di Dario Mongiello
La gravidanza era a rischio e una giovane donna pinerolese, incinta di sei mesi, in accordo con il suo compagno, ha chiesto al sindaco di Pinerolo Luca Salvai di unirli in matrimonio in ospedale, nel reparto di ostetricia. Alessandra, 21 anni, causa la gravidanza a rischio, non poteva alzarsi dal letto ma il sindaco li ha comunque uniti in matrimonio. Una festa che, purtroppo, si spenta dopo il parto. La neonata non ce l’ha fatta a sopravvivere. Alessandra R. Scrive al nostro giornale per raccontare anche situazioni "umane" che le hanno creato sofferenza.
"Il personale sanitario – scrive Alessandra – non è affatto preparato dal punto di vista psicologico a gestire madri che vivono il mio dolore, anzi, spesso, senza che se ne rendano conto fanno sì che le madri siano vittime di vera e propria violenza psicologica. Sono stata ricoverata per 10 giorni nell’ospedale "Agnelli" di Pinerolo – prosegue Alessandra – ho conosciuto tutti i medici e il personale infermieristico, del reparto ginecologia – ostetricia ma solamente la dottoressa Concetta Vardè e un’inferemiera del reparto hanno avuto la sensibilità di come rivolgersi a me in questa circostanza dolorosa. Avevamo chiesto di parlare con una psicologa che è giunta in reparto ma la stessa è andata subito via perchè quel giorno non era di servizio ed ha rinviato la seduta per la settimana successiva. Io, però, sono poi tornata a casa".
Lei si chiama Alessandra R. 21 anni, una giovane donna che attendeva, insieme a suo marito Riccardo 26 anni, con trepidazione e gioia, la nascita della bambina che portava in grembo da sei mesi. Purtroppo, causa delle complicazioni sorte durante la gravidanza, la bambina non ce l’ha fatta a sopravvivere dopo il parto essendo nata molto prematura. Alessandra e Riccardo avevano il desiderio di sposarsi prima del parto considerata la gravità della situazione che si stava manifestando. Il loro desiderio era quello di essere una famiglia e il sindaco di Pinerolo Luca Salvai, su loro richiesta, si è recato in ospedale e qui, in una camera del reparto di ostetricia, è stato celebrato il matrimonio.
"Sì, ho celebrato il rito civile del matrimonio –afferma il sindaco di Pinerolo Luca Salvai -. Lei non poteva alzarsi dal letto. E' stata una cerimonia molto toccante. Ho poi saputo che la bambina è morta dopo il parto e personalmente, e a nome di tutta l'amministrazione, esprimo la mia vicinanza a Alessandra e Riccardo."
Alessandra, nella lettera che scrive a Voce Pinerolese, (e che pubblichiamo in questa pagina) denuncia anche che "situazioni come la mia non sono affatto rare, molti sono i casi di nati prematuri che non sopravvivono o di morte in utero, e il personale sanitario non è affatto preparato dal punto di vista psicologico a gestire madri che vivono il mio dolore, anzi, spesso, senza che se ne rendano conto fanno sì che le madri siano vittime di vera e propria violenza psicologica".
Questa la lettera che Alessandra R. scrive al nostro giornale.
"Spettabile redazione buongiorno mi chiamo Alessandra e vi scrivo per raccontarvi la mia storia che ritengo essere una di quelle storie che colpisce il cuore di chi legge. Io e mio marito Riccardo ci siamo sposati il sei aprile 2018 nel reparto di ginecologia e ostetricia dell’ospedale civile Agnelli di Pinerolo. Il sindaco di Pinerolo Luca Salvai è uscito dalla sede comunale per noi e ha celebrato le nostre nozze in ospedale poichè io ero stata ricoverata per delle complicazioni gravi sorte durante la mia gravidanza che mi impedivano di potermi alzare dal letto. Ero al sesto mese di gravidanza e rischiavo di perdere la mia bambina perchè mi si era riaccorciato il collo dell’utero. Io e Riccardo dovevamo sposarci a Cameri in provincia di Novara (comune di residenza di mio marito) il sette aprile 2018, ma il matrimonio è stato chiaramente annullato vista la prognosi molto grave che mi era stata fatta. Nonostante tutto non abbiamo rinunciato al nostro sogno di diventare a tutti gli effetti una famiglia. Ci siamo sposati alle ore 15 e il giorno dopo alle 3:15 dopo quattro ore di travaglio è nata molto prematura la nostra bellissima bambina, alla quale abbiamo dato il nome di Olga ma purtroppo non c’è l’ha fatta. Era troppo prematura per poter sopravvivere fuori dalla mia pancia, pesava solo 360 grammi. Abbiamo deciso si seppellire la nostra Olga vicino al mio nonno a Lainate (provincia di Milano) perchè in questi casi la legge italiana prevede che i genitori possano decidere se reclamare il corpo oppure lasciarlo in ospedale dove poi viene smaltito come materiale biologico, il che è agghiacciante. Olga come i bambini che nascono prematuri e non sopravvivono sono degli esseri umani e i loro corpi meritano di essere trattati con rispetto e amore. Inoltre la legge prevede che in questi casi venga fatta l’autopsia e può essere fatta senza il consenso dei genitori i quali non vengono neanche informati dal personale sanitario e quindi si trovano a rivedere i figli ricuciti (immagine devastante per un genitore). Situazioni come la mia non sono affatto rare, molti sono i casi di nati prematuri che non sopravvivono o di morte in utero, e il personale sanitario non è affatto preparato dal punto di vista psicologico a gestire madri che vivono il mio dolore, anzi, spesso, senza che se ne rendano conto fanno sì che le madri siano vittime di vera e propria violenza psicologica. Vi racconto tutto questo perchè abbiamo piacere che la nostra storia venga pubblicata in ricordo della nostra bambina che per noi era il dono più grande che la vita ci abbia fatto e perchè ci teniamo a far sapere che quello che ci è capitato è più comune di quanto si pensi".
Cordiali saluti Alessandra R.