L'appello di un trapiantato. "Ho tanta paura, sono immunosoppresso. State a casa".
Andrea, 44 anni, pinerolese, la notte di Natale, ha avuto un trapianto di rene che, oggi, gli permette di vivere ma non senza grandi rischi, considerato che è costretto a fare una terapia immunosoppressiva per evitare il rigetto. Come Andrea sono in tanti che vivono la stessa situazione e il Coronavirus, su un sistema immunitario compromesso, potrebbe creare molti pericoli. Andrea lancia un appello a tutti per cercare di rispettare le indicazioni date dalla Protezione Civile e dagli esperti: "stare a casa".
"Non vorrei che il mio nome finisse in quell'elenco… – scrive Andrea – Le persone ignoranti potrebbero dire "ma tanto era già malato" come adesso stanno dicendo "muoiono solo glia anziani", perché non è così! State a casa, fatelo per noi, per tutte quelle persone che sono fragili, sicuramente nella vostra famiglia ci sono dei nonni, genitori, persone che hanno problemi di salute, fatelo per loro, hanno bisogno in questo momento difficile del vostro aiuto! State a casa".
Andrea ci scrive una lettera e chiede a Voce Pinerolese di pubblicarla affinché la gente comprenda che prendere con superficialità il coronavirus può creare pericoli per la vita delle persone più deboli e fragili. Pubblichiamo il testo integrale di Andrea e chissà se ci sarà qualcuno pronto ad aiutarlo, incoraggiarlo, magari con una semplice parola…
Dario Mongiello
Nella foto Andrea con la moglie dopo l’intevento con il quale lei aveva donato il suo rene a Andrea. Andrea ci ha autorizzato a pubblicare nome e cognome ma abbiamo preferito metettere solo il nome. Anche per la foto Andrea ci ha autorizzati a pubblicarla in maniera "integrale" ma, anche in questo caso, abbiamo preferito mettere un effetto pixel
La lettera di Andrea
"Mi chiamo Andrea, ho 44 anni e sono un trapiantato e vivo nel pinerolese. Sono molto preoccupato per la mia salute, chi mi conosce, e sono tanti, si è sempre stupito di come ho affrontato i miei problemi di salute, con il sorriso, sempre. Nel 2003, in concomitanza alla morte di mio padre, mi viene riscontrata una malattia autoimmune, dal nome Glomerulonefrite di Berger, una malattia renale e mi viene comunicato che questa malattia non sarebbe stata curabile, l'unica cosa era posticipare il più possibile attraverso i farmaci l'entrata in dialisi ed il trapianto di rene. Riesco, grazie ai farmaci, ad arrivare fino all'ottobre 2012, da quel momento in poi però la mia vita cambia radicalmente, i reni non funzionano più e sono costretto alla dialisi in attesa di entrare in lista ed attendere un donatore per il trapianto. Vengo catapultato in un limbo. Dopo circa quattro anni di dialisi, nel 2017, la donna stupenda che mi sta accanto, mia moglie Giusy, decide che è arrivato il momento di smettere di fare quella vita, sia io che lei, perché purtroppo non era solo la mia vita ad essere rovinata, ma anche quella di chi vive con un dializzato. Il mio angelo decide di donarmi un rene e non potete cosa ha dovuto affrontare prima di arrivare al giorno della donazione. Il 31 agosto del 2017 arriva il fatidico giorno e la possibilità per me di poter rinascere: ma le cose non vanno bene. Dopo un giorno dal trapianto ho un'emorragia interna ed una trombosi, rischio anche la vita e dopo 6 giorni mi viene espiantato il rene. La disperazione è stata tanta, sia perché non avrei ripreso una vita normale, ma soprattutto perché mia moglie si ritrovava ad avere un solo rene. L'unica cosa che mi rimaneva da fare era per forza tornare in dialisi ed aspettare e sperare che il telefono squillasse e che mi venisse comunicato che un altro angelo, questa volta però volato in cielo, mettesse a disposizione un suo rene, per farmi tornare alla vita. Il 24 dicembre 2019 alle 23.45, circa due mesi fa, il telefono è squillato, era il centro trapianti dell'ospedale Molinette, un'emozione incredibile! Il 25 dicembre alle 23.30 vengo trapiantato. Per quelli che non lo sanno, una persona trapiantata, è costretta per tutta la vita a fare una terapia immunosoppressiva per evitare il rigetto, quindi il mio sistema immunitario è compromesso, rendendomi così più esposto. Ed per questo che ho tanta paura e sono molto preoccupato a causa di questa epidemia da Coronavirus. Sono abituato già da due mesi a portare la mascherina, a non stare in ambienti chiusi e con tante persone, e quindi è da circa due mesi che cerco di stare a casa il più possibile, esco solo per andare in ospedale due volte a settimana a fare i prelievi di controllo. Per via della forte immunosoppressione sono una persona debole, come i pazienti oncologici, gli anziani e tutti quelli con patologie croniche, siamo più fragili, abbiamo bisogno di protezione e quindi dell'aiuto di tutti voi, soprattutto in questo momento. Faccio un appello, non è difficile cercare tutti insieme 15/20 giorni di sacrifici, io sono 17 anni che mi sacrifico a causa della mia malattia, voglio sperare che per me non sia finita qui. Non vorrei che il mio nome finisse in quell'elenco. Le persone ignoranti potrebbero dire "ma tanto era già malato" come adesso stanno dicendo "muoiono solo glia anziani", perché non è così! State a casa, fatelo per noi, per tutte quelle persone che sono fragili, sicuramente nella vostra famiglia ci sono dei nonni, genitori, persone che hanno problemi di salute, fatelo per loro, hanno bisogno in questo momento difficile del vostro aiuto! State a casa".