Consigli di lettura
“Secondo natura: critica dell’ideologia liberal progressista”, di Stefano Bettera
di Ivan Albano
Nel suo interessante saggio “Secondo natura: Critica dell’ideologia liberal progressista” il filosofo Stefano Bettera sostiene che ormai ci troviamo innanzi all’ instaurarsi di un’ ideologia nuova e totalitaria: il “wokismo”, di matrice liberal progressista, ma che nulla presenta né di liberal né di progressismo.
Secondo l’ autore, che ha indagato questo fenomeno molto articolato, la cultura woke, in cui rientrano argomenti quali la teoria del gender, estremizzazioni del movimento LGBTQ+, la cancel culture, il rinnegare in toto il pensiero occidentale filosofico, politico ed anche religioso, la critica all’ istituzione della famiglia come nucleo fondante la società, certi radicalismi ambientalistici e altro ancora, è una vera e propria ideologia che si contraddistingue per il carattere intollerante, e spesso anche arrogante, per nulla disponibile al dialogo e al confronto con l’altro.
Proprio in virtù di queste considerazioni, Bettera muove la sua critica alla cultura woke, in quanto per nulla liberal, ma capace solamente dì identificare l’ altro, portatore di un pensiero differente, non come individuo, bensì come un nemico tout court da abbattere a priori.
Il wokismo giunge, pertanto, a rivestire se stesso degli abiti peculiari di un culto religioso.
Nemmeno può dirsi progressista chi adotta un atteggiamento così intransigente e intollerante verso l’ altro.
In sintesi questo movimento liberal progressista rinnega il suo stesso modo di definire se stesso liberal e progressista.
Per altro, sottolinea Bettera, questi temi così centrali nella cultura woke sono promossi soprattutto da persone che vivono in condizioni di agio economico e sociale, e temi quali le diseguaglianze sociali sempre più ampie o la crisi del sistema sanitario, argomenti che interessano la stragrande maggioranza della popolazione, esulano dal loro campo di battaglia, proprio perché vivono una situazione di privilegio economico e sociale.
Ecco spiegato il motivo per il quale i partiti politici di estrema destra e di estrema sinistra recentemente hanno avuto notevole successo elettorale in Germania. Essi, con indubbia sapienza comunicativa, riescono a parlare alla gente comune e a intercettare, almeno nelle parole, i veri problemi quotidiani del 90% del popolo.
Per Bettera è necessario farsi carico della responsabilità di difendere la nostra libertà di espressione, il rispetto dell’etica e della giustizia, la sacralità delle relazioni umane autentiche e non virtuali, e recuperare un certo senso di comunità.
L’ autore propone alcuni “antidoti” per arginare questo fenomeno: riscoprire l’ estetica, quella elevata, intesa come la bellezza artistica, da cui trarre ispirazione per un modello di vita armonioso, ritornare alla sacralità delle relazioni umane vere, quelle fatte di strette di mano in carne ed ossa, e non ai like o ai rapporti tipici dei social media; infine riappropriarsi della nostra cultura e delle nostre tradizioni.
L’ autore: ammonisce che queste crociate, tutte volte alla tutela intransigente di diritti civili particolari, de facto obnubilano i diritti sociali, altrettanto e ancor più fondamentali, rendendo difficilissima la difesa di questi ultimi, perché concorrono a frammentarla in tanti piccoli gruppi disomogenei. a ben vedere, è un meccanismo perfettamente funzionali ai grandi poteri economiche finanziari: la divisione come strumento di potere.
Un passaggio del saggio: “a gran parte del pensiero progressista, il popolo, quello reale, ha sempre fatto orrore”.

