Festeggiare apertamente il Natale significa non perdere di vista da dove veniamo.
Non è un affronto verso chi professa altre confessioni
di Ivan Albano
Si stanno approssimando le feste natalizie e, cosa non nuova da qualche anno a questa parte, si ravvivano i melensi dibattiti circa la liceità di festeggiare tali feste oppure, per rispetto di tutti, relegare le medesime alla sola sfera intima.
Il nostro è uno Stato laico e, come previsto dalla Costituzione, deve garantire a tutti di celebrare le proprie ricorrenze religiose senza discriminazioni (“Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze”, articolo 8).
Essere, tuttavia, uno Stato laico (“Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani …”, recita l’ articolo 7 ) significa, almeno per me, innanzitutto non essere una teocrazia in cui il potere politico e quello religioso si fondono in un solo corpo, ma non impone di disconoscere le radici culturali, e quindi anche religiose, la cui preservazione è, anzi, uno dei compiti primari di uno Stato, affinché mantenga anche la dimensione di nazione.
La nostra Costituzione, checché se ne dica, è modellata anche, e sottolineo anche, dai valori del cattolicesimo, poiché la cultura da cui proveniamo (atei e agnostici compresi) è anche quella: piaccia o no.
Un saggio di Benedetto Croce del1942 si intitolava “Perché non possiamo non dirci cristiani” .
Una grande personalità, non solamente in campo scientifico, di elevata statura intellettuale come Rita Levi Montalcini, che pure si professava non credente, disse una volta: “ In fondo tra l’ etica cristiana e l’ etica laica non intravedo nessuna differenza “.
Viviamo un tempo di secolarizzazione senza precedenti, ma, almeno in questi giorni, ricordare donde veniamo non può che farci del bene. Ogni tanto guardare nello specchietto retrovisore è salutare, ancor più in un momento di smarrimento spirituale totale, fatto registrato da quasi tutti coloro che per professione studiano la nostra società.
Festeggiamo, quindi, le nostre feste natalizie, consci di non esercitare un sopruso verso alcuno; e se capiterà di augurare Buon Natale a chi ha un credo diverso, non sarà di certo un affronto.
Sarà sicuramente accaduto a tutti noi di augurare buona domenica a qualche lavoratore, pensando questa sia per lui un giorno felice all’ insegna del meritato riposo, senza immaginare le volte in cui il nostro augurio è andato a chi, in virtù della sua peculiare professione, percepisce la domenica come un giorno pessimo, perché foriero di pesante lavoro.
