di Piergiacomo Oderda
«Parlarci, parliamoci», se c'è una cosa difficile nella nostra cultura fatta di tanti sottosistemi che non entrano in relazione tra loro è parlarsi. Mons. Olivero ha chiaro l'obiettivo della serata di presentazione del suo libro "Un sogno per camminare" edito da "La Fedeltà", settimanale della diocesi di Fossano. Qualcuno nella chiesa si sente assediato. Don Derio propone un cambio di passo, «vai a incontrare la gente, a volte è più avanti di te». Ripete, accorato, per tre volte, «esci e impara!». «Per tanto tempo abbiamo portato avanti la pastorale dell'"anche"». Bisogna «anche andare a Messa, anche pregare». E' categorico, «c'è la vita e basta! Dentro la vita ci stanno un miliardo di cose. Guarda un po' meglio la vita, se la guardi bene è mistero». In modo spassoso, racconta di Gesù che porta i discepoli nei prati e li invita a guardare per cinque minuti le margherite, «sono bellissime! Vedo le mani del Padre che si curano di queste margherite!».
Si alternano a commentare brevemente il libro del vescovo quattro giornalisti di Pinerolo, tra cui il sottoscritto. Ci introduce Walter Lamberti, direttore del giornale fossanese. Presenta il testo come «una sorta di guida. Non so chi di voi ama camminare in montagna e ha a casa il libretto con gli itinerari». Nel libro ci sono spunti per fare dei viaggi o anche solo qualche tappa. Le parole "sogno" e "camminare" sono termini che ricorrono nelle iniziative e nei progetti guidati da don Derio a Fossano. Ricorda la cappella di San Michele, protettore dei sogni, dove «si va per fare un attimo di silenzio, per ricaricare le pile, per sussurrare una preghiera». Lamberti ha la passione di camminare in montagna, «tra le esperienze più belle c'è il camminare nella notte senza grossi punti di riferimento, esce la luna e tutto diventa più chiaro. Quando si arriva sulla vetta per l'alba, quell'alba è impagabile!».
Grintosa, prende la parola Paola Molino, direttore de "L'Eco del Chisone". Quando ha conosciuto don Derio alla prima presentazione del suo libro si è stupita, «l'autore non parlava di sè stesso ma citava altri autori da andare a scoprire». I testi del vescovo partono da una citazione, «da lì Derio ti prende e ti accompagna fianco a fianco e ti fa fare un percorso, un viaggio mentale che finisce sempre con una goccia di speranza». Il tema del sogno è «trasversale non credo ci sia uomo che abbia calcato la terra e non abbia sognato almeno una volta. Nell'Antico Testamento, tutte le volte che compare il tema del sogno è un mezzo attraverso cui Dio comunica con l'uomo». «Le parole possono essere un colpo di pistola che fa male ma anche un balsamo che guarisce». Usa la metafora del bisturi del chirurgo, «allo stesso modo quando noi parliamo dobbiamo usare le parole sapendo il peso che hanno; abbiamo un grande strumento di conoscenza, di condivisione, di simpatia con l'altro». «Il nostro vescovo legge tantissimo, legge di tutto, legge soprattutto cose che lo portano a cogliere i risvolti dell'animo umano. La finalità è quella di arrivare al cuore delle persone e di costruire relazioni. Un monito per la chiesa di oggi, un invito a spogliarsi della sindrome del pulpito e scendere in piazza per avvicinarsi alle persone e condividere con loro un pezzo di strada».
Mons. Olivero ha conosciuto il sottoscritto e Marco Margrita direttore de "Il Monviso" per un'intervista, «una buona occasione per conoscersi, fare quattro ciance. Mi ha stupito Pinerolo per la vivacità dei giornali». Nel mio intervento raccolgo alcune osservazioni del vescovo intorno a quattro coppie di parole chiave, arte/montagna, caduta/fermarsi, malattia/famiglia, giovani/giornalisti (altro articolo). Marco Margrita riprende "Elogio del libro" di Romano Guardini, «un punto di riferimento per gli ultimi due papi, in questo pensatore si potrebbe trovare un motivo di continuità». «Il sogno ha a che fare con la memoria, quella misteriosa capacità propria dell'uomo di sollevare dal passato al presente quanto è successo precedentemente». Cita Carmelo Bene, «il giornalista arriva sul fatto con già il pezzo dentro, non si sorprende ma è mosso esclusivamente dentro un pregiudizio, sta dentro uno schema». Charles Péguy diceva «Omero è nuovo ancora oggi e non c'è niente di più invecchiato del giornale di stamattina. Il libro interpella in modo diverso». «Il primo modo con cui conosciamo e siamo attratti dal vero» è la bellezza, «ha a che fare con l'eterno, non è riducibile alla manipolazione che possiamo fare». «Chi scrive con profondità entra in rapporto con l'altro attraverso la parola scritta e quindi si sviluppa un dialogo». Traccia ancora un parallelismo tra il giornalista e il poeta, entrambi hanno il problema della sintesi, «il giornalista ottiene la sintesi per abrasione, il poeta per addensamento». Cita infine Mahler, «la tradizione è la salvaguardia del fuoco, non l'adorazione della cenere».
Paola Molino chiedeva «qual è il sogno che fa come vescovo per questa diocesi?». Mons. Olivero risponde, «lavorare per essere all'altezza dei tempi»; se andasse via tra vent'anni, sogna di «aver dato una mano a vivere alla gente di Pinerolo».
«La prima volta che è venuto in redazione abbiamo fatto una chiacchierata di un'ora e abbiamo parlato di libri». Patrizio Righero, direttore di Vita Diocesana, ricorda che mons. Olivero insegnava pastorale.
Piergiacomo Oderda
Ecco il testo dell'intervento di Piegiacomo Oderda
"L'evangelista Matteo sembra apporre la sua firma nel versetto 13,52, "ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche". E' una possibile lettura delle citazioni da cui non solo partono ma di cui si innervano le riflessioni di Mons. Olivero nel testo "Un sogno per camminare". Sono circa centocinquanta dove prevalgono gli scrittori e i poeti, i filosofi, i teologi (un sesto per ciascuna di queste categorie). Seguono scienziati, artisti, politici, medici, preti e, naturalmente, alpinisti. La portata teologica del testo può essere colta a partire dalla suggestione di Giuseppe Barbaglio sull'occasionalità del pensiero teologico di Paolo. Faceva teologia comunicando epistolarmente con le comunità, così come i contributi dell'allora vicario episcopale sul settimanale diocesano fossanese sono idealmente delle lettere per la comunità. Il pensiero più esplicitamente religioso è spesso una pennellata nelle ultime righe della lettera, talvolta proprio le conclusioni lasciano un segno… o un sogno. «Il Dio dei cristiani viene sulla terra non per portare leggi ma per aprire sogni» o ancora «Aiutiamoci a sognare e desiderare ancora il mare aperto». Anche l'incipit è incisivo, «la primavera arriva da sé», «uno stormo di uccelli che si leva in volo», «l'orologio ha vinto». Sul senso della morte, in memoria di una giovane mamma, «un muro che si sgretola, una brocca d'acqua che si svuota, una fotografia che perde i contorni».
Che fare allora di fronte alla "lenta evaporazione di Dio dalla nostra cultura"? A che serve il cristianesimo per la vita concreta? «Io ritengo che ciascuno di noi abbia in sé un credente e un non credente che si interrogano a vicenda», diceva il card. Martini. Il priore di Bose, Luciano Manicardi indica « il compito che ci sta davanti », «la comune opera di ricostruzione di una grammatica dell'umano ». Questi pensieri costituiscono il motivo per cui il 12 luglio scorso, il vescovo scrive ai «cari amici di Pinerolo, in punta di piedi desidero entrare in casa vostra per darvi un abbraccio e sedermi al tavolo per ascoltare ciò che portate in cuore». Prosegue citando Evangelii Gaudium 47, «la Chiesa è la casa paterna dove c'è posto per ciascuno con la sua vita faticosa». Proprio l'incontro ha spessore teologico come scrive José Tolentino Mondonça, «la sfida è gettarsi fra le braccia della vita e ascoltarvi battere il cuore di Dio»; «Dio ci attende in ogni cosa che incontriamo». La fede non è un cofanetto di idee o una scatola di norme, la Chiesa è una società costituita per coloro che non ne fanno parte. La citazione di Bonhoeffer apre un capitolo sulle dinamiche ecclesiali. Attenzione ad una Chiesa «troppo presa dall'organizzazione e poco appassionata della vita della gente». «La Chiesa cammina con gli uomini e con le donne partendo dal luogo in cui si trovano». «La Chiesa come modello di ospitalità, come insieme di persone che lavorano per offrire uno spazio di incontro, un luogo per sentirsi accolti, capiti, rigenerati». Mons. Pompili ha utilizzato questo verbo per indicare la necessità di vita nuova nelle zone colpite dal terremoto nel recente incontro sulle comunità Laudato si' ("Non basta ricostruire, si tratta di rigenerare"). Mons. Olivero lo utilizza spesso, p. es. nell'esortazione per le vacanze, «sfruttiamo questi giorni per riposare, rigenerarci, rilassarci». «Siamo analfabeti del silenzio, questi silenzi ci rigenerano» .
L'arte rappresenta l'eccedenza del divino sull'umano, «abbiamo bisogno di squarci, di aperture». La parola "squarcio" ritorna spesso, suggerisce un collegamento con Mt 27,51 "il velo del tempio si squarciò in due", simbolo di un sistema religioso radicalmente messo in questione (F. Ardusso, "La fede provata"). Mons. Olivero commenta Caravaggio, «quella luce vince il buio, apre uno squarcio, dona identità ai discepoli spaventati, a peccatori, a moribondi». «L'arte fa sognare, piangere, pensare, sperare». «Van Gogh guardava le stelle e vedendole così lontane si metteva in cammino per raggiungerle». «Il pittore con una macchia gialla ci aiuta a vedere con occhi diversi il sole». La montagna è una presenza persistente, si collega al cammino che dobbiamo fare noi. «Perdiamo le staffe quando la vita diventa una faticosa arrampicata». «Per superare quei passaggi devi tirar fuori le tue capacità e imparare a fidarti della guida che ti precede. Proprio come nel cammino della vita. Nei momenti di crisi viene fuori chi sei e su cosa fai affidamento». «Per l'alpinista la fatica è cosa normale ma è importante che la passione della cima sia sempre più forte». «Quando le tue gambe sono stanche cammina con il cuore». «Chi non ha paura non ha ancora preso sul serio la vita. Quando porto altri in camminate impegnative mi succede di trovare persone che si avventurano in passaggi impossibili, perché non vedono il pericolo».
Due altri "focus" di riflessione sono la caduta e il fermarsi. Un concetto, quest'ultimo, ripreso ancora da Luciano Manicardi, «abbiamo bisogno di rientrare in noi stessi per guarire, per ritrovare la via di casa» e mons. Olivero «l'agenda ci costringe a correre… eppure sia benedetta ogni occasione che ci aiuta a fermarci un istante». L'agenda di Zaccheo è piena ma non si aspetta di essere nel cuore del maestro, con sorpresa si sente preceduto, atteso. "Qui sta tutta la teologia!" dice papa Francesco a Pietrelcina il 17 marzo scorso, smascherati i fantasmi dei tormenti diabolici, il santo si abbandonava con fiducia a Gesù. Per la caduta, Barbara Pozzo, terapista della riabilitazione, consiglia di «pensare che ogni problema sia un'opportunità, cercare la strada per andare avanti dentro le difficoltà, chiedersi che opportunità mi sta offrendo questa difficoltà?». «Cadere fa parte della vita», occorre ricordarsi i legami, sapere di avere persone accanto che ci vogliono bene. «Il cristianesimo è vitale, tocca le paure e i sogni, le ferite e le speranze, gli affetti e i pensieri, le scelte e i fallimenti».
Una caduta particolare è la malattia. «Non basta una bella teoria sul dolore ad affrontare il dolore, servono strumenti concreti, una persona che ti stia vicino, un medico che ti curi, qualcosa che ti alimenti la speranza e ti rafforzi il coraggio», la presenza amorevole, qualcuno che dica "ci sono!" come ci ha ricordato Padre Arice nell'incontro alla Casa degli Anziani. Un altro "focus" per una pastorale integrata è la famiglia, «un amico, un fratello, un marito, una moglie sono la nostra vera fortuna perché ci fanno toccare con mano che qualcuno si cura di noi», «che la tua vita di coppia stia passando un lungo tempo di crisi non significa che debba sempre andare così», «se ho visto la bellezza dell'amore del marito e di mia moglie forse se cerco bene la trovo anche oggi». «Il primo problema non è stabilire chi ha ragione ma trovare vie per camminare». «Nessuno di noi puo' colmare totalmente le attese dell'altro». Il papa in Amoris Laetitia 320 riprende una citazione di Bonhoeffer tratta da "La vita comune", invitando a "disilludersi" dell'altro, smettere di attendere da quella persona ciò che è proprio soltanto dell'amore di Dio.
Un'ultima coppia di parole chiave sono "giornalisti" e "giovani". Partiamo dai giovani al centro di quello che sarà a ottobre il sinodo dei vescovi. Mons. Olivero li incontra a scuola, «per tutto il tempo i loro occhi sono rimasti accesi, in attesa, curiosi». Si chiede «perché i giornali non parlino mai di loro». Per noi giornalisti vale l'accenno, «l'incontro e il confronto serio con l'altro aiuta tutti a procedere verso la verità». «Pensare significa innanzitutto ascoltare, lasciar entrare, interpretare, comprendere la realtà. Per evitare, nei nostri giorni, la tendenza a rinchiudersi nelle nostre opinioni, senza confrontarci con la realtà». «Allenarci ad accogliere i punti di vista dell'altro». «Non eliminare le diversità ma accogliere e costruire insieme in modo creativo». «Occorre alzare la voce in noi e fuori di noi per evidenziare le cose che non vanno, per protestare verso le ingiustizie. Siamo tutti chiamati a trasformare qualcosa magari nel nostro paesino o nella nostra comunità». «Siamo responsabili di questo mondo, anzi ne siamo appassionatamente innamorati».
La settimana santa «è la settimana dello stupore, capace di aprire l'orizzonte e di tenerlo aperto per un anno intero», «una bella occasione per fare silenzio e imparare ad ascoltare». Curiosamente, mons. Olivero cita uno scrittore messicano Octavio Paz nel contributo immediatamente successivo all'elezione di papa Francesco sul soglio pontificio (20-3-13), «ogni cultura nasce dalla mescolanza dell'incontro». Papa Francesco cita il medesimo scrittore nel cap. IV di Amoris laetitia, al n. 99 dove commenta l'"amabilità", l'amore non manca di riguardo (1 Cor 13,5) nell'inno alla carità. «La cortesia non è accessibile a tutti: è sapienza ed esercizio. E' scuola di sensibilità e disinteresse» che esige che la persona «coltivi la sua mente e i suoi sensi, che impari ad ascoltare, a parlare e in certi momenti a tacere» ("La llama doble", "La duplice fiamma", 1993).
Piergiacomo Oderda"
Nella foto da sinistra Marco Margrita direttore de "Il Monviso", Paola Molino, direttore de "L'Eco del Chisone", il vescovo di Pinerolo Derio Olivero e il giornalista di Voce Pinerolese Piergiacomo Oderda