Facebook Twitter Youtube Feed RSS

Quattro giorni a Parigi. Un confronto utile.

12/03/2014 19:04

Quattro giorni a Parigi, uno stradario, un piano dei bus e alcune guide sfogliate la sera, quando il bimbo comincia a sonnecchiare. Le notti le trascorriamo all’Ibis hotel di Porte d’Italie, un letto e pochi centimetri di libertà, un appoggio insomma con la previsione di passare buona parte della giornata… in metro! L’hotel è nella prima cintura, a Kremlin Bicêtre, un paesetto dalla forte identità che traspare dal giornale locale, “Le Kremlinois”, liberamente scaricabile. A gennaio festeggiano uno scambio culturale con la Russia, in onore del nome del paese.

VENERDI’

Passeggiamo in stile “flaneur” per l’Ile de la Cité, alla Sainte Chapelle scrutiamo tra i vetri multicolori Davide con la testa di Golia. A Notre Dame, nella sala del tesoro, ritroviamo la statua argentea del 1819, che seguimmo in processione in occasione del nostro viaggio di nozze sui bateaux mouches, per la festività dell’Assunta. Nell’isola di S. Louis, shopping d’obbligo da Phylones, anche le grattugie hanno la forma della torre Eiffel. Sarà per questo che ci spostiamo al Trocadero e dimentico le mie vertigini per provare l’ebbrezza di una salita sulla sommità della torre. Con il bus 82, da “Les Invalides” raggiungiamo i giardini Luxembourg, ammirando la vita di Montparnasse. Raggiungiamo al Pantheon una cugina che sta concludendo un felice semestre di Erasmus e vediamo S. Etien aux monts, è la zona dove Woody Allen ha girato “Midnight in Paris”. Gustosa crêpe in rue Mouffetard da “Chez Nicos”, film all’Escorial (XIII arr.) “Grand Budapest Hotel” (apertura del festival del cinema di Berlino) e bicchiere della staffa in rue Buttes aux cailles.

SABATO

Scoviamo le spoglie di S. Vincenzo de Paoli in una chiesa vicino alla fermata Vaneau della metro. A pochi passi, la chiesa della medaglia miracolosa, la Vergine si rivela ad una ragazza di 24 anni, Caterina Labouré, dedita al servizio dei poveri. Cambio di prospettiva al Bon Marché in rue de Sèvres, si possono ammirare costosissimi capi di grandi firme della moda, mi appunto il costo di 800 euro per una blouse in nylon. A S. Sulpice, ammiriamo le tele di Delacroix, vicino a S. Germain-des-Prés gustiamo l’ottima focaccia di “Cosi” (rue Seine).

A Parigi sono da privilegiare i piccoli musei come quello dedicato a Delacroix. “La liberté” la vedremo due giorni dopo al Louvre, qui si ammirano i bozzetti ispirati ad un suo lungo viaggio in Marocco o dedicati al teatro d’opera. Abbiamo voglia di fare un’altra coda chilometrica come quella del giorno prima per la Tour e al Beaubourg attendiamo di entrare nella mostra dedicata al fotografo Henri Cartier Bresson. Ci colpisce l’esposizione sul simbolismo con opere di Man Ray, Calder, Breton, Giacometti, Mirò. Messa a S. Eustachio vicino al cantiere di “Les Halles” e serata a Montmartre. Al Sacré Coeur chiacchieriamo con padre Simone, greco cattolico, innamorato di Torino. Cena francese al “Petit Trianon”.

DOMENICA

La prima domenica del mese, i musei sono gratuiti, la coda per il Louvre è di tre ore come avverte un cartello posto all’ingresso. Preferiamo passeggiare per il primo “arrondissement”. Ancora una chiesa, S. Germain Auxerrois con un incredibile altare ligneo, fiancheggiamo il giardino del Palazzo Reale e dopo esserci imbattuti nella casa dove è vissuto Jean Cocteau, ammiriamo un’acrobata che volteggia sulle colonne di Daniel Buren, l’artista di una delle più belle installazioni luminose davanti al municipio di Torino. Sempre agli artisti è dedicata la chiesa di S. Rocco, dove si celebra una messa a ricordo di Molière. Qui è sepolto l’inventore del linguaggio dei segni.

Place Vendôme, l’Opéra, poi ci rifocilliamo col fois gras da “Le zinc des cavistes”. Splendida la Place des Vosges con le sue gallerie d’arte, da Medicis dei personaggi sembrano sospesi in aria. Nella libreria all’Hotel de Sully, compriamo un libro di percorsi storici in Parigi e non possiamo perdere il balcone dove la regina Anna d’Austria attese l’arrivo in città di Luigi XIV, il 26 agosto 1660. Incantevole il centro ebraico di rue Rosiers, le barbe ortodosse non mancano.

Instancabili, raggiungiamo la pasticceria La Durée, sui Champs Elysées, gli inventori ufficiali dei multicolori “macarons”. Vicino proiettano al cinema Lincoln “Le sens de l’humour” e proviamo l’emozione di rivedere Parigi, le sue fermate della metro sulla celluloide, anzi in digitale ormai. Birra da Frog British Library, non senza aver affrontato gelide ventate sulle immense gradinate della biblioteca Mitterand.

LUNEDI’

Penetriamo al Louvre dalla galleria commerciale del Carrousel. Gioioso (attributo meritato) assalto alla Gioconda, alle Nozze di Cana del Veronese, al naufragio di Géricault, l’incoronazione di Napoleone di David. Solo un esperto cartografo riesce a destreggiarsi tra le antichità per ritrovare il Codice di Hammurabi e la Venere di Milo, ma ne vale la pena. Riposo al 19 della Galleria Vero Dodat e, vertice del viaggio, visita del museo dedicato a Edith Piaf, tra il 20° e il 19° arr. Il suo vestito di scena nero, un cartoncino che ricorda la sua statura (un metro e 47, appena), le scarpe. Bernard Marchois ci indica il suo libro (lo chiama “suo figlio”) con un’infinità di testimonianze, ne parleremo in un prossimo articolo. Purtroppo è chiuso il museo dell’arte romantica, con tracce di George Sand e col 68 raggiungiamo la superba chiesa della Trinità, dove Olivier Messiaen è stato organista per più di sessant’anni. Sfavillante la cupola delle gallerie Lafayette, un tocco orientale contraddistingue la cena in Montparnasse, vicino alla fermata Alèsia, da “Le verre sifflant”.Al martedì attendiamo il TGV un po’ indugiando al giardino delle Tuileris, sprofondati sulle sedie di ferro di fronte a un laghetto, un po’ sbirciando le vetrine dei designer italiani su boulevard Saint Germain. Un’enorme baguette permette di riconciliare anima e corpo, sul giornale satirico “Le canard enchainé”, si definisce Renzi “L’éphèmere” (effimero). Mi sprofondo nella lettura di un testo di Simenon, “Les annaux de Bicêtre”, tanto per chiudere il cerchio con il paesetto che ci ha ospitati per qualche notte.

Piergiacomo Oderda

Commenti