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“Famiglia, vivi la gioia della fede”.

07/11/2013 20:54

Il titolo del pellegrinaggio per le famiglie voluto a suggello dell’anno della fede era
“Famiglia, vivi la gioia della fede”. E’ forse questo il motivo per cui il pomeriggio del sabato è stato reinterpretato come una festa tra performances artistiche ed esperienze di famiglie, accompagnata da un lancio di palloncini previsto per l’inizio dell’intervento papale. In realtà, sfuggendo dalle mani dei bimbi, hanno punteggiato di colore il cielo che sovrastava una piazza San Pietro quasi bruciata da un sole intemperante. Mons. Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, ha sottolineato nell’icona della Presentazione di Gesù al tempio, la centralità cristologica nell’intreccio di generazioni, da una parte Giuseppe e Maria, giovani sposi, dall’altra gli anziani Simeone e Anna, quest’ultima chiamata a parlare di Gesù, come ancora mons. Paglia dirà in un accorato saluto al Papa nella celebrazione del giorno successivo.
Tra il pianoforte di Allevi, moltiplicato nei maxischermi, le canzoni di Noemi e Luca Barbarossa, si sono inserite coppie di varie nazionalità, una francese, una portoghese. La coppia romana ha sottolineato la precarietà del lavoro (eppure si sposeranno in primavera), quella spagnola, dopo trent’anni di matrimonio, dice «ne valeva la pena».
Ancora musica, Junior Robinson con “The answer is blowing in the wind” e i fratelli Taviani che invitavano a chiedere ai bimbi la soluzione per risolvere qualsiasi problema. Toccante l’intervento di una coppia di Lampedusa, di chi si era salvato miracolosamente da un viaggio sui barconi iniziato nella stiva e chi spesso si occupava di tirar giù dai barconi i sopravvissuti. Il Papa saluta con calma tutti gli intervenuti, costringendo a rallentareil ritmo, troppo legato ad un format televisivo, un limite già riscontrato nell’ostensione sindonica televisiva di fine aprile e nella registrazione di “A sua immagine” durante la Settimana sociale di Torino.
“Buona sera, benvenuti a Roma!” è il cordiale saluto di papa Francesco, anche per le famiglie collegate con TV e internet, «una piazza che si allarga senza confini». Poi chiede: «Come è possibile vivere la gioia della fede in famiglia, è possibile vivere questa  gioia?». Dalla piazza parte un “sì” prolungato. Sceglie una frase di Matteo: “Venite voi tutti che siete stanchi e oppressi e io vi darò ristoro”. «Il lavoro è fatica, cercare lavoro è fatica ma quello che pesa di più nella vita è la mancanza d’amore, non ricevere un sorriso, non essere accolti, pesano certi silenzi anche in famiglia». Ricorda gli anziani soli, le famiglie che fanno fatica per non essere aiutate a sostenere persone che necessitano di attenzioni speciali.
Dal rito del matrimonio cita alcuni passaggi: “essere fedeli sempre, amarti e onorarti tutti i giorni della vita”. «Gli sposi non sanno cosa accadrà, quali gioie e dolori li attendono, partono come Abramo, si mettono a camminare insieme». Il papa invita a superare la cultura del provvisorio, la grazia del matrimonio rende forti e nel matrimonio gli sposi pregano insieme con la comunità. Francesco fa ripetere alla piazza tre parole che verranno riprese anche da mons. Paglia, “permesso”, non essere invadenti, “grazie”, «quante volte i mariti ringraziano le mogli» e “scusa”, sapersi perdonare, «non andate a dormire, senza aver fatto la pace in famiglia». Accorata la domanda: «Li ascoltate i nonni?». I nonni rappresentano la memoria della fede, la garanzia di
sopravvivenza di un popolo.
Gira e rigira tra i fedeli, sporgendosi dalla papa mobile, peraltro troppo veloce. Mons.Paglia ringrazierà papa e papà Francesco definendo piazza San Pietro come l’”Emmaus delle famiglie”. «E’ stato bello stare qui in questi due giorni, fare festa, pregare insieme, la vicinanza dell’amore paterno ci accompagnerà finché ci ritroveremo a Philadelphia nel settembre del 2015. Ora sentiamo la fretta di ripartire come i due di Emmaus per raccontare agli altri com’è bello stare in famiglia e che le famiglie stiano insieme.
L’impegno quotidiano è la via della santità familiare. Tutti i popoli della terra si riconoscano nell’unica grande famiglia di cui Dio è padre e noi tutti sorelle e fratelli». Il Papa chiude il pellegrinaggio rivolgendosi ancora all’icona della Presentazione di Gesù al tempio con una preghiera da lui composta rivolta alla Santa Famiglia di Nazaret. Le famiglie sono cenacoli di preghiera e «occorre essere consapevoli del carattere sacro e inviolabile, la famiglia è un bene inestimabile e insostituibile». Dopo queste parole che abbiamo sentito risuonare più volte a Torino durante la settimana sociale, è stato naturale passare tra Palazzo Madama, piazza Montecitorio, Palazzo Chigi sognando una politica attenta alla famiglia, lievito per tutta la società. Passiamo anche vicino alla chiesa di S. Luigi dei Francesi, dove il papa ha più volte ammirato “La vocazione di Matteo” del Caravaggio com ha detto nella recente intervista concessa al direttore della “Civiltà cattolica”:
«Quel dito di Gesù così… verso Matteo. Così sono io. Così mi sento, “un peccatore al quale il Signore ha rivolto i suoi occhi”. E questo è quel che ho detto quando mi hanno chiesto se accettavo la mia elezione a Pontefice».

Piergiacomo Oderda

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