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Lettere dal Kenya: la speranza in una carezza

23/12/2013 1:09

Di seguito, la seconda lettera inviata a Domus Onlus da Paola Pedrini, la volontaria della missione di Ndithini, Kenya.

La prima lettera si trova al link: http://www.vocepinerolese.it/articoli/2013-12-21/lettere-dal-kenya-missi...


"Ndithini 20 ottobre 2013


Mi trovo a Ndithini da dieci giorni ma sembra di non essermene mai andata. I pochi mesi trascorsi in Italia che hanno interrotto il mio ultimo soggiorno sembrano essersi dissolti. A differenza dell’India, mio grande amore così spirituale, l’Africa è così passionale. La sua terra rosso sangue chiede aiuto e ti si impregna nella pelle, negli occhi e nel cuore. Impossibile rimanere indifferenti.

In questo periodo i nostri bambini, la maggior parte affetti da HIV stanno tutti bene e i lavori all’ospedale e al dispensario si sono ridotti drasticamente grazie alla stagione secca.

Oggi è arrivato un gruppo di sei volontari di Domus Onlus che metteremo subito al lavoro. Sono tutti di Monasterolo (CN), uomini e donne di ogni età. Ogni persona qua è utile anche solo con la propria presenza, ogni persona è libera di esprimere sé stessa e dare incondizionatamente. Sono Emma, Romeo, Marco, Veronica, Giorgia e Chiara. Sono persone semplici e umili che hanno deciso di dedicare parte del loro tempo agli altri. Una settimana, due, poco importa.

È importante non fare sentire sole queste persone, soprattutto i bambini, non dimenticarli, è importante abbracciarli e fare loro anche solo una carezza. Una visita a una famiglia, una parola o un sorriso e loro non si dimenticheranno mai più di te.

Per quanto riguarda il progetto Rafiki center – casa accoglienza per bambini disabili stiamo aspettando i permessi per poter iniziare a costruire.

L’attesa è lunga e, anche se dentro di me sento così tanto entusiasmo, devo aspettare.

Il tempo qua è come se non esistesse, dilatato e deformato dalle tante altre cose che nel frattempo sopraggiungono, interrompendo per il momento ogni obbiettivo.

Bisogna accudire i bambini più piccoli, seguire il gruppo dei volontari e, come oggi, ricevere il corpo ormai esanime di una bambina di tre mesi. È morta sulla schiena della madre mentre stavano arrivando al nostro ospedale, ma la piccola, il suo cuore non hanno resistito.

Il tempo non torna mai indietro e neppure corre troppo in fretta. Qua si impara ogni giorno a godersi ogni istante, ad accettare tutto quello che qualcosa più grande di noi decide.

Suor Nadia mi sta insegnando ad amare, mi sta insegando la calma, la pazienza e l’accettazione. Tutte queste cose non si imparano sui banchi di scuola, soprattutto nelle nostre scuole. E sister Nadia sembra immancabilmente avere ragione.

In questi giorni sono riuscita a parlare del Progetto Rafiki Center al Padre della nostra missione, ed è stato subito approvato!

Adesso dobbiamo aspettare, disegnare il progetto e aspettare i documenti necessari per iniziare i lavori!

Ringrazio tutti quelli che vorranno sostenermi nella realizzazione di questo mio sogno che spero diventi presto realtà."

 


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