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Torino spiritualità. "Non è detto che la scienza renda la vita migliore»

13/10/2019 21:56

di Piergiacomo Oderda 

Marco Pautasso si chiede chi siano i viaggiatori notturni, guardando l'opera di Alessandro Sanna, “copertina” di Torino spiritualità. «Persone speciali. Non hanno paura di immergersi nelle tenebre. Raccontano la notte della storia. Scandagliano gli abissi dell'animo umano». Nicola Lagioia, come si trovasse di fronte ai microfoni di radio 3, investe di parole il pubblico del teatro Gobetti, durante il festival di Torino spiritualità. «E' la prima volta che partecipo come relatore». Affronta il tema della notte «nell'arte di raccontare storie», cercando «fra tutti i sistemi simbolici che suggerisce». E' l'occasione di un viaggio sotterraneo dentro se stessi. Quando tutto diventa buio, fiammeggiano la luna e le stelle. Il direttore del Salone del Libro di Torino riflette sui tempi in cui non c'era la corrente elettrica. «Il buio si impossessa del mondo e prodigiosamente si vede qualcosa che di giorno ci sfugge». Richiama «l'atto di nascita della letteratura italiana» ricordando che abbiamo avuto sette secoli di letteratura «prima di avere un'Italia». Nel suo viaggio oltremondano, Dante si smarrisce nella selva nel 1300, nella notte fra il sette e l'otto aprile (oppure fra il 24 e il 25 marzo). «La notte lo avvolge per essere trascinato in un'altra dimensione». Tra i racconti dell'orrore della notte spiccano le vicende di Frankenstein (1816). Lagioia individua aspetti di vicinanza con l'autrice, Mary Shelley, «stiamo per creare una nuova intelligenza artificiale». Frankenstein è uno scienziato, «la scienza dovrebbe essere il massimo della “chiarità”», invece, viene associata alla notte. «Assimila conoscenze mediche, si reca di notte nel cimitero, apre le tombe, studia il percorso degenerativo dei cadaveri». Il sottotitolo relativo al moderno Prometeo svela «l'indole che ci porta a frugare nell'abisso».
«Non è detto che la scienza renda la vita migliore». Lagioia accenna al “secolo breve”, la fine della modernità si ha con la prima guerra mondiale, «gli scrittori si rendono conto della notte in cui si è precipitati». Cita Thomas Mann con “La montagna incantata” (o “magica”), «malati di tbc che si rifugiano in sanatorio fra le due guerre». «Thomas Mann vede il nazismo prima che arrivi» nell'individuare due personaggi, l'italiano Settembrini, con il suo «faro rischiarante della ragione» e il gesuita Naphta, prototipo delle camicie brune. Franz Kafka con i suoi racconti, “La Metamorfosi”, “Il Processo”, “Il Castello”, “Nella colonia penale”, forse con la morte per tbc è stato risparmiato da una fine peggiore. «Le tre sorelle sono morte nei campi di concentramento».
Prende un po' di fiato e parla della sua inquietudine. Dopo il primo mese in cui  aveva perso quattro chili per la tensione di andare in trasmissione, un tecnico della radio aveva sentenziato che in radio non ci si deve preoccupare se si dicono sciocchezze, semplicemente «non puoi stare zitto». 
Primo Levi pose la questione su «come affrontare l'indicibile». «Prova a raccontare il non raccontabile attraverso la ragione». Definisce “Sommersi e salvati” (1986) «il libro più vertiginoso». La letteratura è «un'arte che ci aiuta a fare i conti con quel tipo di notte». Il discorso sfila tra “Cime tempestose” (Emily Bronte, 1847), “Cuore di tenebra” di J. Conrad (1899), «un viaggio nella notte della nostra civiltà», e “Viaggio al termine della notte” (1932) di Louis-Ferdinand Céline, tradotto da Ernesto Ferrero. Ungaretti con “Veglia” narra in versi un'intera nottata in trincea, «la letteratura non risponde alle grandi domande, ne pone altre ancora più grandi e misteriose».
Passa a leggere “Dimensione” di Alice Munro, premio Nobel 2013, un racconto tratto dal libro “Troppa felicità” (2011), la storia di Doree, del marito Lloyd, di tre figli. Un racconto triste, lancinante, una notte tragica pur con un finale che apre ad una nuova dimensione di vita.
 Nella foto da sinistra Lagioia e Pautasso 
Piergiacomo Oderda
 

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