Cronaca

Mala giustizia. L’inchiesta sul senatore Stefano Esposito è finita nella spazzatura

Ma la giustizia. Inchiesta sul senatore Stefano Esposito finita nella spazzatura

Sono dovuti intervenire i giudici romani per seppellire definitivamente l’inchiesta del PM Gianfranco Colace sul conto del senatore Stefano Esposito

Sono dovuti trascorrere ben 2589 giorni per archiviare un’indagine basata sul nulla.

Questo è il sunto della richiesta di archiviazione dei Pubblici Ministeri romani Affinito e Varani recepita totalmente dal Giudice per le indagini Preliminari Angelo Giannetti che il 24 giugno 2024 ha firmato il decreto di archiviazione

L’indagine condotta dai Carabinieri della Polizia Giudiziaria comandati dal Tenente Colonnello Isacchini e coordinata dal Pubblico Ministero Gianfranco Colace è partita nel 2017 nei confronti dell’allora Senatore Esposito sospettato di intrattenere rapporti illeciti con il suo amico storico Giulio Muttoni, patron di Set Up Live, società leader nel mondo degli eventi. Al senatore venivano imputati reati gravissimi e infamanti quali corruzione, turbativa d’asta e traffico di influenze illecite.

L’inchiesta si concludeva nell’ottobre del 2020 con titoli sui giornali che non lasciavano dubbi circa la colpevolezza degli indagati:

“Gare truccate e favori illeciti in cambio di soldi, cene e concerti: 40 indagati tra politici, imprenditori e membri delle forze dell’ordine” Il fatto Quotidiano del 15 ottobre 2020

“Torino, corruzione e turbativa d’asta: indagati l’ex assessore Lavolta e l’ex senatore Esposito” Torino Today del 15 ottobre 2020

“Chiusa l’inchiesta su Muttoni (ex patron di Set Up live): 40 indagati, ci sono anche i dem Lavolta ed Esposito” Corriere del 15 ottobre 2020

“Cinque anni d’indagine per 40 indagati nel mondo dei concerti a Torino” Quotidiano Piemontese del 15 ottobre 2020

Ma il primo colpo di scena arriva il 15 settembre, a dibattimento iniziato, quando la Corte di Cassazione stabilisce che il processo non deve farsi a Torino ma a Roma perché la competenza delle indagini non era del PM torinese ma di quelli romani.

La seconda censura, ancor più grave, invece giunge dalla Corte Costituzionale che il 28 dicembre 2023 ha dichiarato che le intercettazioni telefoniche sul conto del Senatore Esposito erano tutte illegittime perché acquisite violando la legge. Sentenza che ha scaturito l’avvio di un procedimento disciplinare a carico del PM Colace e del Giudice per le indagini preliminari, oggi pendente presso il Consiglio Superiore della Magistratura. La Consulta, nello specifico, ha sottolineato che: “Non spettava alle autorità giudiziarie che hanno sottoposto ad indagine e successivamente rinviato a giudizio Stefano Esposito disporre, effettuare e utilizzare intercettazioni rivolte nei confronti di un terzo imputato, ma in realtà unicamente preordinate ad accedere alla sfera di comunicazione del parlamentare.” Una censura inequivocabile che conferma le violazioni della legge e della Costituzione.

Ma la mannaia è arrivata il 6 maggio, al temine delle indagini, questa volta svolte in maniera completa dai Pubblici Ministeri romani che, dopo aver analizzato, una dopo l’altra le 11 presunte condotte illecite commesse dal Senatore Esposito, concludevano con un’archiviazione che non lascia scampo a interpretazioni: “Le prove, considerate nella loro individualità e in sintesi logica, non rivelano mai, in alcun caso, la concreta idoneità a dimostrare l’esistenza di un patto illecito per l’esercizio di funzioni pubbliche o per ottenere entrature illecite verso pubblici ufficiali.” parole che non necessitano di ulteriori commenti.

Una riflessione invece è doverosa: un cittadino, in questo caso un parlamentare, stimato per il suo impegno sociale da ogni forza politica, è stato rovinato da persone che non hanno saputo svolgere le indagini.

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