Gentile Direttore di VOCE PINEROLESE,
Sono un operatore Oss, dell’ASLTO3, e lavoro presso l’ospedale di Pinerolo.
Da questo inizio di pandemia del SARS Covid 2, siamo sempre stati il primo reparto ad aprire e l'ultimo a chiudere come medicina Covid ordinaria.
Nella prima ondata è stato per me come una valanga che mi ha, ci ha travolti: mancava un po’ di tutto, mascherine ffp2, ffp3, e noi ci avvicinavamo ai pazienti con la sola mascherina chirurgica.
Poi sono arrivati i DPI e, strada facendo, siamo arrivati a oggi.
Lei dirà sicuramente che adesso siamo più organizzati, sinceramente non mi sento di dirlo. Certamente i numeri dei pazienti sono minori ma, per conto mio, sono sempre tanti e ci sono ancora pazienti che stanno male, pazienti che muoiono ancora, perché il Covid con le sue molteplici varianti è cosi: uccide.
Nell’ultima ondata siamo arrivati anche ad avere 51 pazienti nel reparto medicina Covid (detta ordinaria) in un reparto che ha la capienza di 40 posti letto. Significava che avevamo 3 letti per camera, vuol dire che a un letto, manca la postazione del campanello (mi creda non è un dettaglio irrilevante) spesso come comodino c'è una sedia, non c’è il terzo armadietto quindi gli effetti personale di chi sta male, sono costretti a sistemarli sul tavolo o a terra.
Per fortuna, ultimamente, c'è stata una versione di tendenza.
Quando avevamo 50 pazienti, ci hanno supportato con altri operatori, e sembrava che si sia fatta una cosa eccezionale, direi che non potevano essere diverso.
Quindi (non sempre però) riuscivamo a essere sei OSS e formare tre coppie per poter gestire dare assistenza a queste persone.
Mi chiedo: ma chi prende queste brillanti decisioni, sa cosa significa assistere persone malati di Covid, che spesso, anche se giovani, non riescono ad essere dipendenti, perché stanno male, legati agli alti flussi per poter respirare?
Allora vanno aiutati tutti, poi ci sono le persone anziane che vanno seguite, che vanno aiutate molto, spesso, alcuni, hanno anche problemi di demenza e ritrovarsi in una camera di ospedale, senza poter uscire, senza i propri cari vicino, sono più confusi.
Immaginatevi il carico di lavoro che abbiamo, sono malati ad alta intensità medica, infermieristica, ad alta intensità assistenziale.
La mia domanda è: proprio dal nostro reparto va attinto del personale per coprire altre parti? Io direi anche no!!!
Lo faccio attraverso di Lei, forse mi illudo che saremmo più ascoltati, più considerati, ma è solamente un'illusione.
Mi chiedo se Lei voglia dare anche voce a noi operatori che siamo in prima linea e non solamente ai dirigenti dell'ospedale, che decidono sulle nostre teste. Mi chiedo perché non viene fuori dall’ ospedale, ai cambi turno, magari qualcuno di noi ha ancora la forza e la voglia di raccontare quello che viviamo, sotto le nostre tute, sotto le mascherine, sotto i visor. Tutto questo ci serve per proteggerci ma tutto diventa un più impegnativo e più difficile.
Mi sento di dire che sono un OSS che cerca di dare il massimo per le persone malate, sicuramente sbaglio anche io, ma nessuno potrà mai dirmi che non lavoro con impegno e costanza.
Questo mi permette di essere a posto con la mia coscienza. Spero che abbia compreso il mio sfogo.
La risposta della direzione ASLTO3
Gentile Direttore,
"In merito alla lettera di un Oss (non c’era firma) dello scorso 4 febbraio, è necessario che l’utenza dei nostri servizi non abbia dubbi sul fatto, che sempre, anche al culmine dell’emergenza, è stata ed è garantita la sicurezza dei pazienti: nei momenti di picco dei contagi da Covid di tutte le ondate, nei nostri ospedali sono stati riorganizzate le cure e anche gli spazi in funzione della richiesta di ricovero, garantendo sempre l’efficienza dell’assistenza: medici, infermieri e Oss hanno sempre potuto seguire con attenzione tutte le fasi dei percorsi di cura.
Una situazione difficile e faticosa per tutti gli operatori, il cui impegno e la cui costanza è uno dei fattori fondamentali di cui si tiene sempre conto nella riorganizzazione in emergenza dei servizi che devono innanzitutto rispondere alla domanda di salute dei malati".
La Direzione dell’AslTo3
Foto di repertorio