Politica

Jobs Act, l’intervista alla senatrice Zanoni: "Previsti 200.000 nuovi posti di lavoro"

Venerdì 27 debbraio si è tenuta, presso il Salone dei Cavalieri, a Pinerolo, una conferenza riguardante il Jobs Act, la nuova riforma del mercato del lavoro. L’evento è stato organizzato da "Officina Pinerolese", un’associazione culturale di ragazzi molto giovani che hanno come obiettivo quello di avvicinare le nuove generazioni alla politica, cosa davvero non facile. I loro sforzi sono stati ampiamente premiati, in questa occasione, da una sala piena di ascoltatori, molti dei quali giovani studenti.La conferenza ha visto, tra i relatori, Franco Agliodo, assessore al lavoro di Pinerolo (PD), Andrea Chiabrando, consigliere comunale  (centro destra), Federico Valetti, consigliere regionale (M5s) e la senatrice Magda Zanoni (PD).Gli spunti forniti dalla discussione, inframezzata dalle domande del pubblico (che purtroppo non ha potuto interagire direttamente con i relatori, ma solamente attraverso domande scritte, unico vero neo del format proposto), sono stati molti e interessanti. A fine serata, abbiamo cercato di condensare le criticità fondamentali della riforma in un’intervista all’on. Zanoni.Senatrice, questa sera è stato detto più volte: il Jobs Act è un provvedimento prevalentemente in favore delle grandi aziende, nonostante il 97% delle aziende italiane faccia parte delle piccole o medie. Non è vero, anche il panettiere potrà assumere una commessa beneficiando degli sgravi fiscali per i nuovi contratti a tutele crescenti.Oggi sono stati posti sullo stesso piano il Jobs Act e gli sgravi fiscali per chi assume con il nuovo contratto, ma in realtà questi ultimi fanno parte della Legge di Stabilità, quindi i due elementi non sono vincolati. E’ possibile che le risorse per i "bonus" si esauriscano?E’ possibile, ma non è un grosso problema. Dal rientro dei capitali e dal ridursi del debito pubblico, infatti, dovrebbero arrivare nuove risorse per colmare eventuali ammanchi nel bilancio. Questi non dovrebbero presentarsi prima di settembre-ottobre, quindi abbiamo tutti gli strumenti tecnici, come gli assestamenti di bilancio, per intervenire.E se non dovessero bastare gli assestamenti di bilancio?Non è possibile, perché laddove si crea un diritto, bisogna essere coperti.Quindi non è possibile rimanere senza risorse.No, non è possibile.Bene. Con la nuova norma, ci sarà più flessibilità sia in uscita che in entrata sul mercato del lavoro. Il saldo tra nuovi licenziamenti e nuove assunzioni è stato stimato?Certo. Sono stati previsti 200.000 nuovi posti di lavoro.Posti di lavoro in più? Perché anche se io, imprenditore, assumo un nuovo operaio e ne licenzio un altro ho creato un nuovo posto di lavoro. No, in più. Non è possibile licenziare così, all’interno della norma sono stati posti vari vincoli al licenziamento.Sempre da questo punto di vista, si può dire che il vero obiettivo del Jobs Act sia ridurre la precarietà e non tanto incentivare le assunzioni?Certamente, questo è vero. In questo momento c’è un mosaico d’interventi; quello che serve a creare domanda e sviluppo non è certamente il Jobs Act. Questo serve a rendere più flessibile il mercato del lavoro e ad invogliare a investire nel nostro Paese, ma le politiche per la crescita non fanno sicuramente parte della riforma del mercato del lavoro. Sarà l’insieme di tutte le manovre che porterà, auspicabilmente, ad un’inversione di tendenza.Repubblica.it del  22 febbraio fa un’osservazione. Gli sgravi fiscali di cui beneficeranno le aziende, per i nuovi assunti con il contratto a tutele crescenti, andranno dai 5 ai 14mila euro. Gli indennizzi che saranno obbligate a pagare, in caso d’interruzione prematura del rapporto di lavoro da parte loro (licenziamento quindi), sono invece decisamente più bassi. Non si rischia che gl’imprenditori siano comunque portati a licenziare, prima dello scadere dei tre anni senza articolo 18?Non è possibile, un’azienda per produrre ha bisogno di personale, se la persona serve, non viene mandata a casa.Però potrebbe essere rimpiazzata da un’altra che non stia per ottenere le tutele previste dopo i primi tre anni di lavoro.No, sempre per quei vincoli al licenziamento di cui ho parlato prima. L’articolo 18 interessava, prima della riforma, una quota bassissima di lavoratori; praticamente non cambierà nulla da questo punto di vista.(In foto: la senatrice Magda Zanoni interviene durante il dibattito. Procedendo verso destra: Franco Agliodo, Andrea Chiabrando, FedericoValetti.) Simone Sindoni           

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