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Don Ciotti a Roletto: " Mafia: segnali inquietanti. Dobbiamo stare attenti!"

24/11/2013 1:03

Venerdì 22 novembre Don Luigi Ciotti, fondatore dell'associazione “Libera”, ha tenuto a Roletto un incontro per discutere con la cittadinanza tematiche come la legalità, la giustizia, la corruzione e, ovviamente, le mafie. Al termine della serata, tenutasi in una ghermitissima chiesa di piazza Tessore, siamo riusciti ad intervistarlo prima che andasse via.

 

Cominciamo dal processo “Minotauro”. Oggi è arrivata la sentenza di primo grado e tra gli altri, sono stati condannati l'ex sindaco di Leinì, Nevio Coral, e un assessore ai lavori pubblici, Bruno Trunfio. Questa è una sentenza storica, perché per la prima volta la presenza della 'Ndrangheta in Piemonte è riconosciuta a livello giudiziario.

La presenza di criminalità organizzata in questi territori, parte da lontano, ricordiamoci di Bardonecchia (consiglio comunale sciolto nel 1995 per infiltrazioni mafiose, n.d.a.) e di altri episodi simili. “Minotauro” conferma questa presenza e sottolinea il coinvolgimento di importanti linee della politica. Gratitudine ai magistrati e alle forze di polizia, ma qui ci vuole una svolta da parte di noi cittadini: dobbiamo essere più responsabili.

Infatti lei questa sera ha sottolineato l'importanza dell'istruzione.

L'istruzione è fondamentale, perché è la cultura che dà la sveglia alle coscienze, perché tutti abbiano gli strumenti per diventare responsabili. Creare progetti per non perdere nessuno per strada, in un Paese in cui ci sono sei milioni di analfabeti, è una responsabilità fondamentale, non un optional.

Passiamo alla situazione nazionale. Lo sfogo di Riina del 7 novembre contro Nino Di Matteo (pm titolare dell'inchiesta sulla trattativa Stato-Mafia, n.d.a), le minacce a Gozzo (procuratore aggiunto procura di Caltanissetta, titolare delle inchieste su Capaci, Via D'Amelio e Scarantino, n.d.a.). Cosa sta succedendo a Palermo?

Non solo a Palermo, sono segnali trasversali ai quali bisogna stare molto molto attenti. Sono codici che vanno interpretati, non è un fatto di cronaca che può entrare da un orecchio ed uscire dall'altro; la storia ci ricorda che dei segnali vi furono anche prima delle stragi del '92 in cui persero la vita Falcone, Borsellino e i ragazzi delle scorte. Dobbiamo cogliere questi segni, questi codici, rimboccarci le maniche e fare la nostra parte.

Può essere l'inizio di una nuova strategia della tensione?

Non lo so. Bisogna leggere anche il momento in cui siamo, poiché le mafie sono forti quando lo Stato e debole e la democrazia pallida. Loro sono più forti anche in momenti di crisi economica , perché prestano soldi, fanno grandi operazioni di riciclaggio e diventano gestori di ampie attività.

A proposito di politica, hanno espresso solidarietà a Di Matteo solamente Rosi Bindi, Crocetta e Rita Borsellino. Perché questo silenzio?

Da più parti in realtà ci sono state, ma quanti silenzi, quante sottovalutazioni, quanta delega. Questa è la malattia mortale del nostro Paese, pensare che tocchi sempre agli altri agire; ci sono anche coloro poi a cui fa comodo non dare un segnale di sostegno.”

Il pm Messineo, capo della procura di Palermo, ha detto che lo sfogo di Riina potrebbe costituire una copertura ideale per entità esterne a Cosa Nostra che volessero colpire Di Matteo. Questo è molto preoccupante.

Ho parlato ieri con Messineo. Si è tutti alla ricerca di capire, bisogna stare attenti a non sottovalutare nessuna pista, poiché Riina è molto abile.

 

Simone Sindoni

 

 

 

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