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La legge finanziaria 2026 che viene proposta al Paese

La legge finanziaria 2026 che viene proposta al Paese

Finalmente, per usare una metafora calcistica, l’Italia è tornata in serie A. Intanto una buona parte dei cittadini è scesa in serie C. La politica gioisce in quanto le Agenzie di Rating e il Fondo Monetario Internazionale, promuovono i conti pubblici. I conti migliorano, però il debito pubblico aumenta mah… va a sapere. Tutto vero, ma dobbiamo anche dire che a spingere le entrate è stato il Fiscal Drag. Falcidiando il potere di acquisto dei lavoratori dipendenti e dei pensionati; ovvero, di tutti quelli che non possono azionare la leva dei prezzi. Come è facilmente intuibile, non c’è di che rallegrarsi; neanche per i prossimi anni.   Ora, basta leggere con un po’ di attenzione la legge finanziaria 2026 che viene proposta al Paese. Al di là dell’accapigliarsi dei politici per difendere gli interessi dei propri elettori. La manovra finanziaria, è fatta coi fichi secchi. Niente per la crescita, come scritto nello stesso documento. Poco o niente nei confronti di chi tiene in piedi il paese, che non avranno comunque modo di accorgersene. Neanche il celebrato ceto medio tanto citato dai nostri politici; intanto bisognerebbe identificare qual è il ceto medio tanto per intenderci. Non si toccano le rendite finanziare, immobiliari e da capitale, niente tassa di successione sui grandi capitali, mentre si premia generosamente gli evasori con un ulteriore condono. Come è noto, ai pensionati e ai dipendenti, le tasse e i contributi gli vengono sottratti alla fonte. Con i provvedimenti nascosti tra le pieghe, il rischio è che si paghi più di quanto saranno i benefici reali. Basta ricordarsi che la Regione Piemonte si è portata avanti con i lavori aumentando già l’addizionale Irpef per tutti. Saranno dolori trovare le risorse per la finanziaria del 2027 per un paese che non cresce, o con partite di giro, anzi, con la fine del PNNR il paese rischia di scivolare in recessione ben che vada in stagnazione. Ci verranno in soccorso le Banche con i loro cosiddetti extra profitti. Per la verità non esistono extra profitti, ma solo profitti. Ma siamo sicuri che poi non saremo nuovo di noi a pagare con l’aumento dei costi dei servizi. Ricordo a me stesso come ex, che paghi già solo in

entrando in banca. Del resto in Italia hanno fatto tutti profitti a palate, anche grazie al basso costo del lavoro. Quello che impressiona, che a fronte di questi enormi profitti, solo il 20% è andato a investimenti; il restante 80% è andato agli azionisti, secondo il recente report di Mediobanca. Del resto, la ricchezza va solo più verso l’alto, verso il basso non arrivano più neanche le gocce. C’è di che preoccuparsi, purtroppo l’Italia è il paese che nel Ranking dei Paesi Europei occupa stabilmente le ultime posizioni, con alcune posizioni in peggioramento. Nessuna seria riforma si intravvede all’orizzonte, nessun investimento in istruzione, ricerca, sanità, nei trasporti, nella giustizia, salvo quella dei giudici, le nostre risorse migliori costrette a lasciare il paese in cerca di migliori opportunità occupazionali, nessuna politica industriale, niente per il contrasto alla preoccupante denatalità, nessuna politica per la famiglia, salvo ” bonus ” estemporanei. Il nostro Paese è secondo al mondo dopo il Giappone per popolazione anziana. Per fare le riforme che servono, occorre coraggio, visione del futuro e una classe politica capace, che guardi al prossimo decennio e non alle prossime elezioni. Questa è una finanziaria che serve esclusivamente per il rispetto dei parametri Europei, per consentirci di accedere a debito ai fondi per il riarmo. Mi viene spontaneo chiedermi chi voglia invaderci o tantomeno dichiararci guerra. E ancora, se così fosse, chi ci manderemo in guerra, gli anziani forse magari anche ammalati visto lo stato in cui si trova la nostra sanità e il nostro preoccupante calo demografico. In battaglia servono gli aerei, i droni, magari i carriarmati, ma serve ancora anche nella guerra moderna la fanteria. Cosa ne facciamo allora di tutte queste armi se nessuno vuole dichiararci guerra. Si dice per sopperire al disimpegno dell’America o magari per ingrassare le lobby statunitensi del settore. Abbiamo per contro un disperato bisogno di riforme strutturali che portino il paese a crescere, magari intaccando con coraggio le rendite di potere e di posizione. La madre di tutte le riforme è quella fiscale, altrimenti nessuna politica è possibile. Serve una volta per tutte un contrasto serio ed efficace all’evasione sia fiscale che contributiva. Tutti devono pagare e contribuire al mantenimento dei servizi, pagare le tasse è un dovere, non è un pizzo di stato. Serve un contrasto al lavoro nero, che sta aumentando. Serve intaccare le rendite delle lobby e delle corporazioni. Serve combattere energicamente la corruzione, non certo abolendo il reato di abuso d’ufficio. Serve il contrasto di interesse, non è solo un dovere civico richiedere la fattura per le prestazioni, ma ce anche l’interesse economico del contribuente a non farlo per risparmiare l’Iva. Non servono al paese costosi condoni che non fanno che incoraggiare l’evasione in attesa del prossimo, come purtroppo avviene sovente. Occorre porre mano alle crescenti diseguaglianze, non può reggersi all’infinito un paese di scrocconi. No che non può reggere, oltre ad essere profondamente ingiusto, che sia quasi l’80% delle imposte sul reddito “Irpef” sia versata da un quarto dei contribuenti percettori di reddito fisso. Qui, destra e sinistra si assomigliano. La destra, difende alla luce del sole le rendite di posizione e lo status quo del suo elettorato. La sinistra, segue lo stesso copione solo un po’ più ipocritamente. Tanto è vero che, le diseguaglianze sono paurosamente aumentate con i governi di tutti i colori. Ora, c’è da chiedersi, se una politica di chiamati, legati dal solo vincolo di fedeltà al capo è in grado di attuare quelle riforme che per il paese non sono più rinviabili. Serve coraggio, lungimiranza, visione del futuro e competenze, per non condannare il paese all’irrilevanza sia in Europa che nel mondo. Oppure, a malincuore, è il caso di citare la frase del grande Poeta Dante nella Divina Commedia nel III canto dell’inferno, la scritta posta all’ingresso ” Lasciate ogni speranza a voi che entrate ”

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