La XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sul tema "Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione" si terrà nell’ottobre del 2022. Dopo i Sinodi su nuova evangelizzazione, famiglia e giovani, una coraggiosa discussione ecclesiologica può partire dall’Esortazione apostolica postsinodale "Querida Amazonia" di papa Francesco. Verso fine ottobre, il Documento Finale del Sinodo dedicato all’Amazzonia ("nuovi cammini per la Chiesa e per un’ecologia integrale") riportava al n. 6 un sottotitolo illuminante, "la voce e il canto dell’Amazzonia come messaggio di vita". L’accenno al canto ritorna in "Querida Amazonia" laddove si parla di "inculturazione della liturgia" e si sottolineano «elementi propri dell’esperienza degli indigeni nel loro intimo contatto con la natura… canti, danze, riti, gesti e simboli» (82). Papa Francesco riprende il punto 123 di Evangelii Gaudium, «nella pietà popolare si può cogliere la modalità in cui la fede ricevuta si è incarnata in una cultura e continua a trasmettersi» (78). In senso più largo, la freschezza del documento si sostanzia in tanti canti poetici di scrittori latinoamericani, chiamati in causa per sottolineare i concetti espressi dal Pontefice. Al n. 45, per descrivere l’importanza del Rio delle Amazzoni, «colonna vertebrale che armonizza e unisce», sceglie una lunga citazione da "Amazonas, patria de agua" di Amadeus Thiago de Mello. «Del fiume fa’ il tuo sangue», scrive Javier Yglesias in "Llamado" (31); «in Amazzonia l’acqua è la regina, i fiumi e i ruscelli sono come vene, ogni forma di vita origina da esse», annota il Papa al n. 43, facendo seguire un’altra lunga citazione tratta da "Los Sertones" di Euclides de Cunha (1946).
Un tema ricorrente è quello dell’ascolto, lo si evidenzia tra le "vie di inculturazione" (70), «la Chiesa ha bisogno di ascoltare la sua saggezza ancestrale, tornare a dare voce agli anziani, riconoscere i valori presenti nello stile di vita delle comunità originarie, recuperare in tempo le preziose narrazioni dei popoli». Nella nota 120, si accenna alla proposta di elaborare un "rito amazzonico" e potrebbe essere significativa la notazione al n. 87 per cui «il modo di configurare la vita e l’esercizio del ministero dei sacerdoti non è monolitico e acquista varie sfumature in luoghi diversi della terra». Non sfugge il riconoscimento al ruolo delle donne, «sarebbero cadute a pezzi tante comunità dell’Amazzonia se non ci fossero state le donne» (101). Si premura che le donne abbiano «un’incidenza reale ed effettiva nell’organizzazione, nelle decisioni più importanti e nella guida della comunità, ma senza smettere di farlo con lo stile proprio della loro impronta femminile». Un "input" importante è il "traboccamento" (105), «le autentiche soluzioni non si raggiungono mai annacquando l’audacia», occorre «riconoscere un dono più grande che Dio sta offrendo… da questo dono inatteso che risveglia una nuova e maggiore creatività, scaturiranno le risposte che la dialettica non ci lasciava vedere». Quanto alla convivenza ecumenica e interreligiosa, al n. 110 il Papa si chiede «come non lottare insieme? Come non pregare insieme e lavorare fianco a fianco per difendere i poveri dell’Amazzonia, per mostrare il volto santo del Signore e prenderci cura della sua opera creatrice?». Valga come insegnamento la riflessione del n. 20: gli indigeni sentono e percepiscono la natura circostante «come una realtà che integra la loro società e la loro cultura, come un prolungamento del loro corpo personale, familiare e di gruppo sociale». Non sempre i missionari sono stati a fianco degli oppressi e di questo il Papa chiede perdono (19). Come di consueto, richiama l’insegnamento dei predecessori e i documenti delle Conferenze Episcopali Latinoamericane, Puebla (1979), Santo Domingo (1992), Aparecida (2007). Al n. 61, ricostruisce questo cammino volto a «sviluppare una Chiesa dal volto amazzonico», a «crescere in una cultura dell’incontro verso una "pluriforme armonia"» (Evangelii gaudium, 220). La struttura del documento è data dal sogno sociale, culturale, ecologico ed ecclesiale. Molti nodi sono sottolineati da richiami alla "Laudato si’", «un vero approccio ecologico diventa sempre un approccio sociale, per ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri» (8).
La preghiera a Maria che chiude il testo, il contributo alla Chiesa delle donne, «prolungando la forza e la tenerezza di Maria, la Madre» e un passaggio del documento CELAM (Consiglio episcopale latinoamericano) del 2006, secondo cui la "via mariana" ha contribuito più di tutte all’incontro vivo degli indigeni con Cristo, mi fanno pensare che il prossimo Sinodo sulla Chiesa sarà un’occasione per riflettere su Maria ovvero dare una lettura mariologica della Chiesa sinodale, «regna tu in Amazzonia/insieme al Tuo Figlio./Regna perché nessuno più si senta padrone/dell’opera di Dio».
Piergiacomo Oderda