Facebook Twitter Youtube Feed RSS

Alleanza educativa scuola-famiglia al centro della settimana della scuola a Torino

07/11/2013 13:20

Valorizzare l’alleanza scuola, famiglia, parrocchia è un assunto tratto dalle conclusioni
dell’ambito “Accompagnare i giovani nel mondo del lavoro”, nella Settimana Sociale svoltasi a Torino nel mese di settembre. «E’ interesse della famiglia intessere relazioni e gettare ponti tra ambiti che continuano a presentarsi, invece, distanti e separati», scrive don Domenico Cravero pensando al “trinomio indissolubile” scuola, lavoro, famiglia. La recente nota del Miur del 22 novembre 2012 investe i genitori della “corresponsabilità educativa”, esortandoli a contribuire «significativamente e attivamente alla definizione dell’autonomia didattica e culturale della scuola». Nella sala “Social fare” «ultima ditta di innovazione sociale» dei murialdini come spiegava Alessandro Richard, introducendo l’incontro agli Artigianelli di Corso Palestro a Torino, si sono confrontate, nell’ambito della Settimana della Scuola alla terza edizione nella diocesi torinese, alcune esperienze di buone pratiche di alleanza educativa famiglia/ scuola, “Famiglie e scuola insieme per costruire reti di solidarietà educativa”, recitava il titolo della serata sulla falsariga degli input dati dall’Arcivescovo nella “Lettera al mondo della scuola e dell’Università” dell’8 settembre.
Valeria Corradi ha raccontato la sua esperienza di insegnante di religione al liceo Volta: «Molti genitori sono assenti o disarmati». Altri sono iperprotettivi, svolgono i compiti al posto degli allievi oppure sono molto propositivi, «ti propongono cosa fare a lezione».
Nella parrocchia di Santa Caterina hanno attivato una scuola dei genitori per riflettere sul ruolo genitoriale. Ernesto Filoni ha ricordato il problema di scegliere la scuola per il primo figlio in un quartiere a forte immigrazione come San Salvario. «Ci è capitato di trovarci con altri genitori che si ponevano lo stesso problema, siamo entrati in relazione ancor prima che la scuola iniziasse, in quattro o cinque famiglie ci siamo detti: “Facciamo una scommessa sulla scuola”». Fernanda Gigli si è impegnata per anni in un Centro di educazione ambientale, intendendo l’ambiente come “salvaguardia del territorio, insieme di relazioni tra le persone”. «Se uno non esercita i valori della democrazia a scuola poi non li impara più». Ha raccontato del comitato genitori dell’Avogadro, «il confronto tra genitori è stato utile per sopportare il peso del rapporto con gli adolescenti».
Marco Tibaldi insegna alla Facoltà Teologica di Bologna ed è stato invitato per dare un impulso, a partire dall’esperienza maturata con i suoi quattro figli, gli otto anni trascorsi come insegnante di religione in un professionale, quattordici anni come insegnante di italiano e poi di filosofia in un liceo. La passione educativa va intesa in due accezioni, come via dolorosa, è un’attività faticosa e come un vero e proprio appassionarsi alla sorte dei nostri figli. La Chiesa deve umilmente fare il “mea culpa”, «dobbiamo fare qualcosa in più come comunità ecclesiale per aiutare l’incontro famiglia / scuola». Viviamo in un’epoca di grandi cambiamenti, anziché arroccarsi sulle lamentele occorre partire da Gesù «grande educatore, antidoto allo sconforto». Le donne vanno a cercarlo al sepolcro per ungere il suo corpo ma Gesù è risorto, ci precede in Galilea, là dove meno te lo aspetti. «La soluzione ce l’hanno i nostri studenti, i genitori, i professori». Occorre riaccendere la
fiamma della passione, «non con l’idea che io debba portare loro qualcosa, ma scoprire con loro qualcosa». Gesù ci insegna l’autorità per far crescere l’altro, la famiglia diventa protagonista, Gesù «non scrive una riga perché voi la scriverete». Come avviene nella creazione del mondo, «Dio ti osserva, non vuole imporre nulla anche se una proposta ce l’ha». L’immagine dello Spirito che plana sul caos fa riflettere sul ruolo dell’educatore che plana sul caos per portare luce e «mettere l’allievo nelle condizioni di orientarsi, di poter fare una scelta».
L’arcivescovo Cesare Nosiglia è preoccupato perché «viaggiare in rete affascina le nuove generazioni. Il mondo virtuale è anche pericoloso, è importante che si diano possibilità
alternative». L’orientamento al lavoro comincia dalle elementari. Quando i bimbi che
incontra nelle visite pastorali gli chiedono cosa pensasse di fare da grande quand’era piccolo risponde «il macchinista dei treni, perché il papà prendeva il treno per andare a lavorare e la sera lo riprendeva per tornare a casa. Se non ci fosse il macchinista, gli operai dovrebbero andare a piedi». Anche ora che guida un treno con 359 parrocchie si sente ancora macchinista. «La famiglia deve riacquistare fiducia verso la scuola e la scuola dev’essere aiutata ad uscire dall’autoreferenzialità, la famiglia deve entrare nell’elaborazione del Pof, non può stare ai margini. Occorre fare squadra tra genitori».
Consiglia di avviare un gruppo di genitori e docenti che comincino a riflettere insieme,
magari proprio a partire dalle sfide che pone il mondo digitale.

Piergiacomo Oderda

Commenti