di Piergiacomo Oderda
"La bellezza, il desiderio, il tempo, la festa, i sensi" sono il sottotitolo del libro "Il gusto della vita" scritto dal nostro vescovo Derio Olivero (Ed. Effatà, 2019). Davide Dutto, l’autore delle fotografie che costituiscono l’"incipit" delle riflessioni, potrebbe essere considerato il coautore, data la pregnanza di significati che traspare già dalla copertina, dove si ammira la circolarità del moto delle stelle al di sopra del Monviso. «Abbiamo aperto l’obiettivo della macchina fotografica sul buio e sulle stelle per lungo tempo». Il metodo che il vescovo segue per i quadri, «stare un’ora di fronte allo stesso quadro» è illuminante anche «per un sacco di altre cose». «Cosa succede a stare di fronte a qualcosa di bello? Come prima cosa succede che dopo un po’ la vedi»; «ti senti avvolto da qualcosa di più grande di te che ti fa fare l’esperienza del mistero». Pari attenzione pone alle persone, a quadretti di vita familiare indagati con lo sguardo pronto a cogliere elementi preziosi. «Una mamma sui trent’anni che parla a lungo con un bimbo che non capisce assolutamente niente»; il bimbo «sente che quella voce è totalmente per lui, anzi quella voce si prende cura di lui». Un altro luogo di quotidianità è l’automobile. Il vescovo viaggia parecchio, «anche io mi innervosisco nel traffico. Quel giorno a Torino c’erano automobilisti inferociti e io mi son detto, "provo a sorridere a qualcuno di loro", per lanciare un messaggio di serenità».
Un aneddoto biografico lo si ricava dalla spassosa ricostruzione di quando si accingeva in terza liceo a risolvere un problema di matematica. «Incede lento, strisciando i piedi fino alla scrivania, come se dovesse andare alla ghigliottina».
Tra le citazioni, dal teologo von Balthasar trae una nota che conferisce una tonalità di colore a tutto il libro: "è giunto il tempo in cui non il buono, non il vero ma il bello vale". Il vescovo commenta: «soltanto il bello è una porta per entrare nel vero e nel buono». I temi scelti rappresentano dei passaggi importanti per la maturazione della personalità, sottolineerei in particolare due considerazioni, una sul desiderio, l’altra sul tempo. «I desideri sono mettersi in cammino verso qualcosa… sono l’attesa, la mancanza, ma di un qualcosa che non avrai mai pienamente»; «per noi è diventato difficilissimo fermarsi un attimo e non fare niente: ci crolla il mondo sotto i piedi».
L’arte non può mancare e il vescovo ci regala una bella rilettura di Arcabas (1993-4, chiesa della Risurrezione a Torre de’ Roveri, BG) sul brano dei discepoli di Emmaus, quasi una "graphic novel" di sette quadretti. «Nell’ultima scena lasciano lì la sedia per terra, il tovagliolo glielo buttano sopra, resta l’oro in quella stanza ma loro escono. Fuori è buio, ma ci sono le stelle, e si può camminare: così fanno undici chilometri al buio e tornano a casa». Trae spunto anche dalle opere della disegnatrice Ily, «su un muro nero c’è un lupo enorme; sembra proprio la descrizione della crisi: un muro nero che ci impedisce di andare dove vogliamo, di capire quali scelte fare… vedere questo disegno mi ha fatto del bene "Derio, siediti e anche la crisi di quest’oggi, con questi contrattempi e discussioni, accettala e impara, e cambia tu qualcosa; poi domani si vedrà"».
La passione biblica di mons. Olivero traspare dalla quantità di pericopi bibliche, tra cui la più "tranchant", a fianco di una splendida foto del fiume che scorre lambendo una riva rocciosa, immagine sovrastata da un ramo di foglie in autunno, è la seguente: "Il tempo è compiuto, il regno di Dio è vicino: convertitevi e credete al Vangelo" (Mc 1,15). C’è spazio anche per il vescovo agricoltore: «arare è abbastanza noioso (provateci una volta per una giornata intera, avanti e indietro, avanti e indietro: è una noia mortale) ma il contadino lo fa perché è convinto che da lì verrà fuori una messe, e dunque c’è una buona notizia su quello».
Nelle lettere che chiudono ogni capitolo, raccogliamo l’intento delle riflessioni. «Cammineremo insieme per cercare stelle nella notte. Stelle che ci invitino ad alzare lo sguardo. Stelle che ci ricordano che in cielo un Padre veglia su di noi e ci accompagna sempre». Scrivendo sulla festa, il vescovo accenna alla Settimana Santa, come «una settimana "piantata" in mezzo alle settimane con lo scopo di stupirci. Una settimana per riempire mente e cuore di stupore, uno stupore che ci rinnovi e ci rigeneri, capace di far sgorgare speranza e fiducia nella vita per un anno intero».
Piergiacomo Oderda