di Piergiacomo Oderda
Recupero dalla libreria un testo dell’etnomusicologo Maurizio Agamennone sulle registrazioni di musica popolare a cura di Lomax e Carpitella, durante un viaggio in Puglia svoltosi nel 1954. Sono gli stessi brani da cui trae ispirazione David Krakauer, clarinettista di New York, maestro concertatore quest’anno per il concertone di Melpignano. I frequenti duetti “vis à vis” con i cantanti sono il momento più coinvolgente della serata, il clarinetto di anima klezmer esalta le variazioni di voce tipiche della taranta. «E’ impossibile non scatenarsi qui, mai vista una meraviglia del genere» dice Ermal Meta, uno degli ospiti, dopo aver eseguito l’unico brano in arbereshe, “Lule lule” di fronte ai 160 mila convenuti. L’intelligenza artificiale non potrà mai riprodurre uno spettacolo del genere.
Si parte con la pizzica di Aradeo che mostra al completo il corpo di ballo le cui coreografie sono curate da Fredy Franzutti nonché una delle “performance” della rapper Sara MK, una delle collaboratrici di Krakauer. “Mujerima pe’ la musica è pazza” è occasione di far esplodere le voci femminili di Caiulo, Alfieri, Pagliara, Morciano, Giannuzzi. “Lu carcaluru” è un folletto che «toglie respiro alla notte» spiega Giuliano Sangiorgi commentando un video girato fra gli spettrali ulivi colpiti dalla xylella (regia di Winspeare). La canzone “Quando te lai la facce” è uno dei punti più belli della serata, con intro a cura di Kathleen Tag, altra collaboratrice di Krakauer. In “Lu rusciu de lu mare”, Sangiorgi si inginocchia e duetta con il concertatore. Ricorda la sua partecipazione di diciotto anni fa al concertone allora guidato da Mauro Pagani e ritma “Pa-ce”, “Pa-ce”. Altro spazio alla voce di Stefania Morciano per il brano “Sta strada”, mentre tutte le voci femminili si alternano in “Nun aggiu vistu mai sole de notte”. Interviene ancora Sara MK mentre trombone, tromba e sax si uniscono in un sound trainante. Serena Brancale, altro ospite, canta come brano tradizionale “All’acque, all’acque” escogitando variazioni che permettono di evidenziare il ritornello, poi esorta ad «amare la propria terra». Una ballerina con il suo pupattolo simboleggiato da un cuscino danza dietro Enza Pagliara, ricercatrice sulla musica tradizionale, in “None none Ninna”. Nico Berardi ai fiati esibisce un flauto peruviano e la cantante conclude invocando «pace e amore per tutti i bimbi del mondo». La piazza si anima con un caricatissimo Antonio Castrignanò in “Aria caddhipulina”. Nell’ultimo stornello, dopo aver evocato i canti dei “trainieri”, i carrettieri, saluta i salentini e “li forestieri” leggendo con foga quanto si è appuntato sulla mano. Dopo “Funtana gitana”, sempre con un bel duetto tra tamburello e clarinetto, ricorda Pino Zimba e gli Ucci, cantori storici del tarantismo. Interessante il contributo strumentale “Sia benedetto ci fice lu munnu” prima di un’altra “Ninna nanna” a cura di Dario Muci. Altro delicato intro alla tastiera per “La furtuna”, brano interpretato con passione da Alessandra Caiulo con alle spalle due ballerini che si destreggiano in un classico passo a due. «A Gaza è un pianto che non si asciuga, in questo pianto ci anneghiamo tutti», grida al termine della canzone. Un trascinante Antonio Amato canta “La coppula”, impreziosita dal flauto di Berardi e dall’a solo di batteria di Antonio Marra. Anche qui è singolare l’intreccio tra voce e clarinetto. Imbracciando la chitarra, l’ospite Anna Castiglia si esibisce in Ghali con un inserto di fisarmonica di Roberto Gemma, cui segue “Beddha ci dormi”, serenata che vede protagonisti due amanti divisi da un muro, ancora occasione per esplicitare il sostegno al popolo palestinese. Bella la contaminazione in “Der heyser bulgar aremu” tra musica klezmer e il canto grico “Aremu rindinhetta”. Tocca a Consuelo Alfieri cantare e ballare “La Pizzicarella” mentre la voce calda di Giancarlo Paglialunga e la mandola di Gianluca Longo animano la “Pizzica di San Vito”. Ninfa Giannuzzi interpreta “Nazu nazu”, «una ninna nanna per tutti i bambini del mondo». Straordinario il contributo del Canzoniere Grecanico Salentino che festeggia i cinquant’anni di attività. La melodia ascendente del violino di Mauro Durante in “Pizzica indiavolata” e il suo avvicinarsi a chitarra, tamburello, organetto sembrano rievocare l’orchestrina guidata dal violino di Luigi Stifani che suonava per liberare la tarantata dal morso del ragno. Salvatore Galeanda invita a ballare con quattro passi a sinistra, a destra e giro per “Teresina”, altro brano di splendida esecuzione come la polifonia di voci che si crea con “Saluterò di nuovo il sole” di Domenico Turi, ispirato alla poesia di Forugh Farrokhzad. Tära danza in mezzo ai ballerini cantando “Araba fenice” e termina con le parole “Dal Salento al Levante, non spegneranno la voce degli ulivi. Palestina libera!”. Il giallo domina nel portamento dei danzatori in “Riollalà”. Si ringraziano i musicisti inquadrando i motori della serata, i tamburellisti, tra cui Carlo De Pascali, Alessandro e Roberto Chiga, Giole Nuzzo, prima del finale in grico “Kalinifta”, fra le note si ringrazia ancora Sandro Cappelletto, consulente artistico della Fondazione.
A fronte della polemica ricorrente tra tradizione e innovazione, il concertone resta una possibilità preziosa di ascolto di alcuni brani tradizionali. Per chi ha la possibilità di soggiornare in Puglia in questo periodo resta importante la serata di “Taranta talk” di Martano dove è intervenuto quest’anno Alessandro Portelli, Presidente del circolo Gianni Bosio e il preconcertone coordinato da Enza Pagliara in difesa delle minoranze linguistiche con partecipazione di allievi della scuola di griko e di giovani di Celle San Vito per il francoprovenzale. Il concertone è disponibile su Raiplay al link
https://www.raiplay.it/video/2025/08/La-Notte-della-Taranta-2025—23082025-df37f1f5-af2b-4c0f-bb86-5bd5e552cc95.html.
Piergiacomo Oderda