Attualità

Alternanza scuola lavoro. Quali benefici? Quali sono le criticità? Unione sindacale di base

di Piergiacomo Oderda

Lorenzo Giustolisi ha il compito di scoprire le carte dell'analisi del Cestes (Centro Studi Trasformazioni Economico-Sociali) sull'alternanza scuola lavoro (ASL). Esiste una relazione tra i modelli formativi e il mondo del lavoro, i documenti più recenti di riforma della scuola rivelano quanto debbano recepire le direttive dell'Unione Europea. Il sistema produttivo muta e la scuola non è in grado di formare le figure professionali richieste dal mondo del lavoro. Tre punti: 1) il settore della formazione e della conoscenza è pienamente integrato nel sistema, rappresenta una forza produttiva. Luciano Vasapollo nel testo "Comunicazione deviante. Gorilla ammaestrati e strategie di comando nella nuova catena del valore" (ed. Efesto, 2018) richiama la categoria con cui Gramsci paragonava il miglior operaio, un gorilla ammaestrato che esegue e non si oppone ai comandi. 2) Occorre fare i conti col dettato europeo dei bilanci, il principio del pareggio di bilancio è stato inserito nella Carta costituzionale (p. es., art. 81). «L'Unione Europea spinge per una centralizzazione che determini il ruolo degli Stati. L'Italia ha dismesso settori produttivi strategici, acciaio e auto, p. es. Piccoli Istituti di credito scompaiono e il capitale si accentra. L'Italia deve formare forza lavoro a basso costo». 3) «La nuova classe operaia è profondamente dispersa, frammentata, priva di coscienza di sé». Non è più dentro la grande fabbrica, dalle medie e piccole imprese in Emilia Romagna e Lombardia, attraverso la logistica (distribuzione delle merci), giunge alle grandi catene commerciali. «Le scuole creano relazioni col mondo produttivo dove il tasso di sfruttamento è altissimo». Lavori di assistenza e cura sembrano la soluzione ad una disoccupazione strutturale che riguarda il quaranta per cento della popolazione giovanile. Giustolisi si chiede «a cosa serve tutto questo lavoro? Siamo in grado di fornire prospettive di lavoro credibili o li illudiamo che si apra un futuro lavorativo diverso?».

Silvia Bisagna fa scorrere le sue "slides". L'ASL diffonde la cultura d'impresa, forma una generazione disponibile ad un lavoro sottopagato quando non gratuito. I docenti hanno subito la "mobilità forzosa" imposta dalla legge 107/15, agli studenti si profila una mobilità internazionale a cui spingono progetti quali "Erasmus +". Il rapporto ISFOL 2007 scrive: "E' caduto un muro come quello di Berlino tra scuola, formazione e lavoro e si è aperto un cantiere, il più grande del mondo, il cantiere della formazione", «non per la creazione di menti ma di forza lavoro mobile», soggiunge Bisagna. L'ASL non è una metodologia didattica come si afferma nel D. lgs. 77 del 15-4-2005, centrata sul saper fare. Si tratta di «un addestramento, sviluppo di competenze funzionali al mercato del lavoro. Quello passato dalla fabbrica ai "call center", a Foodora, Deliveroo, Just It». I riferimenti normativi vanno dagli stages aziendali previsti nella Terza Area professionalizzante (1995/96) all'art. 4 della legge 53/03 (ASL nel curriculum della scuola) dal D. lgs. 77 (studenti coinvolti dal sedicesimo anno d'età) alla legge 107 (in specie il D. lgs. 62/17, previsione di un monte ore definito). Un riferimento bibliografico critico è il testo di Nico Hirrt, "L'Europa, la scuola e il profitto Nascita di una politica educativa comune in Europa". L'Unione Europea fissa quattro obiettivi per affrontare le sfide per i sistemi di istruzione e formazione entro il 2020: fare in modo che l'apprendimento permanete e la mobilità divengano una realtà; migliorare la qualità ed efficacia dell'istruzione e della formazione; promuovere l'equità, la coesione sociale e la cittadinanza attiva; incoraggiare la creatività e l'innovazione, compreso lo spirito imprenditoriale. «Il profilo di competenze in uscita dalla terza media presentava la voce "forte spirito imprenditoriale"» per l'allievo con gravissime disabilità cognitive, una capacità di espressione verbale limitata. Le parole chiave sono autoimprenditorialità, spirito proattivo, flessibilità, competenze. Anche l'Invalsi è divenuta fondamentale per accedere all'Esame di Stato, insieme all'ASL (D. lgs. 62). Bisagna si chiede quanto l'ASL garantisca una formazione di alto livello a fronte di casi di sfruttamento denunciati dalle associazioni studentesche. «Fanno fotocopie, preparano il caffè, fanno le pulizie, non si rispetta la normativa della sicurezza». Uno studente si è fratturato la gamba, colpito da un muletto. E' necessario «un lavoro più accurato di ricognizione a livello nazionale». La collaborazione tra filiera formativa e filiera produttiva si tramuta nei diktat delle aziende, «il mio operaio di domani deve avere queste caratteristiche». Sembra che la scuola sia autonoma «ma i percorsi di ASL sono calati dall'alto». Si affronta la crisi economica sistemica attraverso un abbassamento del costo del lavoro, i ragazzi imparano che la persona malata non viene sostituita. Il principio meritocratico della concorrenza conduce il soggetto a percepirsi come "imprenditore di se stesso". Le tecnologie di valutazione misurano il grado di adeguamento del soggetto alle regole di economia di mercato. «Con la legge 107, il principio meritocratico riguarda anche noi creando frammentazione all'interno del corpo docente. L'ASL educa al lavoro come elargizione, dono, concessione. Toglie tempo alla scuola, abbassa il livello dell'istruzione pubblica». Come sindacato USB, si propone di rifiutare di avere un ruolo, non c'è obbligo nella funzione docente. Tuttavia è improbabile un boicottaggio generalizzato, dato che l'ASL rappresenta un obbligo per gli studenti. Meglio elaborare dei progetti di qualità per tenerli tra le mura scolastiche. A Milano hanno organizzato un'assemblea cittadina dando voce agli studenti e alle aziende che accolgono i ragazzi in ASL.

Giovanni Carosotti (ctrl namen) è l'autore dell'Appello per la scuola pubblica (https://sites.google.com/site/appelloperlascuolapubblica). La legge 107/15 presenta una «ramificazione» che sembra improvvisata, invece svela «un sistema coerente ad alto tasso ideologico». Mira alla «ricostruzione della soggettività degli allievi e dei docenti, una soggettività che deve concepire la missione lavorativa in un orizzonte in cui le uniche relazioni umane che contano per ottenere risultati cognitivi devi prenderle nel modello esclusivo dell'organizzazione aziendale». Il linguaggio ministeriale è «provocatoriamente intellettuale, finalizzato a umiliare, a richiamare all'ordine, a denunciare l'inadeguatezza professionale». In un testo del 2000 (ed. Unicopli), Malinverno «reinterpreta il principio costituzionale della libertà del docente». Risulta confinata «unicamente in fase collegiale, al momento della proposta didattica». Svaluta il lavoro del docente come azione soggettivistica, lascia liberi nei progetti per poi costringerli ad acquisire competenze in docimologia, problem solving, master learning. Alla proposta del concorsone per premiare il venti per cento dei docenti, la base della CGIL costrinse Berlinguer alle dimissioni. Alla proposta di riforma generale seguì l'introduzione di «modifiche surrettizie che avrebbero mostrato i loro condizionamenti sul lungo termine». Dopo l'approvazione della legge 107 sarebbe stata necessaria «una mossa d'orgoglio, costituire una rete forte in collegio docenti per elaborare PTOF simili che rifiutassero il concetto di competenza». E' seguito invece «scoraggiamento, un senso di inadeguatezza, credere di non essere in linea con le nuove teorie cognitiviste». Né dal punto di vista epistemologico che metodologico ha fondamento la didattica per competenze, anche se viene presentata come concetto scientificamente validato. Orazio Niceforo (ctrl) scrisse su "Aut aut" nel 2013 che pretendere di introdurre in ambito di istruzione un concetto nato in ambito economico non era riuscito. Il termine è contraddittorio anche se il legislatore lo usa come se fosse acquisito. L'ASL va incontro al fallimento, il numero di ore è abnorme, la formazione potrebbe essere fatta in classe. Riporta un'esperienza concreta, all'Archivio di Stato avrebbero preso solo tre allievi, «sono documenti importanti, gli studenti si avvicinano magari con la bottiglietta, bisogna stargli sempre addosso». Una lettera di una docente a "Il sole 24 ore" affermava che qualsiasi iniziativa di un collega veniva etichettata come ASL, «un'ASL non la si nega a nessuno, è un inganno morale quello che si sta facendo». In tante scuole l'ASL non si può fare, pretendere che costituisca «il momento cruciale nel colloquio d'esame» non è fattibile, mancano «criteri oggettivanti per valutare». Esiste un parallelismo tra ASL e Job Acts, modello di subordinazione, precarizzazione del lavoro. Nella chiamata diretta vieni scelto sulla base di qualifiche che non corrispondono alla competenza professionale. Non importa «se insegni bene la materia, è chiesto di fare altro». Cita un "Sillabo", «un documento inquietante sin dal titolo» su come insegnare filosofia in epoca di competenze. "Captatio benevolentiae": «capiamo che avete paura per una materia inutile a dare competenze immediatamente disponibili». Allora si progetta di estendere la filosofia a tutti gli ordini di studi. I filosofi sono pensati come «intellettuali organici della buona scuola, elaborano le giustificazioni teoriche per le nuove pratiche formative». Riprende la definizione di Settis della conoscenza, «il nuovo che apprende e mi permette di rivedere la realtà, il valore gratuito della conoscenza è l'apertura di orizzonti». Occorre limitare l'introduzione di agenzie esterne che vendono pacchetti formativi di dubbia utilità. Curare la comunicazione ai genitori, l'ASL «dequalifica, alcuni giuristi sono disponibili a darci una mano». Serve una «battaglia per difendere la nostra libertà d'insegnamento, ex art. 33 della Costituzione».

Francesca Bertini, impegnata nella campagna Bastalternanza, propone di creare un osservatorio permanente tra docenti e studenti sul senso dell'alternanza. In termini calcistici, la vede come «un'invasione di campo, il manager entra in classe entusiasta del progetto, mostra nelle "slides" tutte le competenze che i ragazzi devono avere per il posto di lavoro», le famigerate "skills". «In assenza di voci dissonanti finisci per crederci alla presentazione della vetrina accattivante come se la più bella "start up" della classe servisse per uscire dalla crisi sistemica». Occorre essere «più "smart", più flessibili». Nell'ASL i due terzi degli studenti svolgono «mansioni che non hanno nulla a che fare con il percorso formativo, la qualità dipende dalle realtà economiche che circondano l'Istituto». Smentisce il luogo comune dei "bamboccioni", a casa dei genitori fino a trent'anni. «Il lavoro non c'è, siamo costretti all'apprendimento permanente».

Rosalba Scinardo cerca un collegamento tra ASL e femminilizzazione del lavoro. L'ottanta per cento della forza lavoro dei primi due cicli d'istruzione è femminile. «La scuola è un segttore affidato a lavoratrici, maestre, amministrative, collaboratrici». Domanda "marzulliana", «i settori a più basso livello stipendiale si femminilizzano o i settori che si femminilizzano sono a basso livello stipendiale?». «Tante riviste femminili hanno dedicato uno spazio importante all'ASL. Francesca Patellani (ctrl) manager e madre di due "teenager" vorrebbe fornire un punto di vista aziendalistico materno. Secondo lei, la scuola deve stimolare continuamente gli studenti per entrare nell'ottica di diventare imprenditori di se stessi. Affronta la questione femminile totalmente piegata all'idea dell'autoimprenditorialità». Il fine è portare le caratteristiche femminili al servizio dell'impresa. Altra domanda, «questi percorsi all'interno della scuola risolvono realmente il problema della disuguaglianza nel mondo del lavoro tra uomo e donna?». Nella foto 

Piergiacomo Oderda

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