«Lo sapevate che qualcuno è sopravvissuto alla strage di Capaci del 23 maggio 1992? Si dice che io sia l'unico? Ce ne sono altri tre di cui non si parla mai! ». Giuseppe Costanza si rivolge ad un'aula magna dell'Iti "Agnelli" di Torino stracolma di persone. E' stato dall'84 autista e "uomo di fiducia di Giovanni Falcone", come si legge dal sottotitolo di "Stato di abbandono" (Riccardo Tessarini, ed. Minerva, 2017), libro in cui si racconta. Accenna tra le prime parole che rivolge all'uditorio a Gaspare Cervello, Angelo Corbo e Paolo Capuzza, i componenti della scorta che sopravvissero alla terribile esplosione. «In Italia per essere ricordati bisogna morire altrimenti vieni dimenticato».
«Riavvolgiamo la bobina» dice Costanza e ritorna con la memoria al 1983 quando a Palermo assiste ad un attentato dinamitardo, quello del giudice Rocco Chinnici, «alzando gli occhi al cielo ho visto nuvole di fumo e polvere». Nel 1984, Antonino Caponnetto prese il posto di Chinnici nel Pool anti mafia, «un gruppo di uomini che condividevano le indagini diventavano invulnerabili, incorruttibili; se si colpisse un magistrato, le indagini proseguivano con gli altri». Gli anni «in cui sono caduti parecchi servitori dello Stato» vengono riepilogati da un video, sempre curato dalla casa editrice Minerva. Una scena tratta dal film "I cento passi" di Marco Tullio Giordana con Peppino Impastato impersonato da Luigi Lo Cascio apre e chiude alcuni spezzoni di interviste a Falcone. Toccanti le parole di Paolo Borsellino che verrà anch'egli ammazzato il 19 luglio di quello stesso anno. «Vede, Costanza, noi siamo cadaveri ambulanti» aveva detto, andando in ospedale a trovare l'autista di Falcone. Monito per tutti un lenzuolo con la scritta "Il silenzio è mafia". Si riportano anche la parole pronunziate con vigore dal papa Giovanni Paolo II il 9 maggio 1993, dopo la concelebrazione ad Agrigento: «Dio ha detto una volta: "Non uccidere". Non può qualsiasi umana agglomerazione, mafia, non può cambiare e calpestare questo diritto santissimo di Dio. Lo dico ai responsabili: convertitevi! Una volta verrà il giudizio di Dio!».
Dopo il video, Costanza ricorda «quando Falcone scese a Palermo in compagnia della moglie su un Falcon 10, un aereo dei servizi segreti. Francesca Morvillo prese posto davanti e Falcone si mise alla guida». Chiese a Costanza, seduto dietro, se la macchina che voleva portarsi a Roma fosse pronta. Rivelò che non si sarebbero fermati a casa in quanto intendeva incontrarsi con i colleghi, chiese all'autista di accompagnare la moglie a casa, si sarebbero rivisti lunedì. A questo punto Costanza chiese di avere il suo mazzo di chiavi, «così lunedì posso riprendermi la macchina». Sovrappensiero, il giudice Falcone tirò via le chiavi dal cruscotto mentre l'auto procedeva a centoventi chilometri orari. «Così ci andiamo ad ammazzare!» disse l'autista e le parole «Scusi, scusi» sono state le ultime pronunciate da Falcone. Una settimana prima, il giudice gli aveva rivelato, «è fatta, sarò il procuratore nazionale antimafia. Ci muoveremo con un piccolo elicottero, un Mosquito, avremo un ufficio a Palermo». Il tono di Costanza si fa accorato, «Chi è stato? Da quale pulpito è partito l'ordine? Ci sono altri responsabili che devono essere individuati. Chi ha avuto paura?». Rievoca il fallito attentato dell'Addaura (21/6/1989) dove venne ritrovata una borsa con appoggiata una muta da sub. Falcone chiese a Costanza «Cos'è questo discorso della bomba?». Un artificiere fece brillare con una minicarica il lucchetto di un contenitore metallico contenuto nella borsa, «non è andato distrutto nulla». C'erano 53 candelotti di esplosivo eppure il timer della bomba sparì. «Non c'erano passanti, solo persone che indossavano divise».
Quando Caponnetto per aver raggiunto i limiti di età si dimise, si pensava che il posto andasse a Falcone. Il CSM valutò l'anzianità più che la professionalità e promosse Antonino Meli che avocò a sé i procedimenti di mafia più importanti e li assegnò ad altri magistrati che non facevano parte del Pool. Sentendosi come un leone in gabbia, Falcone passò in Procura e chiese a Costanza, «mi vuole seguire? Non era una domanda, mi chiedeva di seguirlo».
Altro elemento importante a sparire è stata l'agenda di Borsellino, quel 19 luglio 1992 quando «venne fatto saltare in aria perché andava ad occupare il ruolo di procuratore nazionale antimafia. Nell'agenda c'era qualcosa che dava fastidio». Costanza cita ancora il computer di Falcone lasciato a Roma, quello che venne trovato con l'hard disk vuoto. Il giorno della strage la scorta venne costituita «raggruppando uomini che erano disponibili», Rocco Dicillo probabilmente era la prima volta che scortava Falcone, Vito Schifani era saltuario e Antonio Montinari lo seguiva da un paio d'anni. Prima del 1991, Falcone poteva contare su squadre fisse.
Nel 1985, venne assegnato a Falcone un Motorola, un cellulare da posizionare sul cruscotto della macchina. Non salì mai un poliziotto, una guardia di finanza, «non voleva nessuno in quella macchina, lì si parlava e tanto, non voleva che qualcun altro sapesse di cosa parlasse. Quello che ha detto rimane nella macchina!». Rievoca infine parole preziose di Falcone, una volta che Costanza stesso lo informò di un triplice omicidio avvenuto a Bagheria (familiari di Francesco Marino Mannoia). Dopo i rilievi, il procuratore Giammanco consigliò a Falcone, «mettiti in un'altra macchina, fai andare avanti Costanza. Falcone non ci ha pensato un momento, "a Costanza solo, non lo lascio" e si mise in macchina accanto a me».
Falcone scoprì la precedente attività di Costanza, il parrucchiere. Gli chiedeva allora di andare a casa sua la mattina presto, «trovavo marito e moglie in vestaglia che lavoravano sui processi, si portava i fascicoli a casa». Francesca Morvillo collaborava moltissimo alle sue indagini, «era una signora eccezionale, quando spariva e si presentava col caffè, io ero l'ospite e lei la padrona di casa che riceveva qualcuno».
Domina l'amarezza quando cita i giornalisti che hanno parlato di lui come se fosse rimasto "illeso" o "lievemente ferito" o quando è stato allontanato perché non era stato invitato quando nel 1993 il Presidente della Repubblica e altre personalità erano scese a Palermo per commemorare le stragi di Capaci e di via D'Amelio. La Fondazione Falcone lo contattò per la prima volta solo nel 2012. Nel 2016, Giovanna Boda, funzionaria del Ministero dell'Istruzione, si offrì di promuovere un progetto di sensibilizzazione e partecipazione nelle scuole italiane che vedeva Costanza come protagonista. Scrive nel libro, "In meno di un anno ho conosciuto più uomini e donne, soprattutto giovani, in giro per l'Italia, che non in tanti anni precedenti qui da noi. Gente che ci crede, che si batte per una società migliore a partire dal proprio territorio e dal rispetto delle regole".
Piergiacomo Oderda