di Dario Mongiello
E' giusto che "il male assoluto", al secolo il mafioso Totò Riina, possa lasciare il carcere dov'è detenuto per tornare "libero", forse agli arresti domiciliari, o il differimento della pena, per motivi di salute? Questa è la domanda che molti si pongono dopo la sentenza della Corte di Cassazione che nei confronti della "belva" così si esprime: "… esiste un diritto a morire dignitosamente". Quella dignità che la "belva" non ha avuto per nessuno delle sue vittime innocenti. Ripeto: innocenti.
Riina, arrestato a Palermo il 15 gennaio 1993, dagli uomini del capitano Ultimo (alcuni di questi hanno dovuto subire bocconi amari con la "giustizia-ingiusta" nei loro confronti) è gravemente malato. L'ex capo dei corleonesi ha 86 anni e soffre di una duplice neoplasia renale, una situazione neurologica compromessa con una grave cardiopatia.
Eppure Riina è stato condannato a ben 15 ergastoli ed è sottoposto al regime di 41 bis. ‘U Curtu (così viene chiamato dai suoi compari) non vuole fare la fine "dell'altro" capo mafioso Bernardo Provenzano, anche lui gravemente malato e sottoposto al 41 bis che è morto, l'anno scorso, nel mese di luglio, in un ospedale di Milano e, in stato di detenzione. Perché alla "belva" viene concesso un trattamento di "favore"? E' giusto concedergli questo "beneficio"?
Questa domanda l'abbiamo posta a un carabiniere (che ci chiede, assolutamente, di non pubblicare il nome e nemmeno le iniziali) che ha partecipato attivamente, in prima persona, insieme al comandante "Ultimo" e alla sua squadra (una dozzina di uomini in azione) all'arresto di Totò ‘U Curtu".
"La risposta a questa domanda ce l'ho –ci racconta il militare che ha arrestato Totò Riina – è molto chiara ma non la posso dire. Lo vorrei tanto fare ma temo che le mie parole possano essere strumentalizzate . Lei pensi se dicessi: "deve scontare la pena in carcere" passerei per un giustizialista, un fascista, un uomo senza cuore ecc.. Se affermassi il contrario, per ragioni umanitarie, o per credo religioso, sarei sottoposto ugualmente a delle critiche. Non voglio interferire con le decisioni dei giudici. Nessun commento. Mi spiace."
Personalmente sarei favorevole alla concessione dei domiciliari per Totò Riina per permettere agli uomini delle forze di Polizia di poter "monitorare" 24h su 24h la belva. Con gli attuali strumenti tecnologici e investigativi poter "controllare" (pizzini compresi) Riina diventa una "ghiotta occasione". Spunteranno i compari e comparelli di ‘U Curtu"?
Nella foto a sinistra Totò Riina e un'immagine diventata simbolo degli uomini che hanno arrestato il capo mafioso