Come noto, c’è chi pensa, erroneamente, che la scuola sia ad uso esclusivo di una certa sinistra, o della sinistra in generale. Secondo questa logica tutti dovrebbero “seguire il gregge”: chi la pensa diversamente viene subito etichettato come il nemico, il “fascista” di turno.
L’ultimo episodio in ordine di tempo è avvenuto questa mattina a Pinerolo, in via Giovanni XXIII, proprio di fronte alla scuola secondaria di 1° grado “Silvio Pellico”. Qualcuno ha pensato di appendere tra due alberi un lenzuolo con la scritta: “La scuola è aperta a tutti”. Un’ovvietà, certo, che forse non è abbastanza chiara proprio a chi ha realizzato lo striscione. L’iniziativa, infatti, è un chiaro messaggio politico indirizzato contro le decisioni prese dal governo Meloni in merito al tetto del 30% di stranieri nelle classi (con relative deroghe). La protesta ha avuto un seguito immediato: lo striscione è stato rimosso dai Carabinieri, che hanno semplicemente fatto rispettare la legge.
Apriti cielo. Subito si è gridato all’orrore, allo scandalo, e c’è chi ha richiesto, ottenendola, la restituzione del lenzuolo.
Intendiamoci: la libertà di manifestazione del pensiero e la critica politica sono pilastri tutelati dalla nostra Costituzione. Tuttavia, l’installazione fisica di striscioni o manifesti in luoghi pubblici è regolata da rigide norme di sicurezza, decoro urbano e codice della strada. ( Ah, già: al sindaco di Pinerolo e alla maggioranza del decoro urbano non importa nulla, come è chiaramente emerso durante un consiglio comunale ).
Gli autori di questo striscione hanno chiesto la regolare autorizzazione al Comune? Figuriamoci.
Adesso l’amministrazione comunale provvederà a dare esecuzione a quanto previsto dalla legge? L’affissione pubblica è infatti soggetta al pagamento dei diritti, oltre a pesanti sanzioni amministrative in caso di abusivismo. Ma il vero abusivismo, in realtà, è quello “politico”: il non voler accettare che altri cittadini non condividano il pensiero unico di una certa sinistra, i cui esponenti si credono gli unici depositari della verità. Della loro verità.
Sulla vicenda si è scatenata addirittura la CGIL, che ha difeso l’iniziativa arroccandosi dietro lo slogan della scuola aperta a tutti. Vale la pena ricordare che la scuola italiana è già di tutti e non esclude nessuno. Il Governo Meloni non vuole creare esclusioni; al contrario, mira a evitare le “classi ghetto”, nell’interesse di studenti e docenti, per una scuola più inclusiva, accogliente e non discriminatoria.
Dopotutto, anche l’allora ministro della Pubblica istruzione Sergio Mattarella era favorevole a una regolamentazione simile a quella che il Governo vuole attuare oggi, come si evince chiaramente dalle circolari ministeriali emanate tra il 1989 e il 1990.
Viene da chiedersi, allora: stanno protestando contro l’attuale esecutivo o, ironia della sorte, stanno protestando contro Mattarella?