Attualità

Il vescovo che accoglie, che dialoga. Incontro tra il vescovo Olivero e Franco Barbero

di Dario Mongiello

direttore@vocepinerolese.it

(Altro servizio di Piergiacomo Oderda nel giornale consultabile anche on line gratis)

La diocesi di Pinerolo ha ricevuto una grazia straordinaria con l’arrivo a Pinerolo del nuovo vescovo mons Derio Olivero che, in pochi mesi, ha subito dato un’impronta chiara e netta nel suo cammino di pastore: aprire tutte le porte che conducono al dialogo, al confronto, all’ascolto alla parola di Dio. E, in questo commino di fratellanza non poteva non esserci un incontro con Franco Barbero, ex prete dal 2003 che tanto ha fatto parlare (e ancora lo fa) negli anni scorsi.  

 (Franco Barbero è stato estromesso dallo stato clericale da papa Giovanni Paolo II nel 2003 e l’ex vescovo di Pinerolo Debernardi ha dato esecuzione al decreto del Sommo Pontefice. Il decreto era stato preparato dal cardinale Joseph Ratzinger in data 25 gennaio 2002: "è suprema e inappellabile decisione senza alcuna facoltà di ricorso".   E pensare che il compianto mons Giacchetti aveva sempre cercato di evitare questa dolorosa scelta, dolorosa per Franco Barbero e per la Chiesa.)

Tornando al 2018, l’incontro tra mons Olivero e Barbero, è avvenuto il 10 aprile, nella sede della Comunità Cristiana di Base di Pinerolo in via Città di Gap, 13. Ad accogliere il vescovo, nella stanza di un piccolo appartamento, usata per l’ascolto, il dialogo e la preghiera, c’erano anche una ventina di persone che amano Cristo e il Vangelo. Donne e uomini, tutti volontari, tutti in cammino con Barbero nella consapevolezza che è sempre importante saper trasformare gli scritti della Bibbia in parole da portare e diffondere tra la gente. E non solo la parola di Dio ma anche trasformare la parola in atti concreti come accogliere gli ultimi, i sofferenti nel corpo e nello spirito e ricevere chi vuole sentirsi parte di una famiglia. Chi incontra Barbero è consapevole di non essere indicato come diverso bensì come fratello.

L’incontro tra "i due fratelli" inizia con un affettuoso abbraccio e la croce di legno che il vescovo porta appesa al collo si "fonde", si unisce, diventa un tutt’uno con il petto di Barbero. E’ la Croce che unisce gli uomini. 

Tra i due uomini di Dio il dialogo è aperto, sincero e, più volte, Franco Barbero si emoziona, interrompe il suo parlare, e dai suoi occhi scendono lacrime. E’ stato un incontro che porterà i suoi frutti e già c’è un prossimo incontro: leggere insieme il Vangelo.

Un'ora e mezza di dialogo, di racconti, di storie autentiche di vita e di fede. (Leggi servizio a pagina 5)

Franco Barbero sottolinea come la comunità sia un «luogo dove adorare Dio e fare giustizia», secondo l'assunto di Bonhoeffer e mons. Olivero riprende le parole di Bonhoeffer; «è una gran fortuna per un cristiano trovare un cristiano e potersi parlare e pregare insieme, anzi è la prima delle fortune».

Che dire di più?

Foto. Il vescovo di Pinerolo mons Derio Olivero e Franco Barbero insieme ad alcuni volontari della comunità 

 

L'incontro tra mons. Olivero e Franco Barbero

Uomini che amano Dio e seguono il Vangelo

di Piergiacomo Oderda

 

«Grazie per quello che state facendo, magari una volta posso venire a leggere la Parola con voi!». Mons. Olivero lancia una proposta concreta nell'incontro fraterno con la comunità di base di Franco Barbero. Un'ora e mezza intensa dove le voci dei fedeli ripercorrono la storia e provano a tracciare linee di futuro. «Una persona a turno si prepara, – dice Barbero – si legge un commentario; espone quello che c'è da dire sul brano. Poi ognuno dice la sua, cosa la lettura ha stimolato». Le dinamiche di un gruppo biblico entrano anche nell'eucarestia. «La predicazione domenicale non la svolgo io racconta Barbero – con molto impegno dell'assemblea si sceglie chi prepara la predicazione. Così ha un mese di tempo. E' una grande ricchezza, ascolto con enorme piacere». Si affiancano esperienze di impegno, «avvicinarmi a persone che escludevo, tossicodipendenti e sofferenti mentali» racconta una volontaria «mi ha portato a capire che dedicare il mio tempo era un regalo che facevo per me, arricchiva me». Franco Barbero sottolinea come la comunità sia un «luogo dove adorare Dio e fare giustizia», secondo l'assunto di Bonhoeffer.

Altre voci dalla comunità altre voci e racconti di uomini e donne che vivono con Barbero l'esperienza della comunità.  «Un'esperienza per me importantissima è stata la catechesi ai nostri figli, siamo cresciuti nella fede annunciando loro l'amore di Dio». «Se i miei figli hanno mantenuto una fede vera che parte dal Vangelo per dare un significato, un senso alla propria vita è grazie a questo cammino». «Il Vangelo va ritradotto con un linguaggio che sia accettabile in profondità per i giovani». «L'idea di sapere che c'è un Dio che ci ama, ci accompagna, ci tiene compagnia, ci sostiene mi ha cambiato la vita». «Ho imparato cos'è l'amore del prossimo, ho imparato a sorridere anche se non è ricambiato, ho imparato a voler bene a tutti, ad affidarmi alla misericordia di Dio».

Franco Barbero riprende il discorso, il suo dialogo con mons Olivero e con i presenti. «Sono incantato dall'ascolto dei gruppi, dalle ricchezze che vengono fuori dalla narrazione della vita, ogni vita è inedita». Esprime al vescovo la preoccupazione della mancanza di «assiduità e profondità nello studio biblico; non c'è l'idea che la Bibbia sia sorgente, se tu non hai tirato fuori dal pozzo l'acqua viva, la tua fede si spegne». «Come posso aiutare la nostra Chiesa locale a rimettere al centro la Parola di Dio?».

Mons. Olivero innanzitutto ringrazia e riprende le parole di Bonhoeffer, «è una gran fortuna per un cristiano trovare un cristiano e potersi parlare e pregare insieme, anzi è la prima delle fortune». Condivide tre aspetti emersi. «Il Signore si fa a pezzi perché noi si viva. Dio non è il giudice; sono trent'anni che sono prete e far capire questo è una faticaccia». «Dare parole umane alla fede cristiana – prosegue mons Olivero – è un altro compito difficile, altra cosa che mi sta a cuore». Fare tutte le settimane per tutto l'anno «eccetto i due mesi che andavo a fare campeggio con i giovani, è stata la cosa più seria che ho fatto in parrocchia; senza la Parola è difficile dare forma cristiana al vivere». Una preoccupazione forte è non aver ancora visto «una parrocchia che abbia un progetto di cammino serio con i giovani dai quindici anni ai venticinque, non c'è la cura delle giovani coppie». Racconta con simpatia che dopo la nomina a vescovo in tre giorni ha dovuto scegliere stemma e motto. «Giovanni Battista dice ai discepoli "Andategli dietro!". Gesù si volta e dice: "Chi cercate?". Questo è il mio motto. Siamo in ricerca tutti anche con prospettive un po' diverse» per capire «quale sarà la verità del Vangelo, ampia, profonda, ricca». Barbero riprende il pensiero, «cercare una Chiesa dove ci sia la ricchezza delle differenze, l'accettazione», la "Chiesa inedita" di Rahner, «quella che dobbiamo chiedere a Dio ma per la quale dobbiamo anche lavorare». Mons. Olivero cita ancora Bonhoeffer, «la Chiesa è l'unica società per coloro che non ne fanno parte», con il compito di «portare un po' di umanità in questa società disgregata, ripiegata sull'individuo». Dopo l'incontro con i pastori valdesi ha detto: «è bello che siamo così diversi, riusciamo a dire un po' meglio il Vangelo». Ricorda che da sacerdote passava «un terzo del tempo ad ascoltare, un terzo a studiare, preparare, un terzo a fare». Barbero coglie lo spunto per sottolineare la necessità di valorizzare «il sacerdozio comune dei fedeli, i carismi, i ministeri», promuovere «decisioni maturate insieme, responsabilità condivise».

Piergiacomo Oderda

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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