Cronaca

La ‘ndrangheta in Piemonte tra affari e politica. Conferenza a Cumiana

La ‘ndrangheta in Piemonte tra affari

e politica. Conferenza a Cumiana


 Incontro con il dott. Roberto Sparagna della direzione antimafia a Roma

 

di Monica Peddio

Venerdì 18 giugno alle ore 19 ha avuto luogo presso la sala Dario Vaudagna a Cumiana la conferenza con il dott. Roberto Sparagna già Pubblico Ministero a Torino, con 24 anni di servizio in Procura e dal 28 gennaio membro della direzione nazionale antimafia.

Presente anche Giuseppe Legato, giornalista de La Stampa, ed esperto in materia.

Tale evento si è svolto grazie alla dott.ssa Centrone, responsabile della biblioteca di Cumiana, che ha introdotto il tema della serata. Presenti i membri dell’amministrazione comunale della lista "Noi per Cumiana" e i due consiglieri di "Progetto Comune".

La conferenza, data l’importanza dei temi trattati, ha riscosso un grande successo e i posti in sala si sono subito esauriti.

È stato illustrato il processo Minotauro a 10 anni dal suo inizio, (‘8 giugno 2011) quando vennero sottoposte a misura cautelare 150 persone componenti della ‘ndrangheta in Piemonte.

Che cosa si intende per mafia? Si intende un’associazione che assoggetta i cittadini e che crea una sorta di intimidazione che li costringe ad essere omertosi e reticenti.

"Questo è il quid pluris che caratterizza mafia e 'ndrangheta che non è altro che un’organizzazione mafiosa – spiega il dott. Sparagna – e noi per aversi mafia dobbiamo avere un’organizzazione talmente potente da assoggettare la collettività o parte di essa o settori della stessa come i ristoratori, i gestori di discoteche e quant’altro. Se le attività non denunciano alle autorità il pagamento del pizzo diventano omertose. Questa nozione giuridica di mafia è stata introdotta con la legge Pio La Torre del 1982 articolo 416 bis". Prima del processo Minotauro, in Piemonte vi fu il processo Cartagine  dove furono condannati per omicidio alcuni componenti del clan dei catanesi in lotta con clan calabresi che si contendevano il dominio della città di Torino, il processo di campo Smith a Bardonecchia primo comune del nord sciolto per mafia nel 1995, e prima ancora nel 1993 vi fu un altro procedimento che riguardava il comune di Domodossola : procedimenti questi di fine anni 90 mirati su alcune strutture territorialmente limitate"

Minotauro nasce con una indagine relativa all’ omicidio di Donà Giuseppe a Grugliasco nel gennaio del 2003 che, oltre ad un lavoro normale, importava droga. Si venne a scoprire che aveva avuto contatti con soggetti calabresi che lo avevano ucciso per impossessarsi degli stupefacenti. Maracalli Rocco detentore d’armi e spacciatore verrà arrestato a maggio del 2006 e nel novembre di quell’anno inviò, dal carcere delle Vallette di Torino dove era detenuto in isolamento, una lettera al dott. Sparagna dicendo di voler diventare collaboratore di giustizia. L'uomo, Raccontò in Procura che nel 1994 entrò a far parte della ‘ndrangheta piemontese chiamata locale di Natile di Careri a Torino.

Natile di Careri è un paese della locride dove Maracalli disse di essere stato "battezzato" ma era operativo in Piemonte ove aveva la struttura di ‘ndrangheta.

Dalle indagini eseguite emerse poi tutta una vasta rete di località coinvolte come Chivasso, Volpiano, Moncalieri, Aosta ecc.

." Il locale di ‘ndrangheta è una filiale cioè un insieme di persone che controllano un territorio dal punto di vista criminale – spiega il dott. Sparagna – il locale può essere anche più esteso del comune come il locale di Cuorgnè citato nelle intercettazioni ambientali le quali dicono anche che ci vogliono almeno 49 persone per costituirne uno. Il locale al Nord è definito franchising. Ricordiamo che in quel periodo accanto al processo Minotauro, vi fu il processo Infinito in Lombardia e Crimine a Reggio Calabria. Dagli anni ’90 la ‘ndrangheta iniziò a riciclare, ad estorcere e a comprare esercizi commerciali, non aveva più necessità di ammazzare anzi, l’omicidio era pregiudizievole in quanto attirava le indagini di magistratura ed inquirenti. Divenne così un’organizzazione mimetica altro concetto importante emerso in Minotauro che vede tre concetti basilari: franchising, unitarietà e mimetismo. Maracalli fu il primo pentito di ‘ndrangheta d’Italia. Al Nord il fenomeno ‘ndrangheta si mimetizza, si confonde nella ricchezza. Il pentito ha fornito le chiavi dunque per comprendere come funziona il fenomeno al Nord.  Le strutture calabresi decidono dove aprire il franchising ma lo stesso ha poi il controllo del territorio dove il capo locale e i suoi decidono". 

Trattandosi di una vera e propria organizzazione criminale vanno ricordate le cosiddette "doti della Calabria" o gradi che valgono in tutto il mondo. Il picciotto, il camorrista, il garrista, o camorrista di sgarro come società minore, cioè il compartimento del locale che esegue le decisioni prese dai più alti in grado, ovvero il santista, il vangelo, il quartino, il tre quartino e il padrino direttori dell’organizzazione. In Piemonte il più alto grado individuato è la Croce o Crociata. È una struttura, come dicono i collaboratori di giustizia, simile a quelle delle forze dell’ordine con sottoufficiali e ufficiali con, anche, il Santo protettore che, per gli uomini della ‘ndrangheta, è San Michele Arcangelo.

Nelle intercettazioni di Minotauro emergono anche gli altri ruoli come se fosse una società per azioni ad esempio, il capo locale, è il presidente, il capo società è l’amministratore delegato, il cassiere è il contabile.

Emerge in Minotauro anche il tema di unitarietà attraverso le forme rituali per avere le doti con tanto di formule che inneggiano a Mazzini, Garibaldi e Lamarmora e ai santi come Santa Elisabetta.

Le formule danno sacralità al rito che serve ad unire con fratellanza, complicità e soprattutto segretezza. Non si deve parlare e, se qualcuno parla, fa "trascuranza" e viene fatto un processo con sanzioni. È un’organizzazione a tutti gli effetti dunque dove, il franchising del Nord, e del mondo, decidono come amministrarsi e, "la casa madre" in Calabria, ci guadagna.

Mentre al Nord si assiste al mimetismo, anche attraverso la politica con i voti di scambio e alla negazione anche del fenomeno mafioso, (tant' è che non si riusciva ad avere un articolo di giornale sul tema), al Sud, invece, si assiste all’ostentazione del fenomeno.

" Il fratello di Maracalli – prosegue il dott. Sparagna-  tenne il lutto con tanto di barba lunga per un anno, diranno anche che gli fecero il funerale. Altro esempio di ostentazione è il tatuaggio con caratteri cirillici di protezione trovato sulla schiena di un pentito con l’Arcangelo Gabriele con spada che colpisce il drappo sull’isola di Favignana (dove andarono i tre cavalieri con una nave che arrivava dalla Spagna e fondarono mafia, ‘ndrangheta e camorra). Visibili, sul grande tatuaggio, tutti i simboli: il libro per le regole, la bara e la morte per chi parla e il camice che rappresenta il locale.

La grande forza della ‘ndrangheta è il rapporto familiare, il vincolo di sangue.  Al Nord ci si avvale di collaboratori esterni.  Il sindaco di Leinì ne fu un esempio, condannato appunto per concorso esterno, faceva lavorare le aziende ‘ndranghetiste. L’associazione mafiosa si infiltra silenziosamente in politica, lo ‘ndranghetista si candida, manovra, vince le elezioni e diventa assessore come il caso di Tronfio Bruno a Chivasso.  Ricordiamo ancora – continua il dott. Sparagna – che nell’operazione Alba chiara si evince che, Carini Giuseppe, detto ‘o scarparu, diventa presidente della commissione edilizia ad Alba". I matrimoni anche in Piemonte furono utilizzati per un periodo come al Sud per riunioni tra ‘ndranghetisti e vi fu un caso celebre con 1500 invitati. Ora non più. Sono diventati più accorti in tal senso.

La ‘ndrangheta esporta le strutture di franchising ma esporta anche le persone?

" Il tema è piuttosto delicato – come ha spiegato il dott. Sparagna – si parla di infiltrazioni, gemmazione, colonizzazione e feudalizzazione. Si ritiene che la causa sia stata il soggiorno obbligato. Ma in paesi di confino non ci sono giudiziariamente prove di presenza mafiosa, al contrario in altri ove non vi sono stati personaggi mandati in soggiorno obbligato il fenomeno mafioso è presente. Io penso che insieme a tanta brava gente, onesti lavoratori siano venuti su anche delinquenti che hanno replicato quelle strutture e quelle modalità e non è un caso che nelle prime indagini le persone estorte furono calabresi in quanto i calabresi conoscevano la ‘ndrangheta…  e si prestavano alle intimidazioni".

Si è giunti alla conclusione che, come tiene a precisare il dott. Legato "quasi tutti gli ‘ndranghetisti sono calabresi, quasi tutti i componenti esterni della ‘ndrangheta in Piemonte sono piemontesi, questo spiega il legame negli affari in quanto la ‘ndrangheta offre servizi efficienti a prezzi stracciati e li porta a termine come fu il caso dell’imprenditore piemontese per la costruzione della Salerno- Reggio Calabria".

Come si può estirpare dalla radice, sul nascere, questo fenomeno oramai così diffuso?

"Bisogna attivare tutte le istituzioni e dare vita a dei corsi sulla cultura della legalità, a partire dalle scuole, e sono assolutamente convinto che la lotta alla mafia si vincerà".

 

 

Nella foto il dottor Sparagna e il dott. Legato durante la conferenza 

 

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