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Racconti di un tempo. Quanto c'erano i duellanti in Cavour e nel pinerolese...

29/06/2020 18:23

Racconti di un tempo

 

Duellanti in Cavour e nel pinerolese...

Parte seconda

 

Dopo la triste storia del conte Pasero di Cornegliano voglio raccontare quello che fu, con ogni probabilità, l’ultimo storico ed epico… duello nostrano che ebbe per protagonisti proprio due giovani e brillanti cavouresi in un anno non ben precisato tra il 1930 e il 1940.

Il primo di questi era Edvigio C. (il nome è di fantasia) l’ultimo rampollo di una rispettabile famiglia borghese di Cavour (il padre era stato un buon avvocato), alto, snello, di bell’aspetto, abbastanza colto (avendo frequentato per alcuni anni la facoltà di giurisprudenza di Torino senza tuttavia concludere gli studi) impersonava il ruolo del perfetto gentiluomo di campagna. Per il suo narcisismo e per la sua accentuata e dichiarata sensibilità al fascino femminile era considerato dagli amici un discreto avversario nelle conquiste amorose.

Ma la vera passione di Edvigio era la scherma.  Quest’arte marziale lo entusiasmava sopra ogni altra cosa, era diventata per lui una vera fissazione, per cui oltre a discuterne molto spesso si dilettava con gli amici più fidati a tirare di scherma duellando per lunghe ore con pesanti sciabole da battaglia (ma anche con fioretti e spade) ereditate da un suo lontano antenato che, raccontava con orgoglio, aveva combattuto in Russia ed a Waterloo nel reggimento degli italiani (il 113°) al seguito di Napoleone.

Inoltre, una volta al mese, si recava con le sue sciabole a Torino presso una rinomata palestra/circolo di scherma dove prendeva lezioni da un bravissimo, maestro della scuola napoletana. 

L’altro personaggio era un giovane, promettente ufficiale di cavalleria, il sottotenente  Enrico Vittorio C. (che arriverà fino al grado di Capitano per poi ritirarsi in pensione nella sua cascina nelle campagne cavouresi) un vero dongiovanni secondo solo per fama a "Emo Capodilista conte Lionello - che di tutti gli Ufficiali era il più bello" ed al mitico, famosissimo "Capitano Caprilli" grande campione d’equitazione (colui che inventò il "metodo naturale di cavalcare" diffuso poi in tutto il mondo)  e gran conquistatore di blasonati cuori femminili.

Enrico Vittorio non frequentava principesse, duchesse e contesse come i suoi due citati superiori e predecessori ma quasi tutte le "Bele tote” e le più piacenti, robuste e consenzienti "contadinelle"

del pinerolese che conservavano gelosamente qualche suo romantico ricordo!

L’incontro, o meglio lo scontro, tra i due potenziali "Dongiovanni " avvenne al "Circolo Sociale" di Cavour (situato all'epoca al primo piano del palazzo posto all’angolo delle attuali  via Plochiù e via Giolitti) dove al sabato e alla domenica sera i cavouresi (ma anche  giovani temerari  provenienti dei paesi del circondario) si trovavano, a quei tempi,  per conversare, giocare a biliardo, carte e ballare sotto lo sguardo vigile e severo del controllore di "moralità e costumi" nonché "buttafuori" del circolo: il signor Fredino But.           

Dunque, l’Edvigio, in una afosa sera di luglio stava ballando con una bella francesina, una certa mademoiselle Eloise (della quale si era terribilmente infatuato) ospite per le vacanze estive di una facoltosa zia cavourese quando, nella sala, entrò il giovane sottotenente Enrico Vittorio C.…       

Mantellina azzurra, stivali neri lucidissimi, speroni d’argento, elmo dorato, sciarpa azzurra, sciabola scintillante, baffi arricciati alla moda, portamento fiero! La bella Eloise, ne restò subito folgorata lanciando uno sguardo più che languido e civettuolo al nuovo arrivato il quale contraccambiò immediatamente e, senza considerare minimamente il povero Edvigio (che nel frattempo aveva finito il giro di ballo) chiese alla ragazza di concedergli subito un nuovo ballo!

L'Edvigio ci restò di stucco e, rosso di rabbia e d’invidia si avventò sul giovane ufficiale apostrofandolo ad alta voce, pressappoco, così:

 "Con quelle gambe storte che vi ritrovate siete buono solo a cavalcar giumente a quattro zampe! Le belle signorine non son pane per i vostri denti… lasciatele a noi!"   

Nella sala calò un silenzio mortale, tutti si resero conto del terribile insulto…, Fredino But non sapeva più che pesci pigliare non osando neppur fiatare...la francesina invece scappò via lasciando il circolo terrorizzata!

Il sottotenente, con sguardo fiero, si tolse lentamente un guanto, si avvicinò all’Edvigio e con il medesimo lo schiaffeggiò sul volto.

La sfida era irrevocabilmente lanciata!   

"Vi manderò i miei padrini per gli accordi di rito!" disse ancora l’ufficiale girando sui tacchi e andandosene via sbattendo la porta della sala.

L’Edvigio, era visibilmente alterato, inebetito ma, in cuor suo, sentiva un moto di soddisfazione perché stava per realizzare il sogno della sua vita: Battersi a duello!

Dal Circolo Sociale tutti se ne andarono alla spicciolata e l’omertà ed il silenzio caddero sull’accaduto (almeno formalmente…poiché in realtà la notizia fece gran scalpore e tutti ne parlarono in privato!) in quanto il duello era da tempo punito dalla legge (anche se di fatto veniva ancora tollerato).

Il giorno successivo fu risolto, senza particolari problemi, il problema dei padrini …l’Edvigio scelse due amici fidati: il farmacista ed un geometra (Mario M.) mentre l’ufficiale nominò due suoi colleghi che inviò per prendere gli accordi di prassi.

Il duello fu fissato per il sabato della settimana successiva…all’alba, per arma la sciabola e per località fu scelta la spianata di San Maurizio a Cavour. Un posto isolato da sguardi indiscreti e riparato dalle vecchie mura che risalgono le pendici della Rocca verso i ruderi del castello.

I padrini si accordarono per un duello "al primo sangue" in quanto l’offesa era sì grave ma, in un certo senso, era stata un po'provocata…; inoltre informarono, con la dovuta discrezione, il medico condotto di Cavour di tenersi pronto per l’evenienza.

L’Edvigio, in un primo momento, ancora sotto l’effetto dell’esaltazione, non avvertì la gravità del fatto sentendosi sicuro delle proprie capacità schermistiche ma, dopo un paio di giorni, un senso di paura cominciò a turbarlo; prese infatti a pensare con ossessione che un fendente ben dato e non parato poteva tagliarlo in due! Altro che primo sangue! 

La mano destra cominciò a tremargli convulsamente tanto da non riuscire più a dominarla!

Un vero e proprio "delirium tremens" accompagnato da una flatulenza pestifera con dolori di pancia ed improvvise, incontrollabili scariche diarroiche prese di mira il povero Edvigio che cominciò a pentirsi dell’insulto arrecato al giovane ufficiale, ma ormai non poteva più tornare indietro!

Il padrino farmacista preoccupato per lo stato di salute dell’amico, per aiutarlo, gli propinò una potente tisana a base principalmente di laudano che ebbe il quasi immediato effetto di farlo cadere in un sonno profondo e duraturo.

Al suo risveglio il venerdì pomeriggio, vigilia del duello, l’Edvigio era ancora molto debole ed in stato confusionale ma comunque deciso a difendere in ogni caso l’Onore.       

Sabato, un’ora prima dell’alba, tutto era pronto…; L’Edvigio indossava una comoda camicia bianca da duello su pantaloni neri e stivali, mentre i due padrini ed il medico condotto erano avvolti in lunghi tabarri neri.  Luogo del loro incontro era il piazzale della chiesa parrocchiale da dove, dopo i saluti ed un breve parlottio, si avviarono a lenti passi verso la Scala Santa e la breve salita che conduce al pianoro di San Maurizio.

Una volta giuntovi, l’Edvigio, ancora un po’tremolante, in cuor suo pensò: " Chissà se potrò mai più veder la luce di una nuova alba..., se potrò mai più riveder questa maestosa cerchia alpina…, la mia amata Cavour…, la mia famiglia e… la bella Eloise…, Chissà…?".

Preso da tali lugubri pensieri non si era accorto che, nel frattempo, un altro piccolo gruppo di persone stava risalendo rapidamente il sentiero.

Erano in tre …, il sottotenente Enrico Vittorio C. e due suoi colleghi che sorreggevano una cassa di vimini. 

Immediatamente scosso dai suoi amici l’Edvigio, nel vedere la scena rabbrividì pensando che la cassa contenesse le due identiche e pesanti sciabole da duello che, secondo intese, dovevano essere portate dai padrini dell’ufficiale e attentamente verificate dai suoi padrini prima di incrociar le lame.

Arrivati al pianoro Enrico Vittorio, il giovane ufficiale di cavalleria, si presentò e prendendo la parola disse:

 "Chiedo formalmente scusa al signor Edvigio ed ai presenti e, se siete tutti d’accordo, non darei inizio al duello in quanto mademoiselle Eloise, l’oggetto effettivo del nostro contendere, non è più presente a Cavour essendo rientrata in Francia.

 Inoltre la stessa, a mezzo della zia, ha inviato una breve missiva con cui si rammarica di aver involontariamente causato una tale spiacevole situazione ma, non essendo legata sentimentalmente con nessuno di noi, ci prega vivamente di soprassedere… con molte scuse e… un au revoir!”

L’Edvigio, a quelle parole, si sentì rinascere e, ripreso colore, forze e coraggio disse:

 "Mi sarebbe infinitamente piaciuto battermi con voi signore…ma per una insulsa francesina non ne vale effettivamente la pena. Per cui mi scuso per le mie avventate ed offensive frasi e, anche da parte mia, considero il caso chiuso

A queste parole seguì un lungo applauso dei quattro padrini ed un abbraccio generale tra tutti i presenti.

Il medico condotto, che nel frattempo aveva raggiunto lo spiazzo, poco dopo, con l'aiuto di un padrino aprì la cesta di vimini tirandone fuori, anziché due pesanti sciaboloni, una decina di bottiglie di buon vino piemontese ed altrettanti lunghi e saporiti salami…con cui tutti si sfidarono… a mangiare e bere!

Finì così, senza vinti ne vincitori ma tutti allegri, a pancia piena e discretamente sbronzi, l'ultima sfida “A singolar tenzone” che, in quel di Cavour, si abbia avuto storicamente conoscenza.

Termino qui queste brevi note sulle romantiche vicende dei duelli nostrani che fortunatamente si risolsero solo con qualche ferita, qualche bevuta conciliatrice e presumibilmente (almeno che si sappia) con nessun morto.                                                                                   

                                                                                     Dario Poggio

 

PS: fonti: Il resoconto della curiosa, spassosa ma reale vicenda del duello cavourese mi è giunta grazie ai racconti del Geom. Mario M. (uno dei padrini) e di mio zio Riccardo A., grande amico dell’Edvigio, con cui soleva" tirare di scherma" in lunghi ed estenuanti allenamenti come testimonia la rara foto d'epoca allegata.  

 

Ps: Precisazione sul precedente articolo sui duelli: Il casus belli della sfida che interessò il conte Carlo Pasero di Cornegliano non fu in verità per cause politiche ma amorose per accaparrarsi le grazie di una contessina tra il Pasero e il marchese De Gregorio, ufficiale delle Guardie Reali. 

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