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«E’ scomodo stare a sinistra?». Chiamparino alla festa del PD

18/09/2018 11:36

di Piergiacomo Oderda

Luca Ubaldeschi, vicedirettore de “La Stampa”, pone una domanda secca: «E’ scomodo stare a sinistra?». Sergio Chiamparino, presidente della Regione Piemonte, veste maglia granata (“ça va sens dire”) e illustra le motivazioni che l’hanno condotto ad offrire la propria disponibilità per un nuovo mandato. Dopo aver ringraziato tutti i volontari, «vera anima della festa» del Partito Democratico, rievoca lo scenario che si era presentato nel seminario di luglio in Via Baltea. Si era prevista già allora una sua candidatura, in alternativa la ricerca di una soluzione nuova oppure di un nome esterno alle formazioni politiche. L’8 settembre, Chiamparino ha anticipato una riunione di coalizione confermando la propria intenzione di candidarsi. La prima ragione è la consapevolezza di essere riusciti a «fare un buon lavoro. La situazione era pessima, con sette miliardi e mezzo di disavanzo». Si lancia in una metafora, «abbiamo rimesso una barca che stava colando a picco in grado di navigare». Il Parco della salute rappresenta «il più grande investimento sulla sanità a livello europeo. Non vogliamo lasciare che il buon lavoro fatto in tutti i campi vada disperso». Aggiunge la necessità di «vigilare perché investimenti così importanti sono sempre a rischio che il minimo intoppo ostacoli la realizzazione in tempi decenti».

Il presidente della Regione assegna come voto una «buona sufficienza, sette!», accompagnato dal detto in vernacolo, «esageroma nen». La seconda ragione della candidatura riguarda la preoccupazione che «questo contratto di governo per il Piemonte abbia tratti di scelleratezza e il rischio di metterlo in un angolo». La Lega, definita “dominus” del governo, ha la propria base nel Nordest. Quando Salvini fa l’elenco delle infrastrutture che si propone di fare (Pedemontana, Pedemontana lombarda, Terzo Valico, Tap), solo sulla Tav dice: “valuteremo!”. Chiamparino ritiene che la Tav sia «collegamento vitale» e rischia di diventare «merce di scambio per la tenuta del governo». «La Tav è una delle due grandi arterie, insieme al Terzo Valico, per Piemonte, Liguria e parte Ovest della Lombardia. E’ una piattaforma logistica in grado di farci competere con le piattaforme del Nord Europa». Da 107 giorni, attende una risposta dal ministro Toninelli relativa ad un incontro sull’Asti Cuneo. I lavori sulla Cherasco Alba potevano già partire nell’anno in corso. «La mia figura è utile per costruire un’alleanza per il Piemonte (non con Forza Italia o con i grillini) per interloquire con le forze che hanno sostenuto il governo e che potrebbero cambiare idea». Il giornalista paventa il cambio di nome del partito suscitando proteste dal pubblico. «Su togliere i simboli ci penserei – replica Chiamparino – semmai aggiungere, aggregarne». Sulla scheda delle europee ci saranno i simboli dei partiti tradizionali, simmetricamente sulla scheda delle regionali «conviene far trovare qualche altro simbolo che parli piemontese».

La terza ragione della candidatura è la questione europea per opporsi al “sovranismo”, «soluzione facile, accattivante» a cui si aggrappa l’Occidente, sconfitto dalla globalizzazione. «Alcuni ingredienti che hanno preparato la fase del totalitarismo nel Novecento ci sono tutti, nella testa della gente più che nell’intenzione di qualcuno: il bisogno di trovare un nemico». «Non possiamo venir meno alla piattaforma ideale dell’Europa di Ventotene, semmai occorre rovesciare le politiche che l’Europa ha fatto da Delors in poi, riformare radicalmente le politiche». Scandisce, «non arrivo a settant’anni per fare il disertore!». Ubaldeschi chiede se qualcuno “ha alzato il sopracciglio” «perché non c’è stato rinnovamento». Il Presidente ribadisce che «il PD e gli altri partiti della coalizione discutano e si pronunzino con i loro organismi. Se decidono che è meglio un percorso pur con difficoltà maggiori per le prossime scadenze ma per mettere mattoni più solidi per le scadenze future, non lo considero un attacco ostile nei miei confronti. Sono pronto a dare il pieno sostegno al percorso senza porre alcuna condizione politica» (allude ad un’eventuale candidatura per le europee). Chiede che il PD e la coalizione decidano «uniti e convinti», due aggettivi determinanti a cui segue un’altra metafora, sempre più ardita, «quando si assalta la casamatta del nemico, tutti devono tirare nella stessa direzione». «Non bastano le dichiarazioni, ci vuole il pronunciamento dell’organismo dirigenziale», il congresso regionale del PD. Il vicedirettore porta l’intervista sui contenuti del programma politico. L’80-85% del bilancio della Regione riguarda la sanità. «La sanità ha due problemi, l’accesso e l’uscita. Funziona male la rete della medicina territoriale e la prevenzione». Si è investito sulle linee diagnostiche e terapeutiche per diminuire i giorni di attesa dalle prestazioni, distanti dai parametri fissati dal ministro. I problemi dell’uscita riguardano «chi vive con difficoltà per i parenti a carico». Serve «innovare profondamente la struttura ospedaliera per renderla all’altezza dell’innovazione».

Qualche battuta sul Salone del libro e la candidatura alle olimpiadi. Secondo una certa “antropologia culturale piemontese” «si preferisce perdere e dibattere sul perché abbiamo perso piuttosto che vincere». Nicola Lagioia non ha la sindrome della sconfitta e sta lavorando con determinazione all’edizione 2019. «Tutto è pronto, bisogna insediare il CdA». Quanto alle olimpiadi, «la candidatura non può essere che a tre (con Milano e Cortina)». A fronte della previsione di 94 gare in Lombardia, 31 in Veneto e 29 in Piemonte afferma: «non sono un esperto ma va riequilibrato». L’ultima metafora relativa alle «sonore batoste» del 4 dicembre 2016 e dello scorso 4 marzo è quella del pugile. «Nel minimo tempo indispensabile per rimettersi dallo schok occorreva fare subito un congresso» in modo che fosse possibile ad ognuno rappresentare la propria opinione.

Piergiacomo Oderda

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