Non servono cannoni, carriarmati e contraerea.
Liberiamo la mente dai ricordi del passato, dove, forse, l'esplosione di un proiettile o il boato di una bomba erano suoni tragicamente liberatori. Oggi il nemico è subdolo, si incaglia sul fondo dei polmoni e scava senza tregua.
Così almeno ci viene raccontato.
Virus di laboratorio levantino oppure codice di allerta capitale e capitalista.
L'Italia, paese delle 1000 contraddizioni, non riesce a fare a meno di consolidare la propria essenza e di continuare ad essere uguale a se stessa.
Con meticolosa trasparenza riesce a condividere dati al mondo intero che altro effetto non hanno se non quello di dileggiare le italiche "virtù".
Per i nostri coinquilini continentali sembra esservi solamente la difficoltà di un paese inadeguato, di una razza inferiore, diciamolo pure, di una masnada di lavativi.
In realtà credo che non si sappia molto di tutta questa situazione, né all'interno dei nostri confini né al di fuori di essi.
L'andamento delle borse rappresenta un elemento davvero rilevante. Così come l'area geografica in cui si sta rapidamente diffondendo il contagio.
L'unica cosa che al momento mi pare certa è la consueta speranza di poter venirne a capo senza troppi danni. Sperando in lucidi segnali di sfavillanti menti che solo il nostro stivale riesce a produrre.
Come già avvenuto nelle settimane precedenti, sono persuaso del fatto che i nostri straordinari ricercatori copriranno quel palmo di terra di nessuno della scienza dove neanche i più robusti investimenti possono alcunché.
Nel frattempo mi ritirerò in Molise, terra dei miei avi, beneficiando di un cognome – non certamente albionico, per non essere sottoposto alle quarantene di rigore.
Piccola rivincita e nemesi storica del grande sud. Avv. Luca Paparozzi