Cronaca

Coronavirus. Alcune riflessioni

Di Samantha Valfrè
Vi ricordate qualche mese fa quando orde di magnanimi esseri umani scendevano in piazza, cercando giustizia per una natura vessata dalla crudele umanità? Umanità colpevole di un artificiale progresso, causa di ogni catastrofe naturale! Poi è successo qualcosa, qualcosa di inaspettato ma molto naturale: un'epidemia! Il virus Sars-CoV-2 arriva tra noi esseri umani, c'è chi grida alla sua artificialità, ma in realtà era già presente nei pipistrelli ed è riuscito ad arrivare all'uomo, ancora non si sa tramite quale vettore animale. Prima sembrava essere il pangolino, animale protetto, ma molto ricercato in Cina per la sua pregiata carne e per le sue squame con principi curativi per la medicina cinese. Le scarse condizione igieniche del mercato animale della città di Wuhan, dove si trovano animali vivi destinati all'alimentazione umana, sembrano aver favorito l'infezione dell'uomo, nulla è però certo. L'unica certezza è la sua diffusione, che ha causato, nell'uomo, una malattia denominata Covid-19. La mortalità del virus non è molto elevata, il numero di contagi ad oggi, in tutto il mondo, secondo il sito del ministero della salute (www.salute.gov.it), sono 124.519 (tenete presente che la popolazione mondiale sfiora gli 8000000000) e i morti sono 4.607 , quindi un tasso di mortalità, per adesso, del 3,7 %, infatti  non è  l'indice di mortalità a preoccupare ma il decorso della malattia, che può portare a complicazioni che richiedono un ospedalizzazione del paziente, che potrebbe causare un intasamento delle strutture sanitarie, non predisposte ad una tale situazione di emergenza. Il miglior modo per evitare tutto ciò è la prevenzione del contagio, che ha portato a scatenare il panico! Il panico per un processo naturalissimo, i libri di storia sono pieni di esempi di epidemie che hanno decimato la popolazione, senza portarci all'estinzione. La peste del ‘300 ne è l'esempio più lampante: in Europa morirono a milioni e la popolazione totale, delle terre all'epoca conosciute, era ben lungi dall' eguagliare quella di oggi. Allora fu un topo il probabile untore, infettò una pulce, o un pidocchio, che a sua voltà contagiò l'uomo e scatenò l'epidemia. Sembra addirittura che il batterio, responsabile di quell'epidemia, arrivò anch'esso dalla Cina, in una stiva di qualche nave, che attraccò in Italia, probabilmente in Sicilia, e da lì iniziò a diffondersi. In Irlanda, vesro la metà del'800, un'epidemia di peronospora non colpì la popolazione, ma la coltura sulla quale si basava la sua alimentazione: la patata, gli irlandesi morivano di fame o scappavano. Questi sono due esempi di quella che potremmo definire "selezione naturale": una popolazione, non immune ad un patogeno, viene decimata da questo; una carestia, causata da un patogeno vegetale, affama e decima una popolazione. Sono situazioni che oggi sembrano impossibili, questo perché il progresso scientifico ci ha permesso di fronteggiarle nel migliore dei modi. Le malattie in buona parte si curano, alcune si prevengono, le carestie si riescono ad evitare con un'agricoltura molto più efficiente ed evoluta, pensate che esistono metodi di coltivazione che non utilizzano neanche la terra. Tutto ciò è altamente artificiale, ben lungi dalla natura che tanti amano e difendono. La mia è un' estremizzazione del concetto, non lo metto in dubbio, ma mi chiedo perché tutti questi difensori della natura non le lasciano fare il suo naturale corso? Ora, che si presenta sotto una delle sue tante forme, ne sono tutti spaventati e chiedono aiuto al progresso scientifico, che fino a ieri era oggetto di accusa. Colpevole di averci condotto al benesssere, benessere che si manifesta sottoforma di cure mediche, che ci permettono di sopravvivere a malattie una volta mortali,  ma anche sottoforma di un' agricoltura "non biologica", che ci permette di avere prodotti vegetali anche in condizioni tutt'altro che ottimali e in mille altri modi che, volente o nolente, fanno del bene all'uomo ma vanno a modificare il naturale corso degli eventi.
Non sto cercando di minimizzare il problema, siamo di fronte ad un'emergenza sanitaria, che richiede le dovute precauzione ma che non deve creare il panico, perché non ci porterà all'estinzione, se così fosse in tutti questi mesi la percentuale di contagiati e di morti avrebbe dovuto essere maggiore, l'unica cosa che vorrei fosse chiara è che tutte le problematiche che hanno come protagonisti uomo e natura, sono altamente complesse e di difficile soluzione, è per questo che bisogna dar voce agli "esperti" del caso e confidare in loro.
 
 
 
 
 
 
 
 
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