A Cavour: personaggi storici. Nicolas de Catinat de la Fauconnerie
Grande stratega, maresciallo e benemerito di Francia, tristemente noto ai cavouresi
di Dario Poggio
La Storia, lo sappiamo, è fatta da una serie infinita di grandi e piccoli accadimenti che gli scrittori e gli storici, pur nella buona fede e nella ricerca costante della verità, ci raccontano e ripropongono secondo le loro personali prospettive non scevre da interpretazioni di parte, da manipolazioni, da egemoni influenze culturali. Solo il trascorrere inesorabile del ” tempo” riesce a smorzare, ad appianare i volti della storia rendendo effettiva oggettività e giustizia.
La storia è purtroppo una inquietante, terribile signora costruita, in prevalenza, da un susseguirsi di eventi ben poco pacifici e ricchi di sopraffazioni che sono la conseguenza dei lati più negativi della natura umana: l’insaziabile desiderio di potere e di ricchezza.
Ma la storia, qualunque storia, ha sempre almeno due volti …quello dei vincitori e quello dei vinti, due visioni, due interpretazioni spesso antitetiche tra cui è difficile districarsi per farsi una idea il più possibile realistica.
Leggendo la storia della nostra piccola comunità cavourese, una tribolata e sofferta storia plurimillenaria, balza immediatamente all’attenzione un personaggio che è stato un esempio classico di queste contraddizioni. Si tratta del generale Nicolas di Catinat, grande condottiero e Maresciallo di Francia assai amato e benemerito per i francesi ma spietato seminatore di distruzione e morte per i cavouresi ed i piemontesi in generale.
Sicuramente una figura controversa quella del Catinat che fu indubbiamente uno dei più grandi strateghi militari della sua epoca, un uomo di poche parole, poco amante del lusso, meticoloso e con un grande senso dell’organizzazione ma allo stesso tempo estremamente intransigente con i suoi sottoposti e tristemente noto (almeno in Italia) per la crudeltà e spietatezza con cui conduceva le campagne militari.
Figlio di un magistrato appartenente alla piccola nobiltà della provincia francese, una famiglia di tradizionale integrità ed austerità di costumi, abbandonò presto la professione del padre per intraprendere la carriera militare dove sali rapidamente tutti i gradini del comando.
Si distinse in svariate campagne, tra cui l’assedio di Lilla, la guerra nei Paesi Bassi, l’assedio di Philippeville e nella ferocissima repressione dei Valdesi in val Germanasca.
Fu governatore di Pinerolo ed una certa fama gli procurò pure il rapimento del conte Ercole Mattioli, sospettato di alto tradimento, per aver effettuato il doppio gioco nella trattativa segreta per la cessione di Casale alla Francia.
Il 18 agosto del 1690 vinse la battaglia di Staffarda, epico e sanguinoso scontro alla testa delle truppe di Luigi XIV contro quelle del duca di Savoia Vittorio Amedeo II e del cugino principe Eugenio nella pianura tra Cavour e Saluzzo. Un fatto d’armi che rivestì un notevole significato storico e politico nell’ Europa dell’epoca.
In quel contesto Catinat, pago della vittoria, rinunciò ad inseguire gli avversari ed ordinò il saccheggio dell’Abbazia, rea solo di aver ospitato il quartier generale del duca di Savoia.
I danni al bellissimo complesso Abbaziale furono ingentissimi (ancor oggi in parte visibili), vennero infatti distrutti i porticati orientali e meridionali del chiostro, il sepolcreto dei marchesi di Saluzzo, danneggiati i muri di cinta del comprensorio, bruciati i preziosissimi libri custoditi nella biblioteca, bruciate le reliquie, profanata e rubata l’antica Pisside con il Santissimo e le campane bronzee del campanile. La campagna del Catinat proseguì poi con la conquista di Nizza, di gran parte della Savoia e l’assedio con danni di molte città piemontesi (Carmagnola, Avigliana, Villar Dora, Rivoli, Saluzzo, Savigliano e Fossano), mentre la pianura piemontese (piccoli paesi, cascinali, castelli, caseforti, chiese ecc…) venne messa a ferro e fuoco dalle sue truppe.
Nel corso di questa campagna avvenne la tristemente nota strage di ” Cavour”.
Sull’argomento riporta l’Alessio: “Un gruppo di contadini s’era barricato accanto alla Cappella del Bosco nella speranza di fermare Catinat e dare tempo ai Cavouresi di fortificarsi, riparando le vecchie mura e costruendo trincee specialmente lungo il Rio Marrone, ma fu presto sloggiato da un fuoco vivissimo di fucileria dei Francesi (lasciandovi 35 morti, i quali proseguirono liberamente a dare l’assalto a Cavour”.
Cavour era circondata da mura che non potevano resistere neppure ad un breve bombardamento mentre il castello medioevale era stato mezzo demolito dai francesi prima della riconsegna al Piemonte, e seppur fatto ricostruire (solo in parte) dal duca di Savoia, non era più in grado di offrire valido rifugio e protezione purtroppo a nessuno.
Si riporta che il Catinat vedendolo disse: “E’ solo più un nido di Berte”.
Dal campo della cascina Ochetti, presso il fiume Pellice, dove erano accampati i francesi, il pomeriggio del 5 agosto, Catinat inviò in avanscoperta il suo luogotenente colonnello Renato de Jarzè marchese Du Plessis con 300 dragoni e 1200 fanti.
Ma appena i francesi furono in vista delle mura di Cavour vennero accolti con un nutrito fuoco di fucileria che li bloccò. Cavour era difeso da 700 uomini dei reggimenti Ceva, Mondovì ed una compagnia del reggimento Monferrato (a guardia del castello) e da un distaccamento di 300 soldati Valdesi. Inoltre vi era una compagnia di cittadini volontari. La popolazione era in maggioranza fuggita ma in paese si stima che rimasero circa 1000/1200 civili tra uomini, donne e bambini (secondo la relazione del vice curato don. Saussa, testimone oculare dei fatti, almeno 3/4000 persone su 5000 abitanti di Cavour erano tuttavia presenti al momento dell’attacco e quasi tutti saranno poi uccisi).
Il colonnello Du Plessis, saggiata la dura resistenza dei cavouresi, mandò allora a chiedere il rinforzo di due cannoni pesanti per bombardare le mura. Il giorno successivo i due cannoni dopo molti colpi riuscirono a fare una breccia nel muro a nord ed immediatamente i granatieri francesi caricarono ma, prima di riuscire ad entrare, furono respinti per ben due volte (come riportato nella “Historie Militare du Piemont” scritta da A. Saluzzo). All’interno del villaggio i francesi trovarono ancora una notevole resistenza ma alla fine dilagarono in paese trucidando a colpi di baionetta tutti coloro che si trovarono davanti. Alcuni abitanti fuggirono verso Barge e riuscirono in parte a salvarsi mentre altri si arrampicarono sulla Rocca. I soldati francesi a cui si era unito anche il Catinat si slanciarono all’inseguimento dei fuggitivi sulla Rocca e con una ferocia disumana, barbarica, senza riguardo per donne e bambini, li massacrarono tutti compresi anche i pochi difensori del castello.
A sera, Cavour e la Rocca erano bagnati dal sangue di almeno 1300 /1500 morti. Solo ottanta persone, tra le quali il governatore del castello, alcuni ufficiali, lo speziale e il resto donne e bambini riuscirono ad aver salva la vita.
Il paese fu messo a ferro e fuoco e tutte le sue case subirono i danni dell’incendio tra cui anche la nota Acaja–Racconigi, fu risparmiata una sola casa, quella dello speziale di nome Marentino, dove il Catinat si era fermato per rinfrescarsi bevendo un bicchiere d’acqua (oggi casa Giordano sita in via Plochiù).
Nelle sue memorie il Catinat riporta più di 600 persone morte; il marchese di Quincy parla di 1200 morti tra soldati e civili mentre, don Saussa, come già detto testimone oculare dei fatti, racconta che di 5000 abitanti di Cavour ben 4000 furono trucidati.
Comunque sia, fu una tremenda carneficina, il paese e la rocca per molto tempo presentarono uno spettacolo agghiacciante, spaventoso, sangue e morti ovunque.
Alcune ossa, pietosamente raccolte, di parte dei cadaveri fu gettata nella cisterna in cima alla Rocca ed ancora oggi vi riposano.
Riporta ancora l’Alessio:
“Nei sei anni che i francesi stettero in Cavour il luogo rimase deserto. Nel 1691 Catinat aveva dato il sacco alle campagne cavorresi; nel 1692 venne ad accamparsi in queste terre il duca di Schomberg co’ suoi cinque battaglioni di Ugonotti; nel 1693 ebbe nuovo sacco da Catinat.”
Insomma Catinat fu per Cavour e per i cavouresi un vero “Flagello di Dio “.
Il 27 marzo 1693 Nicolas Catinat ottenne il bastone di Maresciallo di Francia e il 4 ottobre dello stesso anno, alla testa di 35.000 soldati, portò la sua armata alla vittoria nella battaglia della Marsaglia, vittoria che costerà all’esercito piemontese ed ai suoi alleati la perdita di più di 10.000 uomini.
Dopo questa vittoria, che segnò l’apice della sua carriera, iniziò anche per Catinat il viale del tramonto. Tornato in Italia dopo un breve periodo passato in Fiandra, nella guerra di successione di Spagna fu battuto dal principe Eugenio di Savoia a Carpi (1701), per cui fu sostituito nel comando dal Maresciallo de Villeroy. Queste ultime vicende lo costrinsero ad abbandonare le campagne militari ed a ritirarsi a vita privata nel suo castello di Saint-Gratien lasciando tutto quello che possedeva in Parigi ai suoi nipoti e sfuggendo la vita di corte ed i circoli militari.
Spese tutta la sua vita di grandissimo condottiero e stratega per la grandezza della Francia costruendo la sua carriera vittoria dopo vittoria, duramente, spietatamente ma onestamente e senza ruffianerie.
Morì nel suo castello il 12 febbraio del 1712 e venne seppellito nella piccola chiesa del villaggio.
” Nicolas de Catinat de la Fauconnerie, Maresciallo di Francia, fu un grande uomo per i francesi e per gli amici… ma un uomo che era assai meglio non conoscere come nemico”.
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