Consigli di lettura. “La cognizione del dolore” di Carlo Emilio Gadda. Edizione Adelphi
di Ivan Albano
“La cognizione del dolore” è uno dei capolavori di Carlo Emilio Gadda (Milano, 1893 – Roma,1973), uno fra i maggiori scrittori italiani del secolo scorso.
Gadda, un ingegnere di origine lombarda, visse a lungo a Roma, città in cui lavorò anche per la RAI e ove morì. È stato un magistrale interprete di quella crisi esistenziale che sin dai primi del Novecento ha attanagliato l’uomo.
Scritto tra il 1938 e il 1941, dapprima pubblicato a puntate sulla rivista Letteratura, il romanzo rimase, forse per via della guerra, incompiuto.
Gadda è famoso per avere creato un linguaggio e uno stile di scrittura del tutto nuovo, creando neologismi, mischiando dialetti di varie regioni ad un registro elevato e forbito: già questa sua potenza di scrittura ne rende l’opera interessante.
Taluni critici hanno intravisto in “La cognizione del dolore” una specie di contro- provvidenza di manzoniana memoria.
Anziché dissipare gli intricati nodi dell’esistenza, la matassa si presenta sempre più arrovellata, al punto che diviene del tutto inutile cercarne ogni senso.
Sussiste molta autobiografia nelle pagine di questo romanzo.
Fra i motivi autobiografici si possono ritrovare i difficili rapporti con i genitori, la morte prematura, per incidente, del fratello, la patria italiana (qui trasfigurata nel Maradagal), vissuta come foriera di quotidiana banalità, oltre alla sua parentesi trascorsa in Argentina in merito alla sua professione di ingegnere.