Chi ha ragione? L’azienda o l’operaio?
Il lavoratore L.T., poco oltre i 50 anni, lavorava alla FIBRO S.p.A. di Cumiana, dal 2016 con l'agenzia interinale e da dicembre del 2018 come dipendente assunto con contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti. Operaio in produzione con una storia aziendale integra, mai un problema, mai una contestazione o un richiamo. Il suo calvario iniziava a novembre 2019, quando durante il secondo turno di lavoro veniva investito sulle strisce pedonali da un carrello elevatore. Sul posto intervenivano i Carabinieri e lo SpreSal. L.T. veniva trasportato in ambulanza al Pronto soccorso di Pinerolo, dove gli venivano accertati dei traumi e gli venivano dati 7 giorni di prognosi. Intanto, il 12 novembre 2019, la FIBRO gli recapitava una lettera di contestazione in cui gli si attribuiva la responsabilità dell'incidente che aveva generato il suo infortunio. Il lavoratore chiedeva a quel punto l'assistenza sindacale di FIM-CISL di Torino ed al rientro dall'infortunio presentava le sue giustificazioni che la FIBRO accoglieva, cosciente anche delle verifiche fatte dagli Organi Competenti. Tuttavia, la Direzione aziendale, tutt'altro che rassegnata, a maggio 2020 presentava all'INAIL la richiesta di accesso agli atti finalizzata all'ottenimento di un estratto della documentazione relativa all'infortunio. L'INAIL, per questioni di privacy, a luglio informava il lavoratore che non autorizzava l'accesso. Nei primi giorni di settembre 2020, il lavoratore veniva spostato ad un'altra lavorazione ma a distanza di qualche giorno, questo lavoro gli provocava dolori agli arti superiori e alle gambe. Lo stesso segnalava il problema al suo diretto responsabile e poi alla Direzione del personale ma senza ottenere alcun riscontro. L.T. si rivolgeva al Medico Competente e chiedeva di essere sottoposto a visita medica straordinaria, di essere temporaneamente spostato e adibito ad una lavorazione che prevedesse lo svolgimento di mansioni compatibili con il proprio stato di salute, in attesa del suo giudizio d'idoneità. La Direzione in seguito stabiliva che la visita medica si sarebbe fatta il 19 ottobre 2020 e negava ogni eventuale spostamento temporaneo. Il lavoratore, dolorante, si rivolgeva al proprio medico di base che, dopo averlo visitato, lo metteva a riposo. Durante il periodo di riposo la FIBRO gli recapitava contestualmente una seconda ed una terza lettera di contestazione per "lavoro male eseguito", entrambe datate 29 settembre 2020. l lavoratore riprendeva lavoro il 19 ottobre 2020, dopo essere stato visitato dal Medico Competente che però non gli rilasciava alcun giudizio d'idoneità. Il giorno successivo, assistito dal sindacato FIM CISL, il lavoratore presentava le proprie giustificazioni alla seconda e alla terza lettera di contestazione. Ne conseguivano due provvedimenti disciplinari, ognuno dei quali con due giorni di sospensione. Provvedimenti prontamente impugnati attraverso l'ufficio vertenze CISL. Il 30 novembre 2020, sempre più dolorante, L.T. scriveva nuovamente al Medico Competente sollecitando un suo intervento urgente ed il rilascio del certificato d'idoneità alla mansione specifica. L'idoneità alla mansione veniva consegnata a mano dalla Direzione del personale al lavoratore soltanto il 3 dicembre 2020. "Il 5 gennaio 2021 L.T., operaio che il 7 novembre del 2019 durante il secondo turno di lavoro veniva investito sulle strisce pedonali da un carrello elevatore, è stato licenziato per giustificato motivo soggettivo. Nei giorni scorsi L.T. ha disposto per l'impugnazione del provvedimento e il caso approderà al più presto nelle aule Giudiziarie del Tribunale di Torino."
Per FIM-CISL Torino e Canavese Nicolò Infantino