Scoppia un nuovo caso su Fb: “Phica eu”
L’ humus, affinché tutto questo marciume abbia terreno fertile, è un nostro prodotto
di Ivan Albano
Dopo il recente caso, del quale ho già scritto su queste pagine, del gruppo Facebook intitolato “Mia Moglie“, ecco sorgerne un altro, altrettanto scabroso.
È il gruppo “Phica.eu”, all’ interno del quale, a loro insaputa, molte donne si trovavano presenti con proprie immagini, rubate alla loro quotidianità e senza consenso, inserite e condivise online da molti utenti che si dilettavano a commentare, non certo con un registro degno del Dolce stil novo, ma con piglio alquanto volgare e sessista, queste stesse immagini.
In questo gruppo vi si sono trovate, loro malgrado, anche numerose donne politiche di primo livello, che, seppure in pose non osé, erano comunque oggetto di questi commenti.
Da parte di due esponenti del Pd, Alessandra Moretti e la consigliera Valeria Campagna, sono giunte le prime, sacrosante, denunce sui canali social.
Sulla piattaforma pare siano finite anche le foto di donne politiche di altri partiti e di altre donne famose.
Ora alcune considerazioni sarebbe opportuno fare.
È innegabile che questi fatti debbano essere stigmatizzati ed esecrati, e che, laddove sarà possibile identificarli, pene molto severe siano inflitte a questi uomini sciagurati.
Però, ammettiamolo, non è nemmeno serio recitare il ruolo di chi “ cade dal pero”.
Il web, e con esso i vari social, hanno creato un grande Mare magnum, anzi un vero mondo a se stante e autonomo, nel quale chiunque può postare che cosa vuole, sia in termini di contenuti scritti sia in termini di immagini.
E i controlli sappiamo che sono sempre subordinati alla logica del profitto, perché questi social vivono sull’ engagement, non certamente sulla sobrietà e serietà dei contenuti.
La immissione sul mercato dei moderni telefonini ( quanto rimpiango i vecchi cellulari che consentivano il minimo indispensabile: telefonare e inviare qualche SMS) permettono oggi a chicchessia di avere perennemente con sé una macchina fotografica con cui scattare foto furtivamente a chiunque.
Ad esempio, creare false identità da usare per gli scopi più svariati è diventato sempre più semplice.
Aggiungiamo anche una considerazione, che è amara e rattristante, ma che pochi pongono nella dovuta evidenza.
Gran parte delle campagne pubblicitarie, anche se in modo subdolo, fanno sempre più leva su una “pornografia “ larvata, sebbene non esplicita, per rendere i prodotti più appetibili.
Per vendere è necessario giungere alla pancia della gente ( uomini e donne indistintamente) e quale strumento è più adatto dell’ allusione e del richiamo sessuale?
In TV si vedono quasi esclusivamente, fatte rare eccezioni, giornaliste e conduttrici di aspetto molto gradevole: sicuramente preparate, ma anche molto avvenenti.
Lo stesso accade nel mondo della politica: moltissime sono le donne mediamente assai più attraenti della media.
È il vecchio concetto del “Kalos kai agathos” greco ( chi è bello è anche bravo e buono) oppure è la ricerca di un più facile consenso attraverso un bel viso e un bel corpo?
Il primo a oggettivare il corpo della donna è proprio l’ intero sistema nel quale siamo tutti immersi (se accettiamo questo sistema mediatico, le conseguenze non debbono stupirci più di tanto). E le donne maggiormente dotate di appeal da madre natura profittano, ovviamente, di questo vantaggio, senza con ciò – beninteso – volerle colpevolizzare.
Stupirsi poi che accadano certi fatti incresciosi, come un’ estrema oggettivazione sessuale del corpo femminile, mi pare, alla resa dei conti, un po’ ingenuo.