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Educazione ambientale: conferenza di don Domenico Cravero

05/10/2019 10:14

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Don Domenico Cravero interviene presso il Centro Servizi Didattici della Provincia di Torino al corso per docenti coordinato dal liceo Darwin di Rivoli. Espone le sue pubblicazioni sulla scrivania, in particolare il testo “Terra, cibo, vita. Teoria e metodologia dell'agricura®” (Mimesis, 2018). Nell'ambito del  corso di educazione ambientale, la sfida lanciata da don Cravero consiste nel “fare dell'agricoltura un'opera d'arte. La radice teorica va ricercata nella filosofia di Gregory Bateson, «non separate l'individuo dal contesto, l'ambiente umano e culturale; chi lo fa distrugge l'ambiente e l'uomo». «Nella natura e nella mente c'è una specie di continuità». Lascia un indizio per cogliere «tracce di una mente, entrando in un ambiente naturale o artistico riporti l'impressione di qualcosa che ti ha toccato intimamente». «Se nella natura c'è una mente, un campo ordinato, che ha la sua intelligenza, comunica come una musica, un'opera d'arte».

Il comparto agricolo offre ancora possibilità occupazionali, osserva, vivendo a Poirino, come «le numerose cascine sparse nel territorio tra Chieri e Carmagnola abbiano tutte almeno un figlio appassionato di agricoltura. Questo garantisce il futuro». I cambiamenti climatici, nuove patologie richiedono continuo studio e formazione. «Occorre unirsi, creare legami, lavorare in modo cooperativo».

Don Cravero si sofferma sulla dimensione terapeutica dell'agricoltura, «l'ambiente può curare le patologie o abilitare certe malattie di natura neuronale, p. es. l'autismo, su cui ci sono pochi percorsi efficaci di cura». Se la terra funziona come terapia, allora vale la pena investire in ecologia. Cento bambini della sua Estate ragazzi hanno preferito il laboratorio dell'orto rispetto a musica, danza, teatro. «L'orto è un palcoscenico per vivere emozioni intense». Illustra il suo progetto con tre titoli, “amare la nostra terra” è il primo, «ami la terra se la consideri tutt'uno con te». “Amare il nostro tempo” richiede un'integrazione tra l'alta tecnologia, l'intelligenza artificiale e la percezione del nostro corpo. Infine, “amare il nostro lavoro”, «qualunque lavoro ha bisogno di riferirsi alla terra». Un'altra tripletta di tesi: “di terra si vive”, “con la terra si sta bene”, “la terra guarisce”. «La nuova agricoltura può essere soltanto biologica». Nell'ottica dell'”agricoltura blu”, va promosso un rigoroso risparmio di acqua nel modo di trattare il terreno. La fertilità del terreno è data da «batteri che trasformano il materiale organico in alimenti che le radici possono assumere». Don Cravero introduce l'idea di “democrazia alimentare”, «creare luoghi di dibattito, di ricerca, con adulti, adolescenti, bambini per decidere come orientare gli acquisti e la scelta alimentare delle nostre tavole». Quanto al “ben-essere”, don Cravero riprende quanto pubblicato nel testo “Cantare la terra. Coltivare con sapienza per vivere con gusto” (Effatà, 2015). «Perché ho insistito sulla musica? Il lavoro agricolo era continuamente animato da musica e canzoni». Nei suoi ricordi d'infanzia, le colline albesi facevano da eco per i canti dei lavoratori nelle vigne. «La raccolta del mais, la trebbiatura del grano, la vendemmia erano momenti di passione canora». In particolare, il parroco di Poirino ha sperimentato la “rapterapia®”, «una musica che si presta a raccontare, dire, denunciare, esprimere, comporre testi», promuove lo sviluppo del pensiero e della parola. Nella ricerca precedente (“Alimentare il corpo, nutrire l'anima. Cibo e affetti, gesti e parole attorno alla tavola”, EMP, 2014) in cui ha raccolto mille questionari su come bambini, ragazzi e adolescenti stanno a tavola, emerge la “dis-educazione alimentare”, «a casa si partecipa poco alla scena della tavola». Infine, don Cravero ha assunto seriamente la lezione di “guarigione” che la nuova legge (141/2015) attribuisce all'agricoltura sociale. «Delineata la patologia, definito l'handicap, si individua il rimedio attraverso l'Agricura®». Don Cravero cita gli studi di Daniel Stern sulle “forme vitali”, «l'agricura® amplia e rende efficaci le forme vitali, creando relazioni empatiche, attivando automatismi funzionanti». Tra abilitatore e utente si crea nell'atelier agricolo «un flusso dinamico attraverso una partitura in modo simile all'atelier di musicoterapia». Da valente informatico, il sacerdote ha creato un'”app” che permette di collocare gli obiettivi dei Piani Educativi Individualizzati (PEI) con una delle ventisei variabili disponibili in qualsiasi stagione nel settore agricolo. Ad esempio, la potatura, «metafora del sacrificio», permette di lavorare come terapia sulla forma isterica dell'angoscia, con il soggetto autistico sulla resistenza al cambiamento, come capacitazione o pratica abilitativa per chi è in situazione di handicap grave, la previsione sullo svolgimento della giornata. «L'agricoltore dice come si fa a potare, il processo che il terapeuta sviluppa accompagnando l'utente. La seduta terapeutica successiva collega il tema alle forme vitali». «Scegliere il ramo giusto, contare il numero di gemme, immaginarsi come si svilupperanno. Operi la trasformazione sulla pianta e su di te».

Le domande del dibattito permettono di ragionare sulle erbe infestanti. Le erbe non desiderate «non sono identiche in ogni terreno, in ogni epoca. Sono specifiche della cura di quel terreno in quel momento. Se vorrai capire cosa sta vivendo il microcosmo di quel terreno non devi guardare la coltivazione che hai messo ma come si sviluppano le erbe spontanee. Il diserbo non permette nessuna conoscenza».

 

Piergiacomo Oderda

A destra don Domenico Cravero 

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