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“Sicuri a scuola. Diritti e sicurezza ai tempi del Covid 19”

23/09/2020 10:48

di Piergiacomo Oderda

Sabato 19 settembre è stato presentato il documento “Sicuri a scuola. Diritti e sicurezza ai tempi del Covid 19” a Torino, presso il Circolo S. Alfonso in Corso Tassoni 41 b. Il materiale è stato elaborato dalla Rete Iside, dal sindacato USB, dall'organizzazione studentesca OSA ed è stato presentato “on line” in un incontro introdotto da Lucia Donat Cattin. «L'abitudine dei politici di fare dichiarazioni contraddittorie ha creato nei lavoratori e nelle famiglie confusione rispetto alle norme in vigore». Non nasconde l'intento di «forzare dove possibile le norme attuali» laddove si individuano «carenze rispetto a quello che sarebbe necessario fare». Le scuole sono grandi comunità dove si sta insieme per tante ore al giorno, «se non si vive in sicurezza, il rischio è la propagazione del contagio». Uno strumento fondamentale risiede negli organici (più docenti, più personale ATA), negli spazi (scuole più grandi), in un numero di studenti più basso per ogni classe. Il problema era già presente prima della pandemia, con 180 mila supplenti all'anno su cattedre vacanti, spesso gli edifici scolastici non sono a posto per la normativa antiincendio e l'agibilità, con la riforma Gelmini, si è pervenuti a classe di 27, 30 allievi. Ripartire con un'alternanza di gruppi di studenti in presenza e a casa risulta «una pratica didattica faticosa e non funzionale», in altri paesi si lavora con quindici ragazzi in aula. Se si fosse deciso per il concorso per titoli e servizi, i precari sarebbero già stati assunti. L'organico Covid può essere licenziato in caso di “lockdown”, personale docente che si ritrova senza diritti. L'uso dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) è centrale, non solo si deve richiedere che il lavoratore abbia una mascherina al giorno (parimenti gli studenti). La mascherina chirurgica è un presidio inadeguato per essere a contatto con tantissime persone, per il contatto quotidiano col pubblico occorre la mascherina FFP2. I piani di rientro vanno pubblicati sul sito della scuola, in modo da essere leggibili per studenti, lavoratori, famiglie. Va indicato da dove si entra, dove si esce, il percorso, «nulla va lasciato al caso». Resta da chiarire la situazione dei lavoratori fragili, almeno duecento mila nella scuola, cosa accade in caso di positività tra studenti o docenti. In ogni scuola va nominato un referente Covid, servirebbe una persona con nozioni sanitarie. Va ripristinata la medicina scolastica, con la presenza di un medico o un infermiere, è impensabile che un docente o un operatore ATA si prenda questa responsabilità di collegamento con l'ASL in piena consapevolezza. Il finanziamento arrivato alle scuole è insufficiente per promuovere procedure sicure. «Con quaranta, settantamila euro non si possono acquistare prefabbricati per cercare altre aule o ristrutturare edifici in disuso». Sia le famiglie che i docenti devono sapere dove è stato impiegato questo finanziamento.

Fabio Galati presenta Rete Iside, un'associazione di volontariato che ha scelto di occuparsi di salute e sicurezza nel luogo di lavoro. La sicurezza letta dal punto di vista burocratico pare un «mettere in fila procedure asettiche lontane dal quotidiano». Altro approccio non corretto consiste nel «criminalizzare i lavoratori quando accadono vicende che mettono a rischio la loro vita». Denuncia la mancanza di «un'organizzazione del lavoro che tuteli chi si alza al mattino per andarsi a guadagnare da vivere». Eventi che causano ferimento o morte del lavoratore sono spesso riconducibili a scelte sbagliate. Si mira all'aumento di profitto a discapito degli investimenti sulla sicurezza, «la pandemia ha accentuato le carenze strutturali», le aree più industrializzate risultano le più colpite dal Covid. In vista della riapertura della scuola, interrogandosi su quale scuola trovano i docenti e il personale ATA, «è emerso un quadro preoccupante». C'è una grande differenza tra il protocollo e le attività concrete. Il materiale raccolto intende offrire «uno strumento di tutela per chi lavora nella scuola». Sul sito è possibile formulare domande specifiche, «il “vademecum” è statico mentre nella scuola può presentarsi una situazione particolare» (https://www.reteiside.org/lavoroinsicurezza).

Tommaso Marcon di OSA (Opposizione Studentesca d'Alternativa) puntualizza il binomio “diritto alla sicurezza”/”diritto all'istruzione”. Il fenomeno delle “classi pollaio” rende necessari nuovi spazi e un piano di assunzione per il personale scolastico. Lamenta quanto le circolari ministeriali legittimino il ritorno della didattica a distanza.

Francesco Tuccino spiega come nel testo “Sicuri a scuola” alla parte teorica segua «una guida pratica per rendere più agile una verifica sulla qualità delle misure per la prevenzione del contagio». Si sono analizzate le norme ufficiali, i protocolli di intesa, le Linee guida del Comitato Tecnico Scientifico e si sono rilevati dati empirici. Le Linee guida prevedono che in ogni aula ci sia tra i ragazzi un metro tra le “rime buccali”. Le finestre devono potersi aprire senza ingombro dei banchi. Il percorso tecnico legale parta dalla denuncia al Dirigente Scolastico che non ha messo in atto una delle misure, si invia una lettera, si attende qualche giorno per la risposta, prima di rivolgersi agli organi di vigilanza. Va affiancato un percorso di azione di tipo sindacale. Il 31 agosto si è modificato un parere precedente sull'obbligatorietà della mascherina per tutto il tempo in cui gli allievi sono in aula, ora è obbligatoria solo nel momento in cui gli studenti si spostano. Il personale scolastico deve pretendere una protezione più alta, la mascherina filtrante richiede una pausa di dieci minuti ogni ora e dovrebbero essere fornite due mascherine, dato che l'umidità fa perdere il potere filtrante. Nei luoghi chiusi, l'unica misura efficiente è il ricambio d'aria, almeno dieci minuti per ogni ora. I docenti di sostegno devono ricevere ciascuno una visiera, da disinfettare quotidianamente con prodotti a norma. La formazione obbligatoria sul Covid va computata nelle 40 ore di attività collegiale. Il personale con fragilità non è più tale solo per il dato anagrafico del compimento del cinquantacinquesimo anno (decreto legge del 19 maggio 2020 scaduto il 31 luglio). Deve risultare almeno una patologia cronico degenerativa prevista nella tabella inserita nella circolare del 4 settembre (n. 13). In mancanza del medico competente, tuttavia obbligatorio secondo il Testo Unico sulla sicurezza, il lavoratore richiede una visita all'ASL o all'INAIL. Il protocollo d'intesa per tutti i luoghi pubblici siglato il 24 aprile scorso (“per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro”) obbliga a formare un comitato che vigili sulla messa in atto della prevenzione, il Rappresentante della sicurezza dei lavoratori può parteciparvi, specie se ha competenze nel settore.

In sintesi, le misure di prevenzione sono di tre tipologie, la distanza tra le persone, misure igienico sanitarie per l'ambiente, DPI. Il datore di lavoro ha l'obbligo di fare una valutazione del rischio e garantire l'effettività delle misure.

Il documento è consultabile al seguente link: https://scuola.usb.it/fileadmin/archivio/usb/Sicuri__a_scuola.pdf.

 Nella foto da sinistra Galati  e Donat Cattin

in basso da sinistra Marcon e Tuccino

Piergiacomo Oderda

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