Discendiamo da soli mille individui fertili.
La scoperta italo cinese comparsa su Scienze ci fa tremare e ci induce a ineluttabili riflessioni
di Ivan Albano
Una sorprendente scoperta italo cinese, comparsa sull’ autorevole rivista scientifica “Science”, ci informa, con enorme stupore, che il cambiamento climatico ridusse la popolazione della Terra a soli 1.280 individui fertili. Questo avvenne circa novecentomila anni fa.
Fra i ricercatori italiani che hanno contribuito alla scoperta ricordiamo Giorgio Manzi, dell’Università la Sapienza di Roma, e Fabio di Vincenzo, del Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze.
Le prove di questo studio giungono dall’analisi delle banche genetiche internazionali: sono stati studiati i genomi completi di 3.154 individui appartenenti a cinquanta popolazioni umane diverse e questi genomi sono stati mappati con un metodo bioinformatico di enorme innovazione.
È stato possibile proiettare all’ indietro nel tempo l’attuale variazione genetica umana, al fine di stimare la dimensione delle popolazioni del passato.
Si è, in tale modo, appreso che intorno a novecentomila anni fa vi fu una catastrofe planetaria che, per altro, collima con talune evidenze fossili che sino ad ora non avevano ancora ricevuto una risposta plausibile, a causa dell’assenza di dati e dell’incertezza nelle datazioni.
Se da una parte le tracce dell’Homo, apparse in Africa tra i due e i due milioni e mezzo di anni fa, sono molto numerose, esse cominciano a stranamente a scendere proprio a partire da novecentocinquantamila anni, da quando cominciano ad essere pochi i resti databili con un’affidabile sicurezza
Analoga situazione compare anche in Europa, la quale, da un certo momento storico, pare spopolarsi quasi del tutto.
Le tracce, stranamente, ritornano ad essere abbondanti circa trecentomila anni più tardi, proprio contemporaneamente alla comparsa di un cervello divenuto più grande, al punto che la nuova umanità può ora essere classificata come “Homo heidelbergensis”.
La ragione, in termini evoluzionistici, di questo fatto è spiegabile: quando i mutamenti ambientali riducono notevolmente una popolazione, questa accumula velocemente delle mutazioni genetiche che sono foriere di nuove specie.
Contestualmente a questo fenomeno si riscontra anche una variabilità genetica molto ridotta, e questo dato è verificabile fra gli esseri umani contemporanei, eredi di quell’ antica popolazione.
Dopo la quasi estinzione, l’ “Homo heidelbergensis” si diffuse in tutta l’Eurasia migrando dall’Africa e, con il supporto di tecnologie litiche avanzatissime e impensabili solamente pochi anni fa, ora si sa che diede origine ai “Neanderthal” in Europa e ai “Denisovani” in Asia e che da alcuni discendenti dell’”Homo heidelbergensis” nacque anche l’ “Homo Sapiens” ( noi), il quale ebbe incontri con i cugini Neanderthaliani e Denisovani, coi quali si incrociò, pratica ritenuta impossibile da tutta la letteratura scientifica appena una quindicina di anni fa.
In conclusione la nostra esistenza è null’ altro che il risultato di una catastrofe climatica di dimensioni planetarie, giacché novecentomila anni fa le alternanze dei cicli glaciali e interglaciali cominciarono ad amplificarsi sino a intervalli di centomila anni, divenendo sempre più estreme e causando l’estinzione di grandi mammiferi e dando origine a lunghissimi periodi di siccità.
È innegabile che questa scoperta ci inquieti non poco, tanto più in una fase storica come la nostra in cui il clima sta mutando in maniera ancora più accelerata di allora a causa delle nostre attività.
Va da sé che lo scenario che abbiamo di fronte non appare affatto rassicurante.