi della creazione e della misericordia sono differenti ma intimamente connessi, Dio continua a rinnovare la creazione attraverso la misericordia. Creati dall’amore siamo chiamati a condividere e diffondere l’amore agli altri». Una macchia che oscura lo specchio della coppia è la durezza del cuore, sentirsi «il creatore della mia vita, del mio futuro. Gesù chiede di riguardare l’intero specchio della creazione, quello del dono». «Dio crea l’uomo e la donna e la famiglia come grembo di misericordia per curare il cuore testardo. Il termine misericordia deriva da una radice ebraica che significa viscere, l’attaccamento della madre al proprio bambino». «La misericordia non si stanca di vedere il dono in qualcuno considerato inutile dalle altre persone». Con forza ripete più volte: «Ciò che è perduto è mio», raccontando della donna del Vangelo che mette a soqquadro la casa per ritrovare la moneta perduta. «Nella misericordia del campo profughi ho visto lo specchio della creazione, l’orizzonte del dono». Ribadisce questa prospettiva Ina Siviglia, docente presso la Facoltà teologica di Palermo, «la comunità cristiana deve aprirsi alla diversità, alle persone che hanno sofferto la fame, il carcere. Occorre una riflessione esplicita su una cultura che integra le differenze».

L’inarrestabile Paolo Crepet suscita continui applausi: «La natura ha i suoi limiti, volerli superare è un accanimento da casa farmaceutica. Perché un bambino per definizione non può avere una nonna?» Le crostate vengono in mente all’illustre psichiatra quando ripensa al profumo sentito a casa dei nonni. «Ogni mamma sa che i tre figli sono cose diverse, è il bello, diversi anche nel loro divenire, non sai come va a finire». Nella nostra cultura, «il sognatore è diventato qualcosa che non va bene, non ci si può fidare, mentre sarebbe l’unico di cui fidarsi, il visionario». Definisce i genitori come “istruttori di volo”, «se concedi tutto, togli una cosa fondamentale, il desiderio. Senza desiderio la vita è sopravvivenza, il desiderio è prodromo della passione». I genitori sono anche “capitani”: «Se il capitano di un bastimento vede le nuvole che prefigurano tempesta, che fa? Un referendum?». L’educazione non è democratica, non è autoritarismo ma autorevolezza.

Giovanni Paolo Ramonda racconta fra le esperienze che ripercorrono le cinque vie di Firenze (uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare) la Comunità Papa Giovanni XXIII, Giancarla Stevanella un percorso diocesano di educazione all’affettività. Nei workshop si individuano azioni sostenibili, dai gruppi con gli studenti in luoghi non parrocchiali dove si presentano le catechesi sull’amore di San Giovanni Paolo II (Trani) all’attenzione alle famiglie colpite da lutto e malattia (Firenze), dalla cena a casa delle coppie animatrici a cui si invitano le famiglie dei bimbi che si preparano ai sacramenti dell’iniziazione cristiana (Rossano Cariati) ad incontri di riflessione con le giovani coppie per poi coinvolgerle come coppie guida (Faenza). La vera preoccupazione di don Paolo Gentili, direttore dell’ufficio nazionale di pastorale familiare insieme ai coniugi Cioncolini, è dare gambe all’”Amoris laetitia” e non si può che partire dalle nostre fragilità.

Piergiacomo Oderda

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