Cronaca

"Vaccini, vascello dell’intelligenza umana nella bufera del sospetto". Accademia Scienze

di Piergiacomo Oderda

La mail di Guido Forni (frngdu@gmail.com) campeggia sul maxi schermo della Sala Mappamondi dell’Accademia delle Scienze a Torino. Titolo dell’incontro: "I vaccini, vascello dell’intelligenza umana nella bufera del sospetto". Amalia Bosia lo presenta sul lato affettivo, «un collega particolarmente caro nella Facoltà di Medicina e Chirurgia dove abbiamo insegnato per anni agli stessi studenti e partecipato allo stesso Consiglio di Facoltà». «Uno degli immunologi scientificamente più significativi, nato tra l’urlo delle sirene in rifugio durante un lungo bombardamento angloamericano su Torino» (1944). «Dopo una disastrosa scuola media e uno stentato liceo classico», si è iscritto a Medicina nel 1964, conseguendo il premio per il miglior esame in patologia (prof. Gaetani). Laureatosi nel 1969, è divenuto assistente e Professore associato nell’Istituto di microbiologia. Dal 1986 diventa Professore ordinario di immunologia all’Università di Torino. Nel 1991, fonda il centro di Immunogenetica e oncologia sperimentale alle Molinette, lo dirige fino al 1996. Dal 1999 è membro dell’Accademia nazionale dei Lincei. Dal 2002 al 2005 dirige il Centro di ricerca di Medicina sperimentale (CeRMS), sempre alle Molinette. Nel 2004 viene insignito del premio Feltrinelli per la sua ricerca sull’immunologia dei tumori. Dal 2012 al 2018 è consulente della ditta Indena di Milano,  per produrre vaccini a DNA per la prevenzione dei tumori. Dal 2012 a oggi, insegna immunologia al Master di Hué in Vietnam. Lo scorso anno è stato Visiting professor in Bosnia Erzegovina. Trecentocinquanta le pubblicazioni su giornali scientifici di prestigio. E’ coautore con Piero Musiani di un libro di testo di immunologia, disponibile "on line" ("Basic Immunology"; https://issuu.com/guidoforni5/docs/2019o), predisposto per il corso tenuto in Vietnam, «un testo utile non solo per gli studenti, bellissime le rappresentazioni grafiche».

Bosia sintetizza i temi affrontati da Forni nella sua ricerca, l’aspetto immunitario nel rapporto tumore/ospite, la messa a punto di una terapia innovativa. La capacità delle citochine  di esercitare effetti sul sistema immunitario per individuare cloni nascenti di cellule neoplastiche. Un ulteriore aspetto è rappresentato dalla vaccinazione a DNA contro gli oncoantigeni. Il suo gruppo di ricerca ha dimostrato il successo dei vaccini in topi geneticamente predisposti al tumore. Bosia sottolinea l’immunità anticorpale, la produzione di anticorpi indotta dai vaccini agendo sull’onco antigene e l’immunità cellulare, attraverso la stimolazione della reazione dei linfociti T. Infine, sottolinea, commentando il titolo della conferenza, «la capacità di ironia» del relatore.

Guido Forni parte da un concetto, l’organismo umano è attraente per i microbi. La prima barriera è rappresentata dai due metri quadrati di pelle, dalla mucosa respiratoria e intestinale. Utilizza la metafora della "barriera allarmata", se viene superata mette in allarme e si ha una reazione violentissima infiammatoria che rintuzza in brevissimo tempo l’invasione dei microbi ("fast and furious"). La terza linea di difesa è rappresentata dai linfociti T e B. Sono 100 miliardi di cellule (1011), ognuna riconosce un unico bersaglio. Il linfocita si riproduce e crea un clone di cellule identiche, i linfociti effettori. La persistenza dei cloni conferisce un concetto più volte ripetuto in conferenza, la memoria immunitaria. L’arrivo di una seconda invasione di microbi non è più riconosciuto solo da un linfocita ma da una popolazione espansa, anche mille volte superiore. L’umanità si è accorta molto presto dell’efficacia della memoria immunitaria, già un passo di Tucidide recita, "la malattia non colpiva due volte la stessa persona". L’intelligenza umana cerca di indurre una memoria immunitaria sin dai tempi del vaiolo che uccideva quattro persone su dieci infettate. La "variolizzazione" consisteva nel tritare le pustole e insufflarle nel naso delle persone. Cita Mary Wortley Montaigu e i tre volumi di lettere scritte durante i suoi viaggi in Europa (1763). Si parla di una vecchierella che conserva in un guscio di noce la materia vaiolosa di cui introdurre una stilla con l’ago. Pietro Verri scrive l’opera "Sull’innesto del vaiolo", analizzando pericoli e vantaggi. Un’ode viene composta da Parini mentre G. Washington è autore del primo esempio di prevenzione militare. Si arriva al 1798 con Edward Jenner che nota come le mungitrici venissero infettate dal vaiolo bovino, «la piccola malattia conferiva immunità totale». Il 14 maggio 1796 vaccina James Phipps inoculando un fluido di pustole di derivazione vaccina e trasferisce, due anni più tardi, la metodica in una pubblicazione. Si occupa di questa malattia dal 1805 al 1814 anche Michele Buniva. Nel 1880, Louis Pasteur inaugura i vaccini basati sull’attenuazione del morbo. Nell’evoluzione tecnologica dei vaccini, si passa dai microbi vivi attenuati, alla purificazione di pezzi di microbo, agli anelli di DNA e RNA.

La vaccinazione ha un ruolo nel ritardare l’invecchiamento. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, salva 7200 vite al giorno. Il mancato accesso alla vaccinazione per le nazioni più povere rappresenta «una violenta ingiustizia sociale». Il numero di "Science" del novembre 2019 riferisce che due tipi di virus della poliomelite non esistono più. Più difficili da contrastare sono la malaria, la meningite, l’influenza. HIV, TBC e raffreddore sono ancora da sconfiggere. Il ragionamento di Forni si concentra sul passaggio per la creazione di vaccini dall’istituzione statale a quella privata. Fare un vaccino è un’impresa commerciale rischiosa. Richiede novecento milioni di euro, una decina d’anni, una percentuale di successo del sei per cento. Cita le campagne dell’Unicef, la Gavi o Global Alliance for Vaccine Immunization che riunisce vari Istituti, fra cui il Vaticano, che promuovono finanziamenti dinamici per la produzione di oltre un miliardo di dosi in una realtà produttiva sita in India. Il vaccino contro difterite, tetano e pertosse (DTP) ha contribuito alla riduzione della mortalità dei bambini sotto i cinque anni (7,6 milioni nel 2018). Si studia come stoccare e come produrre milioni di dosi il più velocemente possibile per le epidemie che verranno.

Con il Wuhan Coronavirus, Sars-Co V-2, si è affidato a vari laboratori americani lo studio di vaccini a DNA, RNA, si sono coinvolti scienziati in Cina, Hong Kong, Belgio, Germania. E’ difficile, tuttavia, che siano pronti prima dell’estate. Il coronavirus uccide una percentuale pari allo 0,2-2% delle persone che infetta, principalmente anziani in quanto l’immunodeficienza accompagna l’invecchiamento. Per la persona anziana, è più difficile mettere a punto una nuova memoria immunitaria, «è più facile rinfrescare la memoria acquisita precedentemente».

Guido Forni lancia alcune proposte in tema di "vaccini e invecchiamento in salute". Consiglia di rivaccinarsi contro il tetano, malattia rara che colpisce neonati e puerpere, specie in Africa e in Cina, ma anche i pensionati. Occorre evitare le infiammazioni e fa l’esempio del morbillo. Il virus penetra, si riproduce nell’organismo per dieci, quattordici giorni. L’organismo reagisce producendo interferoni, si scatena una reazione infiammatoria dolorosa. La febbre alta è un meccanismo immunitario, il virus non regge il cambiamento di temperatura, l’iperproduzione di muco ingloba virus e batteri. I linfociti killer uccidono le cellule infette che creano le caratteristiche macchie rosse o esantemi. In un articolo pubblicato su "Time Magazine", si spiega come le infiammazioni diffuse siano la base per le più temute malattie della media età e delle persone anziane (artrite, colite ulcerosa, psoriasi, malattie autoimmuni, diabete di tipo 2, cancro, Alzheimer). I vaccini contro le malattie limitano le conseguenze che si prolungano nel tempo di questi malanni. Infine, occorre sfuggire alla triade "maledetta" degli anziani, l’influenza, lo streptococco dei polmoni, l’herpes zoster. Secondo uno studio pubblicato l’anno scorso su "Nature", nessuna patologia è così devastante per la salute pubblica ed economica come l’influenza. Colpisce da tre a cinque milioni di persone, il 70 per cento degli ospedalizzati ha più di 65 anni.

Ci sono 18 tipi diversi di tipo H (glicoproteina Emoagglutinina) e 11 di tipo N (glicoproteina Neuraminidasi). Forni cita l’influenza suina (H1N1), l’asiatica (H2N2), quella di Hong Kong del ’68 (H3N2). Come si arriva al vaccino? Si selezionano i sottotipi più probabili. L’efficacia non supera il 60% in quanto il virus va incontro a mutazioni.

Lo streptococco pneumoniae provoca polmonite, meningite, otite, sinusite. Il vaccino rientra nel piano nazionale di prevenzione. Scoperto nel centro di ricerche di Siena, ha un’efficacia che arriva al 70%. Infine, l’Herpes Zoster, una piccola parte del virus del morbillo e della varicella persiste latente in qualche parte delle cellule. «Si riattiva quando diminuisce la sorveglianza dei linfociti T». Si pone la fatidica questione, «perché tanti movimenti contro i vaccini?». «I vaccini non curano, proteggono contro un ipotetico rischio di malattia», sono tanto più efficaci quanto maggiore è la condivisione. Si tratta di «un atto di medicina preventiva somministrato a chi sta bene per prevenire il rischio di contagio». La protezione indotta può non essere completa, dipende dal nostro sistema immunitario, dalla capacità di rispondere elaborando memoria immunitaria. Viene considerata un’intrusione del pubblico nella sfera privata, in un’alterata percezione del rapporto rischio/benefici. Invita a consultare un rapporto sui vaccini, presente tra i documenti raccolti nel sito dell’Accademia nazionale dei Lincei (https://www.lincei.it/sites/default/files/documenti/Articles/vaccini_def12maggio2017.pdf).

 

Piergiacomo Oderda

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