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Inaugurata la mostra dedicata a Lorenzo Lotto

08/10/2013 12:42

Dopo il successo della mostra dedicata a Tiziano Vecellio, è stata inaugurata sabato 5 ottobre - ed è aperta al pubblico dal 6 ottobre al 2 febbraio 2014 – la seconda mostra del ciclo “I volti e l’anima” ideato da Vittorio Sgarbi per la Fondazione Cosso. Questo nuovo appuntamento con l’arte ospitato nelle sale del Castello di Miradolo, è dedicato a Lorenzo Lotto, pittore di straordinaria intensità e modernità, nato a Venezia nel 1480 e morto a Loreto nel 1556. Vissuto in un ambiente culturale monopolizzato da Giovanni Bellini, Giorgione e Tiziano, incapace di adeguarsi al linguaggio rinascimentale veneziano, intraprende il suo peregrinare alla ricerca di uno spazio vitale in cui esprimersi senza troppi rivali. Capace di dipingere “istantanee psicologiche”, sapeva ritrarre gente prosperosa e soddisfatta, pensosa e sensibile, oppure malinconica e sofferente. La sua pittura rispecchia la sua solitudine, lo sconforto, la delusione, al punto che si sente “solo, senza fidel governo et inquieto della mente” e si fa oblato alla Santa Casa di Loreto, dove vivrà gli ultimi due anni di vita dipingendo per i confratelli del santuario mariano.

La mostra si compone di 13 preziose opere che percorrono la vita dell’artista dalla giovinezza alla maturità; a ciascuna tela è dedicata una propria sala espositiva, “a sottolineare – sostiene il Professore - la necessità di un dialogo insieme esaustivo e intimo con le opere stesse”.

L’esposizione propone nella prima parte “i volti”, ossia quattro ritratti in cui, come afferma Sgarbi “i personaggi sono disarmati, a cuore nudo”. Questa caratteristica della sua pittura – riscontrabile anche nelle opere sacre - è la ragione per cui ad un certo punto, lui che era stato sommerso e considerato tra i minori del Cinquecento, diventa un maestro grazie agli studi di Bernard Berenson, agli inizi del Novecento.

Nella seconda parte sono esposte pale d’altare e quadri di carattere religioso.

Le tele provengono da collezioni private, quindi raramente visibili al pubblico, e da prestigiosi musei pubblici: il Castello Sforzesco, l’Accademia Carrara, il Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo, il Quirinale e da due Diocesi, Bergamo e Bari.

 

Roberto Mauro

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