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«Ci piace che si sappia qualcosa in più della storia del nostro territorio». Pinerolo

18/01/2020 10:26

di Piergiacomo Oderda

«Ci piace che si sappia qualcosa in più della storia del nostro territorio». Andrea Balbo si rivolge all'uditorio radunatosi in biblioteca in occasione del varo del Bollettino della Società Storica  Pinerolese (36° anno 4^ serie). Gli onori di casa sono a cura di Gianpiero Casagrande, direttore della biblioteca e autore di un contributo su Antonio Francesco Parisi, «studioso nel campo della storia delle biblioteche che merita un rilievo internazionale». Andrea Balbo ricorda i due convegni svoltisi nel 2018, sul tema della “Tutela e valorizzazione dei beni degli Acaja nel 600° anniversario della dinastia” (14 dicembre) e su “Storici e storie di Pinerolo. Un bilancio storiografico per una nuova storia di Pinerolo” (15 dicembre). La Società Storica si era presa l'impegno di pubblicare gli atti, «gli articoli che si trovano nel Bollettino possono dare una buona idea della qualità di sfide e prospettive che possono rappresentare la storia del territorio». Una storia di Pinerolo richiede «un lungo cammino di gestazione complessa». E' stato conferito l'incarico di coordinamento «con plauso unanime» al prof. Grado Giovanni Merlo ma per ragioni strettamente personali non potrà portarlo avanti. Il presidente della Società storica non abbandona l'idea di dare vita ad una storia organica di Pinerolo “Deo favente”, una fra le molte espressioni latine che ricorrono nella serata.

La prima parte del Bollettino è costituita dagli atti dei convegni. Tra i contributi sul primo, Andrea Balbo investiga «su quello che possono fare le società di ricerca storica locale per favorire lo sviluppo della ricerca in interazione con coloro che si occupano della valorizzazione del territiorio». Lorenzo Bosco della Soprintendenza fa il punto sullo stato dei lavori per la messa in sicurezza del cosiddetto Palazzo d'Acaja. Balbo coglie l'occasione per esprimere l'auspicio di vedere sparire le coperture “quam celerrime”. «Abbiamo tanti, troppi spazi vuoti, spazi storici di altissima importanza il cui recupero deve entrare nella logica della valorizzazione. Non può essere demandata ad una visione miope, occorrono progetti di largo respiro». Il primo lavoro relativo al secondo convegno, ad opera di Paolo Buffo, è l'occasione per porre in luce la questione delle fonti, «bisognerà intendersi quando faremo la storia di Pinerolo», anche il concetto di Pinerolo e di Pinerolese non è di interpretazione univoca. Il problema delle fonti è reintrodotto dall'autore dello studio collegato ai principi di Savoia Acaja. Molti sono gli archivi da compulsare, su cui lavorare ma il punto nodale è dolente è «chi farà questi lavori?». Fra i  convenuti in biblioteca c'è chi sa come il lavoro debba essere svolto quanto a metodologia ma non ha tempo oppure è impegnato in altre attività lavorative. L'auspicio della Società storica è quello di «far lavorare gente giovane che ha il gusto dell'avventura bellissima anche se si risolve con un pugno di mosche». Ricercare significa «scoprire cose che non sono note». Balbo cita Kavafis in “Itaca”, «il senso del viaggio sta nel viaggio, non importa cosa troveremo, l'importante è che abbiamo viaggiato, siamo andati a cercare».

Gianpiero Casagrande passa in rassegna Demo, Zanelli, Parisi, i primi bibliotecari alla direzione dell'Alliaudi. Paolo Cozzo si occupa di “Istituzioni ecclesiastiche e vita religiosa”, Marco Fratini traccia “bilanci e prospettive dell'arte medievale a Pinerolo e nel Pinerolese”. Luigi Provero sottolinea come il dominio degli Acaja “abbia attribuito a Pinerolo una centralità politica che non ha riscontri nei periodi precedente e successivo”. Simone Baral si pone alla ricerca di tracce “per una storia assistenziale”. Anna Lisa Barra riprende la trattazione sul codice di Tito Livo, “custodito proprio nella biblioteca di Pinerolo” (manoscritto 66). Il manoscritto 82 contiene i “Sermones” di Bernardo da Chiaravalle. Simone Bonicatto redige un “aggiornamento sulla pittura pinerolese alla fine del Medio Evo”. Davide De Franco lavora su un terreno «su cui siamo scoperti», osserva Balbo, la storia economica e precisamente “le fonti dell'intendenza per un'analisi economica del Pinerolese”. Andrea Pezzini studia le vicende legate all'inquieto prete modernista, don Giacomo Taramasso, sospeso nel 1909 dall'allora vescovo di Pinerolo in seguito alla pubblicazione del testo “Scandali clericali e loro vivaio”.

Per la sezione “Argomenti”, Massimiliano Brunetto e Gervasio Cambiano scrivono sul tema “Porcellane a Vinovo nel XVIII secolo”. «Stiamo combinando una presentazione del Bollettino a Vinovo», propone Balbo. Franco Carminati parte dalla relazione tecnica di Paolo Ignazio Porro sul progetto dell'”orologio astronomico marcante e battente da collocarsi all'apice del campanile della chiesa di San Maurizio in Pinerolo”. Giancarlo Libert si occupa della “storia della presenza del mondo pinerolese nel resto del pianeta” e traccia il profilo di “Juan Battista Vairoletto, il Robin Hood della Pampa”. Ilario Manfredini ha redatto un testo dal titolo “Gli antichi statuti comunali di Virle Piemonte: una storia lunga seicento anni” da cui è tratto il contributo per il Bollettino. Il rotolo è stato restaurato dal laboratorio di Novalesa, Balbo auspica che si arrivi alla trascrizione completa e ad una traduzione in italiano.

Silvia Faccin e Maria Luisa Russo hanno lavorato su “Il vestito del libro: le legature” nell'ambito di un progetto di censimento delle legature del Piemonte, iniziato da Francesco Malaguzzi. Lo studio di Adolfo Serafino, “Note storico demografiche su Prali e Rodoretto, alta val Germanasca” rivela un notevole mondo archivistico «anche in aree dove ce ne saremmo aspettato di meno», osserva Balbo. La terza parte del Bollettino, dedicata a “Riflessioni”, recupera una lezione di Elvio Fassone, “Cittadini si diventa”, per gli studenti del liceo Porporato, in ricordo della prof.ssa Mariella Amico e della consegna delle borse di studio a lei intitolate. «E' stato un momento emozionante, di alto profilo civile». «Cosa vogliamo fare nel 2020?» Andrea Balbo conferma gli appuntamenti delle conferenze di primavera e di autunno, pur con sede da verificare. Entro giugno dovrebbero essere disponibili gli atti sulla di giornata dedicata a Cavour romana. Si vorrebbe «una celebrazione ampia e articolata dei moti del 1820». Per quanti vogliono sottoporre articoli, recensioni, contributi occorre contattare informalmente la segreteria entro marzo per poi consegnare il testo a metà settembre. «Un momento importante per uno scambio di idee e proposte» è l'assemblea dei soci, prevista entro aprile.

 

Piergiacomo Oderda

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