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“Famiglie vive. Storie di Vangelo”. esperienze significative.Pontificio Consiglio per la famiglia

18/06/2012 16:08

La sala blu del Salone del libro di Torino ha ospitato domenica 13 maggio l’editore Città Nuova e il dialogo sul libro curato da Aurelio Molé, “Famiglie vive. Storie di Vangelo”. Si tratta di una raccolta di esperienze significative promossa dal Pontificio Consiglio per la famiglia, nel congresso internazionale del 2010, sulla famiglia come soggetto di evangelizzazione. Lo presenta nientemeno che il card. Antonelli, preposto al Dicastero sopraindicato, rispondendo alle domande di Maria Pia Bonanate, vicedirettore de “Il nostro tempo”. Il cardinale spiega che il convegno ha rappresentato l’avvio di un processo di raccolta, discernimento, comunicazione, messa in circolo di esperienze nella pastorale e nella vita familiare, con l’auspicio che iniziative analoghe siano promosse a tutti i livelli della Chiesa, anche dalle parrocchie. Sta a cuore al Pontificio Consiglio il linguaggio dei fatti, la testimonianza della famiglia cristiana come ideale bello e realizzabile di unità e apertura verso gli ambienti di vita. La famiglia irradia il Vangelo nel suo modo proprio e originale. Le attività pastorali delle parrocchie non vanno pensate solo per individui isolati, vanno affidate a coppie di sposi. La famiglia va sostenuta sul piano giuridico, economico e politico, in particolare le reti di collaborazione che si impegnano, per esempio, sul versante dell’adozione e dell’affido. Oggi è necessaria una preparazione al matrimonio catecumenale, un itinerario in piccoli gruppi con coppie di sposi che devono parlare con la loro esperienza. Il card. Antonelli si accalora nel snocciolare alcune delle esperienze presenti nel libro. Le liturgie familiari, innanzitutto, nei vari ambienti della casa. Si prega in sala da pranzo per sottolineare la condivisione dei beni, nello sgabuzzino delle scope ogni componente della famiglia prende coscienza che ha un suo preciso compito nella custodia dell’ordine e dell’armonia della casa. Si conia un neologismo, il “Giocatechismo”, dove i genitori, in collaborazione con i catechisti, si travestono p. es. da Giovanni Battista e mangiano le cavallette (di marzapane). Infine, esperienze di carità a Casa Betania, in provincia di Reggio Emilia; si donano tre mesi per garantire alla comunità un clima familiare oppure si va a preparare il pranzo del fine settimana. Altre esperienze provengono dalla Spagna, Argentina, Francia, dal Messico e permettono di trovare obiettivi, indicazioni, nuove vie come la metafora della famiglia “cantiere”, sempre in costruzione, movimento, evoluzione.M. Pia Bonanate si chiede, mescolata come giornalista e come madre in quel mare che è la vita, dove si possono trovare queste famiglie di cui si parla nel libro. In che modo queste esperienze di famiglie vive possono contagiare il momento difficile in cui viviamo.Il card. Antonelli enumera vistosamente con la mano destra le valanghe che si sono abbattute nel mondo culturale occidentale: la cultura libertaria e relativista, la mentalità individualista, l’utilitarismo, il consumismo. La famiglia si riduce ad una coabitazione sotto lo stesso tetto.La dott.ssa Bonanate porta il discorso sulla consapevolezza di perché viviamo, sul rapporto col diverso, col non credente. Il card. Antonelli definisce la persona umana come un singolo, autocosciente, libero e costitutivamente in relazione con gli altri. Vedo l’altro e dunque penso e sono.  La giornalistainsiste sul fatto che la gente è stanca di parole, vuole vedere i fatti, quali suggerimenti dare alle famiglie per aprirsi, per non evangelizzare solo i già evangelizzati. Il cardinale cita il documento conciliare Lumen Gentium. La Chiesa, anche se fosse un piccolo gregge, è inviata al mondo per portare verità, pace, speranzae salvezza. Ogni famiglia cristiana cerchi di essere autentica, con la preghiera, la testimonianza, sarà poi solo il Signore a vedere i frutti di questa missionarietà.C’è il tempo per un’ultima, spinosa domanda, se nella Chiesa è l’ora della famiglia, occorre dare più spazio ai laici. Il cardinale concorda sul fatto che talvolta si vede il popolo di Dio come consumatore di insegnamenti, di sacramenti. Deve essere l’ora della famiglia anche per questa società di individui, in cui la famiglia è vista più come consumatrice che come produttrice di ricchezza. La pastorale della parrocchia deve avere come fulcro un gruppo di famiglie esemplari. Il protagonismo dei laici permette di valorizzare ulteriormente il ministero del prete.Un input all’incontro è stato dato anche dall’ufficio famiglia della diocesi di Torino che ha sottolineato come la testimonianza di vita rappresenti l’humus, il terriccio di cui hanno bisogno i figli per sviluppare le loro potenzialità. I figli più che di due genitori che li amano hanno bisogno di due genitori che si amano. Nella foto il il card. Antonelli e Maria Pia Bonanate

Piergiacomo Oderda

 

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