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Cavour ed il pinerolese: cenni storici. Acaja contro Savoia

21/10/2021 18:42

Cavour ed il pinerolese - cenni storici. Acaja contro Savoia

 

 Guerra, giuramenti, tradimenti e terribili condanne

 

Parte seconda

di Dario Poggio

 

 

Filippo d' Acaia (1340-1368) vs Amedeo VI di Savoia (1334-1383)

Il figlio primogenito di Giacomo d’Acaia, Filippo, aveva un carattere ribelle che spesso lo portava a compiere purtroppo atti di crudeltà inaudita. Questo principe che tutti pensavano proiettato ad una vita di grandi successi, per colpa della sua ambizione ed irrefrenabile impulsività fece invece una ben triste e drammatica fine. 

Suo padre, quasi in punto di morte, lasciò un testamento segreto redatto in terra di Savoia

 (praticamente su costrizione, ispirazione o dettato della seconda moglie Margherita di Beaujen), testamento che privilegiava i figli avuti da lei piuttosto che Filippo.

Tale testamento però doveva essere aperto solamente quando Amedeo VI, il conte Verde, fosse rientrato dalla crociata in Oriente.

Ma Filippo, che dubitava le trame della matrigna, non aspettò e si auto proclamò (essendo primogenito di Giacomo) principe d' Acaia di diritto occupando con alcuni i suoi armati Vigone e Fossano mentre, in contrapposizione, altre truppe a cavallo al comando di Bona di Savoia, reggente per conto di Amedeo VI, occupavano Cavour ed altri paesi in attesa del rientro del conte di Savoia.

 

Al rientro dall’Oriente, il conte Verde invitò Filippo e Margherita a Chambery per l'apertura e lettura del testamento.

Conosciuto effettivamente il contenuto, Filippo che veniva di fatto quasi del tutto diseredato e sottomesso al fratellastro, andò su tutte le furie e decise di scendere in guerra contro coloro che avevano ordito una simile congiura ai suoi danni.

Assoldò alcune compagnie di ventura inglesi e tedesche ed armò avventurieri e masnadieri di ogni sorta e risma e si diede al saccheggio mettendo a ferro e fuoco la regione; Cavour, Barge, Bricherasio, Villafranca e molti altri paesi piemontesi furono oltraggiati da queste bande praticamente di feroci briganti. Nel comune di Carignano furono presi tre ostaggi per ottenere un riscatto e non ottenendolo i poveretti furono terribilmente mutilati, accecati ed abbandonati a morte certa. A Cavour non si riportano terribili vicende ed angherie legate a questo triste periodo ma ne furono sicuramente commesse non documentate.

I vari comuni terrorizzati dal comportamento delle orde del principe Filippo d' Acaia chiesero l'intervento del conte di Savoia.

Amedeo VI recepì la supplica dei suoi sudditi ed accusò di tradimento Filippo dinnanzi all'Imperatore e lo sfidò a duello.

Per risolvere la questione senza venire ad una lunga guerra fratricida furono stabilite le regole della tenzone: cinquanta armati guidati da Amedeo di Savoia contro cinquanta armati guidati da Filippo d' Acaia si sarebbero scontrati all'ultimo sangue; fu stabilito che lo scontro era da tenersi in campo chiuso sotto le mura di Fossano o di Pinerolo.

Quasi una copia, seppur più in grande, della famosa disfida di Barletta ma con esito che si rivelerà molto diverso.

 

Infatti, il giorno stabilito il conte Verde Amedeo di Savoia si presentò con i suoi cinquanta cavalieri alle porte di Fossano ma i soldati di Filippo piuttosto che venire a tenzone   lo tradirono e lo imprigionarono schierandosi con il Savoia.

Il conte Verde si dimostrò in tale occasione molto magnanimo: diede infatti un salvacondotto di cinquanta giorni a Filippo con il giuramento che lo stesso si sarebbe presentato alla scadenza a regolare giudizio per stabilire i reali diritti di successione sul principato degli Acaia e per rispondere eventualmente dei reati commessi.

Il 28 settembre del 1368 si istituì il tribunale alla presenza del Duca di Savoia e dei due contendenti Filippo d' Acaia e Margherita di Beaujeu in rappresentanza dei suoi figli ma in realtà furono istituiti due singoli processi : il primo penale si tenne ad Avigliana e fu in realtà una commedia dall'esito scontato  dove  Filippo venne accusato e ritenuto responsabile delle nefandezze compiute (  da lui e dai suoi armigeri ) prima dei cinquanta giorni di salvacondotto e condannato a morte ( Filippo a sua difesa sostenne che il salvacondotto si riferiva anche ai periodi antecedenti i cinquanta giorni ma non fu creduto ) .

Il secondo, in parallelo al primo, si tenne a Rivoli dove Filippo fu dichiarato decaduto di ogni diritto dando ragione alle disposizioni del testamento e proclamato principe d' Acaia il giovanissimo fratellastro Amedeo. 

Lo sventurato principe Filippo fu quindi tradotto prigioniero nel castello di Avigliana. 

Dopo pochi giorni di prigionia il 21 dicembre del 1368 fu eseguita la condanna a morte. Sulle modalità della stessa vi sono almeno due versioni: la prima riporta che, in una buia e fredda notte, Filippo fu strangolato nella sua cella e gettato morto nel lago; la seconda riporta che il principe Filippo fu incappucciato, legato come un salame con un pesante peso ai piedi, quindi venne di peso trascinato su un barcone dove raggiunto il punto più profondo del lago fu scaraventato nelle gelide acque dove annegò.

Una terza versione sostiene invece che il principe non fu condannato a morte ma che morì di crepacuore nei primi mesi del 1369 per aver perduto ogni diritto e titolo.

 

 

 

Amedeo d' Acaia (1363-1402)                                                                            

 Il giovane successore Amedeo d' Acaia crescerà invece sotto stretta tutela alla corte dei conti di Savoia con il fratello Lodovico. Il 21 novembre del 1377 all'età di quattordici anni, come pattuito, si tenne la cerimonia ufficiale di investitura.  Al giovane principe d' Acaia furono assegnati i territori e feudi del Piemonte ma con uno stretto vincolo di vassallaggio ai conti di Savoia.

Pinerolo e Cavour accolsero con grandi festeggiamenti l'investitura di Amedeo che fu davvero un buon principe purtroppo però quasi sempre occupato in guerra per difendere la libertà delle sue terre Piemontesi. Infatti nel 1393, Amedeo scese in guerra contro Teodoro II del Monferrato  riuscendo nel 1396  a conquistare la città di Mondovì.
Nel 1394, fu al fianco di Amedeo VIII nella lotta contro Tommaso III di Saluzzo, che si era rifiutato di rendere omaggio al nuovo conte di Savoia. Amedeo riuscì con i suoi fedeli armati a sconfiggerlo in battaglia e lo imprigionò a Torino. Tuttavia, dopo due anni a seguito del pagamento di un forte riscatto lo liberò.

Nel 1396, Amedeo riprese la guerra contro lo storico nemico  il marchese del Monferrato che si risolse dopo alcuni scontri  nel 1397 con un armistizio tra le parti grazie all'intervento di Gian Galeazzo Visconti.

Dopo altre vicissitudini ed altre impegnative campagne di guerra, Amedeo si ritirò nella amata Pinerolo, sede e capitale del suo potere. Il 7 maggio del  1402,  morirà colpito da  malattia a soli 39 anni. Verrà sepolto nella chiesa del convento dei frati minori di San Francesco in Pinerolo. La tomba dei principi d' Acaja, rinvenuta nel 1896 tra i ruderi della distrutta Chiesa di San Francesco fu traslata nella chiesa di S. Maurizio il 19 ottobre 1898 dove una lapide marmorea ricorda ai posteri l'evento. 

                                                                                               Dario Poggio

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