L’Epifania, i Magi e una stella
(di Giovanna de Liso)
L’Epifania, termine che deriva dal greco ἐπιφάνεια (epifáneia), cioè “apparizione, manifestazione”, è la festività ricorrente il 6 gennaio che commemora la visita dei tre Magi a Gesù Bambino nella grotta di Betlemme.
Per capire quali radici storiche e quali riferimenti letterari ci siano inerenti tale festività, importanti sono i confronti tra i racconti dei Vangeli canonici e quelli dei Vangeli apocrifi. Dei quattro Vangeli canonici di Matteo, Marco, Luca e Giovanni, solo Luca e Matteo parlano della nascita di Gesù di Nazareth e solo Matteo riferisce dei Magi che visitano Gesù Bambino alla grotta di Betlemme. Infatti, al capitolo 2, versetti 1-2, Matteo dice: “Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: ‘Dov’è il Re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti per adorarlo’” (Τὸ δὲ γεννηθέντος Ἰησοῦ ἐν Βηθλεὲμ τῆς Ἰουδαίας ἐν ἡμέραις Ἡρῴδου τοῦ βασιλέως, ἰδού, μάγοι ἀπὸ ἀνατολῶν παρεγένοντο εἰς Ἱεροσόλυμα λέγοντες· ποῦ ἐστιν ὁ τεχθεὶς βασιλεὺς τῶν Ἰουδαίων; εἴδομεν γὰρ αὐτοῦ τὸν ἀστέρα ἐν τῇ ἀνατολῇ καὶ ἤλθομεν προσκυνῆσαι αὐτῷ.)
Matteo riferisce di magi (μάγοι), non specificandone il numero. Il termine magi, o meglio Magi, la cui radice deriva dal persiano māgh, in latino è magus, in greco μᾰ́γος (màgos), e si riferisce a un’antica casta sacerdotale, di religione zoroastriana: una sorta di sapienti o saggi, sacerdoti e astrologi.
Già Erodoto li cita e riferisce come praticassero l’oniromanzia, ossia l’interpretazione dei sogni, e il culto solare. I Magi di Matteo provengono da un indefinito geografico, da un generico Oriente; sono ricchi e portatori di omaggi, che già nella loro varietà definiscono predittivamente il futuro del piccolo Gesù: oro, che si addice a un Re; incenso, che si addice a un Sacerdote-Dio; e l’amara e preziosa mirra, che sarà citata a proposito delle onoranze funebri del Messia crocifisso. I nomi attribuiti ai Magi, Melchiorre, Gaspare e Baldassarre, da cui si desume che fossero tre, sono citati da Origene, valido teologo e storico, nato intorno al 183 d.C. Dei suoi oltre duemila scritti si ricorda soprattutto l’opera immensa Exapla, mirabile per l’originalità dell’analisi dei testi sacri. Egli valorizza un Vangelo apocrifo poco considerato dalla Chiesa, il Vangelo di Pietro, di cui ci è giunta solo l’ultima parte inerente la Passione, Morte e Resurrezione di Gesù; ma esso conteneva anche riferimenti sull’infanzia di Gesù. Da ciò apprendiamo, tramite Origene, dei Magi e dei loro nomi, di Erode e della strage degli Innocenti al di sotto dei due anni, della fuga in Egitto.
Probabilmente non solo la tradizione haggadica, ossia quella che si basa sui racconti tramandati oralmente e portati in giro, alimenta notizie per i Vangeli apocrifi — che sicuramente ispirarono tutta l’iconografia pittorica medievale riguardante in particolare la nascita e l’infanzia di Gesù di Nazareth —, ma è vero anche il contrario: certi scritti apocrifi sono stati tramandati dal popolo, che man mano arricchiva di particolari non scritti, apologetici e straordinari.
Tra gli scritti di analisi dei fatti ascrivibili alla nascita di Gesù e alla sua infanzia e di esegesi, dobbiamo ricordare lo splendido testo di Papa Benedetto XVI, L’infanzia di Gesù, edito da Rizzoli nel 2012. In esso si evincono, anche nel capitolo IV (I Magi d’Oriente e la fuga in Egitto), interessanti considerazioni sulla famosa “stella” che ha condotto i Magi a Betlemme. Papa Ratzinger riferisce di alcune ipotesi di astronomi sulla natura di questa stella, tra cui una probabile congiunzione di Giove e Saturno nel segno zodiacale dei Pesci, avvenuta tra il 7 e il 6 a.C. (che quindi anticiperebbe l’anno di nascita di Gesù), oppure l’apparizione di una supernova, citata dall’astronomo Ferrari d’Occhieppo, a proposito del fatto che nelle tavole cronologiche cinesi si parli di una grande stella che perdurò per molto tempo intorno al 4 a.C.
Ritornando a Matteo, notiamo che egli usa il termine greco aster, ossia “astro”, ma anche “meteora, luce celeste”. Il fatto che nel capitolo 2, versetto 2 di Matteo ci sia scritto “αὐτοῦ τὸν ἀστέρα ἐν τῇ ἀνατολῇ”, ossia “[poiché abbiamo visto] la stella nel punto (astronomico) del suo sorgere”, ci consente di considerare che, essendo probabilmente i Magi anche conoscitori degli astri, abbiano voluto precisare il termine “ἀνατολῇ”, che indica in senso astronomico un punto preciso del cielo in cui sorge una stella. Quindi Matteo ci indica che tale astro non appartiene almeno al gruppo di astri che non sorgono e non tramontano; in ogni latitudine, infatti, vi è una zona del cielo in cui gli astri non sorgono e non tramontano (ad esempio la stella Polare, che è una stella “fissa”).
Il fatto che l’articolo “τὸν” sia tra “αὐτοῦ” e “ἀστέρα” nel versetto 2 sta a precisare come l’astro in questione sia proprio quello riferito al re di Giudea, presente e profetizzato negli scritti biblici.
Cosa abbia mai fatto muovere dei Magi dall’Oriente verso Gerusalemme, ove risiedeva Erode (al quale chiesero informazioni), potrebbe essere attribuito a un anomalo moto dell’astro. Erode li avvia verso Betlemme, sulla base delle indicazioni delle profezie. Ma l’ipotesi di un anomalo moto dell’astro è confermata dal versetto 9, sempre del capitolo 2 di Matteo:
“Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino”.
Il greco cita così:
Ὁ δὲ Ἰησοῦς γεννηθεὶς ἐν Βηθλεὲμ τῆς Ἰουδαίας ἐν ἡμέραις Ἡρῴδου τοῦ βασιλέως, ἰδοὺ μάγοι ἀπὸ ἀνατολῶν παρεγένοντο εἰς Ἱεροσόλυμα, λέγοντες….
Quel fermarsi di ἐστάθη e quell’ἐπάνω, ovvero “sopra”, quasi in hovering, non ci aiuta nella traduzione conforme ai moti soliti di una stella. Diamo il racconto come di fatto anomalo e straordinario, a tal punto da indurre Erode a ordinare il massacro dei bimbi sotto i due anni, ovviamente entro il 4 a.C., anno della sua morte.
Invece, la festa della Befana, coincidente con l’Epifania di Gesù di Nazareth, è da attribuire a una distorsione linguistica del greco “epipháneia”, legata a una leggenda: una donna anziana fu interpellata dai Magi per sapere ove fosse il luogo di nascita del Bambino Gesù, ma non volle seguirli né aiutarli; poi se ne pentì e, per giorni e giorni, cercò il Bimbo ovunque portando dolci, ma non lo trovò. Ancora oggi passa di casa in casa con dolci per i bimbi…
Giovanna de Liso