Il caso della donna deceduta dopo un intervento esteticoQuesta ossessione per la perfezione esteriore spia di un malessere socioculturale ben più ampio Il caso, tragico, della signora veneta, deceduta dopo un intervento di sostituzione delle protesi mammarie ha aperto un’ ampia, e doverosa, discussione circa la sicurezza di questi interventi ( per altro, al momento, nulla autorizza a trovare un rapporto di causa effetto nella vicenda di Castelfranco Veneto) che, seppure non volti a curare una patologia organica, sono, pur sempre, operazioni chirurgiche a tutti gli effetti e con quanto ne consegue.Ora, al dì là della questione relativa sicurezza, che ovviamente è centrale, vorrei soffermarmi su un aspetto socio culturale, di cui si è parlato meno ( forse anche perché la chirurgia in questione fa girare cifre esorbitanti).Premesso che ognuno del proprio corpo fa ciò che vuole, la questione su cui andrebbero accessi maggiormente i riflettori è la facilità con la quale, da un po’ di anni a questa parte, sempre più persone, compresi donne e uomini anche in giovane età, ricorrono al chirurgo plastico.Ciò va letto come un miglioramento del nostro modo di vivere che offre opportunità un tempo non accessibili oppure – come sostengono autorevoli psichiatri – è il sintomo di uno strisciante malessere psicologico che sempre più alligna negli individui?Sono dell’ opinione che, qualora esistano difetti estetici oggettivamente palesi, sia ragionevole cercare di attenuarli, sempre tenendo conto del principio medico “ primum non nocere “.Il problema nasce quando, invece, si ricerca la perfezione estetica assoluta e si entra, inevitabilmente, in una prospettiva distorta.Ricordo di avere visto qualche anno fa un servizio televisivo in cui la protagonista era una ragazza molto giovane che, reduce da una rinoplastica, era desiderosa di affrontare un secondo intervento per modificare anche le labbra.Uno psicologo, in maniera tanto originale quanto geniale, la volle incontrare e la invitò ogni mattina a specchiarsi e a trovarsi qualche parte del viso che avrebbe desiderato modificare.Quando, dopo poco tempo, la ragazza incontrò nuovamente lo psicologo, la sua risposta fu che, in questo arco di tempo, aveva individuato tanti difetti al punto che sarebbe dovuta ricorrere al chirurgo più volte, in una sorta di andirivieni con lo studio medico.Non demonizzo la chirurgia estetica in sé, ma è un indicatore socioculturale preoccupante quando di essa si abusa e, talvolta, se ne diviene dipendenti, con risultati finali che fanno rimpiangere il punto, seppure imperfetto, di partenza.Se Grace Kelly, donna bellissima, avesse avuto un seno con una o due taglie in più, sarebbe stata più bella ancora? Secondo me no.Come in ogni ambito, est modus in rebus.Ovviamente mi si potrà obiettare che è pur sempre una valutazione soggettiva ed ognuno si percepisce a modo suo.Osservazione inoppugnabile, ma con l’ esasperazione del “ punto dì vista soggettivo” , siamo giunti al punto che i desideri soggettivi sono divenuti ormai diritti oggettivi. E questa traslazione la registriamo in una varietà di settori: il diritto a divenire madre o padre quando sarebbe ora di essere nonna o nonno, il diritto ad avere un figlio “ biologico “anche se uomo, il diritto a farci vendetta da soli ( il caso di Viareggio) o di prendere a botte i medici rei di non essere stati capaci di evitare la morte di un parente, come se il medico fosse non uomo di scienza, con i limiti che questa comporta, ma un taumaturgo. E gli esempi potrebbero continuare.Come si può evincere aspetti apparente distanti fra di loro sono, al contrario, strettamente interrelati. Questa ossessione per la chirurgia estetica è sintomo di un qualche cosa che va oltre il “ taglia e cuci “.Ivan Albano