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L'enigma dell'Abbazia di Staffarda. "Ciò che appare non sempre è "

26/07/2021 19:35

L'enigma dell'Abbazia di Staffarda

" Ciò che appare non sempre è "

di Dario Poggio

" ABBATIAM HANC A VIRGINIS PARTU ANNO 1135-25- JULII FUNDATAM IN IPSO MONASTERII LIMINE...

Non guardare, o pellegrino, soltanto dalla soglia del monastero quest'abbazia dedicata alla natività di Maria ... il 25 luglio 1135; nell'interno si conservano monumenti di antichità e di pietà. Entra con animo gioioso e con reverenza ammira gli uni e gli altri i.…"

Alcuni mesi fa mi è capitato di leggere il libro di Giacomo Volpini" Staffarda misteriosa", un testo interessante dove l'autore, studioso di storia e simbolismo medioevale, esamina con occhi minuziosi l'Abbazia e dalla sua architettura ne estrapola l’incredibile segreto: " Un' eresia di pietra"

Seguendo la strada che da Cavour porta a Saluzzo poco dopo l’abitato si vede sul lato destro della strada l'antica Abbazia benedettina di Santa Maria di Cavour nella cui cripta sotterranea   è conservato il più antico altare del Piemonte ma, proseguendo ancora per circa 10 km, nella pianeggiante campagna ci appare l'imponente mole dell'Abbazia cistercense di Santa Maria di Staffarda.

Scoperte archeologiche fatte tra le rovine e nei campi della vicina Abbazia di Cavour confermano che la piana dove sono sorte queste due Abbazie era malsana e coperta di boschi seppur già in parte disboscata e colonizzata dai romani. Nel 1135, Manfredo I marchese di Saluzzo, proprietario della zona di terreno detto di " Staffarda “chiamò alcuni monaci cistercensi per fondarvi una nuova Abbazia. Il luogo apparve subito ideale ai monaci che privilegiavano solitamente luoghi solitari e quasi inaccessibili per edificare le loro sedi.

I monaci cistercensi derivavano, per scissione avvenuta nel 1098, dai benedettini- cluniacensi, scissione avvenuta per reazione a questi ultimi che si erano dati norme di vita meno rigorose e più moderate secondo un’interpretazione più elastica e secolarizzata della "regola".

L'iniziativa cistercense che prevedeva un ritorno alla severità originale e tradizionale della "regola " ebbe un successo davvero incredibile se pensiamo che appena un secolo dopo la fondazione del nuovo ordine si contavano già 742 Abbazie cistercensi nel mondo cristiano.

A Staffarda i primi monaci bonificarono, dissodarono e coltivarono tratti di bosco per ricavarne i frutti per la loro sussistenza (era proibito dalla regola mangiare carne) e ben presto ad essi si unirono contadini che divennero poi conversi o monaci laici. Papa Celestino II approvò la nuova fondazione nel 1144 subito seguito dalla convalida dell'imperatore Federico II detto " Il Barbarossa"

Grazie al grande, costante lavoro secondo il principio dell’” Ora et labora" ed a generosi lasciti e donazioni che si susseguirono nel tempo l’Abbazia crebbe territorialmente divenendo molto ricca ed acquisendo un notevole potere temporale. Iniziò poi, come per molte altre Abbazie e luoghi di culto, la lenta ma inesorabile fase di decadenza dimostrata dal fatto che nel 1463 fu costituita in commenda con Abati commendatari (che risiedevano altrove) addirittura laici.

La decadenza assunse toni però gravissimi con la battaglia del 1690 tra le truppe del generale francese Catinat ed i piemontesi di Vittorio Amedeo II. Nel corso della battaglia, vittoriosa per i francesi, molte parti dell'Abbazia furono bombardate e distrutte dai francesi. Nuovi danni furono arrecati ancora nel 1799 dai soldati francesi che portarono purtroppo alla successiva secolarizzazione dell'Abbazia nel 1804.

Tra il 1826 e il 1840 furono riparati i danni più gravi ma un completo restauro avvenne solo dopo il 1920.

Ritornando al libro di Giacomo Volpini, l'autore narra che, dopo una minuziosa disamina tecnica strutturale viene particolarmente colpito dalle irregolarità costruttive dell'Abbazia di Staffarda.
Irregolarità diffuse un po' dovunque sia nella chiesa che nelle strutture correlate, irregolarità che però appaiono sapientemente e volutamente nascoste dai frati costruttori. Disarmonie occulte che non si scoprono alla normale vista ma che invece esistono secondo una apparente regola pratica e non scritta dell’architettura cistercense; una regola che doveva essere, giocoforza, assolutamente nota ai frati architetti del XII secolo.

Un primo tentativo di spiegazione del mistero rappresentato da una certa pubblicistica riteneva che i cistercensi con la loro architettura sostenessero ed esprimessero una visione - concezione panteistica della religione. In particolare che nel creato non si trovano elementi perfettamente uguali (come persone, foglie, alberi, animali …) ma che tutti insieme esprimono armoniosamente l’unità del divino presente nella totalità delle cose. Tuttavia nulla che faccia capo a questa teoria appare evidente nel pensiero e negli scritti dei cistercensi.

 Staffarda non rappresenta però l’unico esempio" anomalo "nel mondo costruttivo gotico cistercense, infatti altre Abbazie presentavano irregolarità occulte.

Una tecnica costruttiva simbologica che nascondeva un segreto collegato presumibilmente (ma non solo come vedremo) alla grande diatriba teologica del 1140 sorta tra Abelardo di Palet, il famoso dialettico e teologo dell'Università di Parigi con Bernardo di Clairvaux, la personalità più in vista dei Cistercensi.

Due diversi modi di ricercare Dio, il modo razionale e il modo ascetico, mistico e contemplativo.

I razionalisti dicevano, citando Aristotile, che" nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu (nulla è nell'intelligenza che non sia passato al vaglio dei sensi)”.

Secondo i mistici invece non ci si poteva fidare nella ricerca di Dio di ciò che ci appare alla vista, ai sensi, alla razionalità e Staffarda con molte altre Abbazie cistercensi volutamente lo dimostrerebbero.

Questa prima tesi, seppur possibile e credibile non poteva esaurire compiutamente il mistero perchè se solo questo era il messaggio non vi sarebbe stato bisogno di dissimularlo con tanta maestria in quanto non si leggeva nulla di particolarmente grave ed eterodosso nel dare con l'architettura una risposta, un messaggio filosofico.

L'enigma di Staffarda nascondeva allora qualcosa di più oscuro...di più indicibile

È possibile che i monaci cistercensi adottassero un apparente schema razionale per beffarlo, per ingannare gli spettatori e la gerarchia ecclesiastica dell'epoca? Ma quale era il simbolismo, il vero intendimento celato in pietre e mattoni?  

Erano epoche terribili dove l’Inquisizione era vigile alle minime devianze, erano epoche dove l’eresia stava diffondendosi ovunque, dove si finiva sul rogo con estrema facilità.

Era un mondo subdolo dove pensieri eretici erano incuneati nella Chiesa stessa, dove l'intrecciarsi di eresia ed ortodossia era un fatto permanente.

Ma i cistercensi da che parte stavano? Per chi parteggiavano veramente con i loro occulti messaggi architettonici? Fingevano di essere ortodossi, conformisti ai dettami della Curia e del Papato mentre forse erano tutt'altro?

Nelle pietre di Staffarda è celata la risposta o le risposte, un segreto svelato come sostiene con le sue ricerche e nel suo libro Giacomo Volpini?  

L'Abbazia Cistercense di Staffarda era davvero una " Eresia di pietra"?

Probabilmente ...ma la “abscondita veritas” non la sapremo mai...

                                                                                                            Dario Poggio

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