martedì 27 marzo 2018 – ore 21:00 – Teatro Sociale
Coproduzione di Accademia di Musica di Pinerolo e Teatro del Lavoro/Associazione La Terra Galleggiante
Corinna Canzian: violino
Lara Oggero: contrabbasso
Matteo Caramia: percussioni
Fiati della Scuola di musica di Fiesole Alessandro Foschini clarinetto, Federico Perugini tromba, Fabio Valente fagotto, Gennaro Cibelli trombone tenore
Damiano Privitera: regia e adattamento.
Mariella Carbone: scenografie
Marionettisti dell’Accademia MAAF Amalia Franco, Veronica Raccosta.
Igor Stravinskij, L’histoire du soldat.
In questa interpretazione in chiave marionettistica, si rilegge l’Histoire du Soldat, opera da camera del 1918 composta da Igor Stravinsky su libretto di Charles-Ferdinand Ramuz. Stravinskij, ridotto in povertà dalla Rivoluzione Russa, pensò bene di ideare un’opera teatrale per marionette da mettere in scena con un piccolo teatro ambulante, da presentare nei villaggi della Svizzera. L’ispirazione è tutta russa: il soggetto trae spunto da alcune fiabe popolari, riconducibili al tema del patto col diavolo del Faust. Questa nuova messa in scena, nata da una collaborazione tra il Teatro del Lavoro e l’Accademia di Musica, riallaccia i ponti con le intenzioni originali degli autori e trova la sua plausibilità per affrontare nuovamente quest’opera attraverso il confronto con la contemporaneità delle tecniche del teatro di marionette. Questa interpretazione non presenta una netta distinzione tra bene e male, ma mostra tutta l’articolazione psicologica dei ruoli: non è più chiaro chi stia facendo il giusto e chi invece operando per il male, i ruoli diventano intercambiabili. I personaggi contengono tutti elementi di ambiguità: burattinaio o marionettista o manipolatore di figure, comunque interprete alla perfezione di questo stato di simultaneità di caratteri. Lo spettacolo indaga, infine, la tematica del doppio nel teatro di figura, rendendola spettacolare e mette a confronto le varie forme da cui esso è costituito: ombre, burattini, marionette e danza. Cerca la sfida dell’innovazione senza sconvolgimenti morfologici, nel rispetto delle forme e anche della tradizione.